mercoledì, 20 Novembre, 2019

Reddito e Pensione di cittadinanza, accolte più di un milione di domande

0

Reddito e Pensione di cittadinanza
INPS: ACCOLTE OLTRE UN MILIONE DI DOMANDE
Al 31 ottobre 2019 sono state accolte 900.283