martedì, 7 Luglio, 2020

Reddito di emergenza, al via le domande dal sito Inps

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Cornavirus
I DATI DELLE DENUNCE ALL’INAIL FINO AL 15 MAGGIO
I casi di infezione con esito mortale denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e il 15 maggio sono 171, 42 in più rispetto al monitoraggio precedente, e circa la metà riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale, con i tecnici della salute e i medici al primo posto tra le categorie più colpite. Lo ha recentemente comunicato l’istituto in una apposita nota.
Complessivamente, sono 43.399 i contagi da nuovo coronavirus di origine professionale denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e il 15 maggio, circa seimila in più in confronto ai 37.352 della rilevazione del 4 maggio.
Tra le regioni più di un’infezione da coronavirus di origine professionale su tre (34,9%) è avvenuta il Lombardia. E’ quanto emerge dal terzo report sui contagi sul lavoro da Covid-19, denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e il 15 maggio, elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail.
Tra le regioni il 43,9% dei decessi dei contagiati sul lavoro si è registrato in Lombardia. Sempre secondo i dati riportati dal terzo report sui contagi sul lavoro da Covid-19, denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e il 15 maggio, elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail.
Non a caso, come detto, tra le regioni interessate più di un’infezione da coronavirus di origine professionale su tre (34,9%) è avvenuta sempre in Lombardia.
L’analisi territoriale dei lavoratori che hanno contratto il coronavirus conferma il primato negativo del Nord-Ovest, con oltre la metà delle denunce complessive (55,2%) e il 57,9% dei casi mortali.
Le categorie dei tecnici della salute (il 70% sono infermieri) e dei medici che hanno contratto il coronavirus sul lavoro sono quelle più colpite dai decessi, con il 15,5% dei casi codificati per entrambe, seguite da quelle degli operatori socio-sanitari (10,7%), dagli impiegati amministrativi con l’8,3% e degli operatori socio-assistenziali (6,0%).
Rispetto alle attività produttive, il settore della Sanità e assistenza sociale, che comprende ospedali, case di cura e case di riposo, riscontra il 32,3% dei casi mortali.
Come evidenziato dal terzo report sui contagi sul lavoro da Covid-19, denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e il 15 maggio, elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, l’età media dei lavoratori che hanno contratto il virus è di 47 anni per entrambi i sessi. Il 71,7% dei lavoratori contagiati sono donne e il 28,3% uomini.

Colf e badanti
IL BONUS PER IL LAVORO DOMESTICO
L’indennità per colf e badanti non è compatibile con le prestazioni legate all’emergenza Covid-19 introdotte dai decreti Cura Italia (n.18 del 17 marzo 2020) e Rilancio (n.34 del 19 maggio 2020.) Ma si può cumulare con le misure di sostegno alla povertà fino ad un massimo di 500 euro: chi beneficia del Reddito o Pensione di cittadinanza, può avere riconosciuta la misura come forma di integrazione fino al raggiungimento del tetto complessivo di 500 euro mensili.
Il chiarimento è contenuto nelle istruzioni operative pubblicate sul sito dell’Inps: dal 25 maggio è attivo il servizio per la presentazione delle domande per ottenere il trattamento economico destinato ai lavoratori domestici di importo pari a 500 euro per ciascun mese, riferito ad aprile e maggio, che sarà corrisposto in un’unica soluzione. L’indennità verrà erogata in base alla domanda che può essere presentata attraverso il nuovo portale Inps o rivolgendosi ai patronati.
La nuova prestazione è riservata ai lavoratori domestici, non conviventi con il datore di lavoro, in possesso dei seguenti requisiti: bisogna avere, alla data del 23 febbraio 2020, almeno un contratto di lavoro domestico attivo validamente iscritto presso la gestione datori di lavoro domestico dell’Inps; i contratti di lavoro devono essere tutti quelli la cui instaurazione non è stata rifiutata dall’Inps, per non possesso dei requisiti prefigurati dalla normativa sui rapporti di lavoro domestico.
Inoltre la durata complessiva dell’orario di lavoro, prevista dall’insieme dei contratti di lavoro attivi alla data del 23 febbraio 2020, deve essere superiore a 10 ore settimanali; questa durata deve risultare dalle comunicazioni inviate all’Inps dal datore di lavoro entro la predetta data. Altro vincolo: i lavoratori domestici non devono essere titolari di pensione ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità , né essere titolari di altra tipologia di rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato – fatta salva la titolarità di un rapporto di lavoro di tipo intermittente .
Con questo provvedimento assicuriamo un sostegno concreto a una categoria di lavoratori messa fortemente in difficoltà a causa dell’emergenza Covid19″,  ha scritto su Twitter la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo.

Riscatti
CRITERI DI CALCOLO CONTRIBUTIVO DELLA PENSIONE
L’Istituto, con la circolare Inps del 22 gennaio 2020, n. 6, ha precisato i criteri di determinazione degli oneri di riscatto nelle ipotesi di opzione per il calcolo della pensione con il sistema contributivo.
La circolare non modifica le istruzioni vigenti in materia di opzione per il calcolo delle pensioni con il sistema contributivo, ma chiarisce gli effetti che ne derivano sulla materia dei riscatti. Restano, pertanto, invariate le condizioni richieste per l’esercizio dell’opzione e i criteri di determinazione del montante individuale dei contributi.
Nell’attesa che siano completati gli interventi procedurali necessari a rendere operativi gli effetti della circolare, con il messaggio del 14 maggio scorso, n. 1982 l’Inps fornisce le prime istruzioni per la presentazione in modalità telematica della domanda di opzione al sistema contributivo e della domanda di riscatto.

Reddito di emergenza
AL VIA LE DOMANDE DAL SITO INPS
A partire dal 22 maggio scorso è attivo il servizio per la presentazione delle domande di Reddito di Emergenza, misura straordinaria di sostegno al reddito introdotta per supportare i nuclei familiari in condizioni di difficoltà economica causata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, istituita dall’articolo 82 del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020.
Le richieste dovranno essere inoltrate all’Inps esclusivamente in modalità telematica entro il 30 giugno 2020, autenticandosi con Pin, Spid, Carta Nazionale dei Servizi e Carta di Identità Elettronica.
Per la presentazione delle istanze ci si potrà avvalere anche degli istituti di patronato.
Dopo aver effettuato l’autenticazione al servizio, sono consultabili i manuali che forniscono le indicazioni per la corretta compilazione della richiesta.
Previsto dal DL 34/2020 per supportare i nuclei familiari in difficoltà economica a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, il Reddito di Emergenza (Rem) è subordinato al possesso dei requisiti di residenza, economici, patrimoniali e reddituali indicati all’articolo 82 del decreto. Da poco è stata resa disponibile la circolare esplicativa, con le indicazioni di dettaglio relative alla disciplina della misura.

Consulenti del lavoro
3,7 MLN OCCUPATI FUORI DA AUTONOMI E DIPENDENTI
Secondo un’elaborazione della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, già oggi, 3,7 milioni di occupati (il 16,3% del totale) si trovano al di fuori degli incardinamenti tradizionali di lavoro autonomo e dipendente: 665 mila sono i lavoratori autonomi monocommittenti (2,9%) e più di 3 milioni i lavoratori dipendenti a termine (13,4%). Se a questa quota aggiungiamo 6,2 milioni di lavoratori a tempo indeterminato che potrebbero essere occupati in smart working (27,4%), si arriverebbe ad una platea di quasi 10 milioni (43,7%) di lavoratori ‘ibridi’ le cui modalità di erogazione della prestazione si collocano a cavallo tra lavoro autonomo e subordinato tradizionale.
È questa una delle considerazioni da cui prende le mosse l’iniziativa ‘Dallo Statuto dei Lavoratori allo Statuto dei Lavori: il passo non compiuto’ recentemente organizzata dai Consulenti del Lavoro per celebrare la Legge 20 maggio 1970, n. 300 ricordare le ragioni che condussero alla nascita di uno Statuto dei lavoratori, analizzarne i contenuti alla luce delle attuali condizioni socio-economiche e riflettere sulle prospettive future.
L’analisi per classe d’età evidenzia, tra l’altro, che si tratta di fenomeni in forte accelerazione, considerato che tra le componenti di lavoratori più giovani, tale quota è molto più elevata, pari al 67,5% tra gli under 25 e 48,2% tra i 25-34enni. A 50 anni dallo Statuto dei lavoratori, e nel pieno di un’emergenza che sta cambiando il lavoro di milioni di italiani, dunque, il Paese ha, forse per la prima volta, secondo i consulenti del lavoro, l’occasione di ripensare all’organizzazione stessa del lavoro in Italia.
Il fatto che 4 milioni e mezzo di dipendenti (di cui 2 milioni 285 mila della Pa) si siano ritrovati per due mesi a lavorare da casa, secondo modalità più vicine a prestazioni di tipo autonomo che non subordinato, ha assottigliato ancora di più i confini tra queste due tipologie di lavoro, mostrando l’urgenza, per i consulenti del lavoro, di una revisione complessiva della legislazione sul lavoro in Italia per allinearla alle esigenze di un sistema economico e produttivo che guarda sempre più alla prestazione lavorativa, a partire dalle figure maggiormente qualificate, in termini di risultato più che di orario.
Ad aprire l’evento ‘Dallo Statuto dei Lavoratori allo Statuto dei Lavori: il passo non compiuto’, l’intervento del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, che ha messo in luce la necessità di ampliare, aggiornare e rafforzare la L. n. 300/1970, rimarcando come la “sfida dello Statuto dei lavoratori per i prossimi 50 anni sarà quella di allargare il perimetro delle tutele alle nuove forme di lavoro che nasceranno”.
“Una delle chiavi di volta nell’elaborazione di questo nuovo Statuto – ha poi dichiarato – è senza dubbio l’investimento nella formazione continua, nella riqualificazione professionale e nell’accrescimento delle competenze del lavoratore. Proprio per questo nel decreto Rilancio è stato introdotto il ‘Fondo Nuove Competenze’”.
L’attualizzazione dello Statuto per accorciare le distanze tra un mercato del lavoro fatto di molteplici regole, spesso inadeguate, e i reali bisogni dei lavoratori è stata condivisa anche dalla presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone. Un aggiornamento indispensabile soprattutto in questo momento di emergenza economica e occupazionale per il Paese. Una crisi che per Calderone colpirà principalmente i segmenti meno qualificati della forza lavoro, acuendo quei processi di polarizzazione e divaricazione del mercato del lavoro che già lo sviluppo tecnologico aveva promosso negli ultimi anni.
Pertanto, anche per Calderone è necessario “costruire un nuovo modello di tutele, che accompagnino il lavoratore lungo tutto l’arco della vita, garantendo una nuova piattaforma di diritti legati alla manutenzione del suo saper fare, all’apprendimento continuo e alla formazione per ridare a tanti lavoratori a rischio di fuoriuscita del mercato un sistema di garanzie”, ha concluso la presidente.

Carlo Pareto

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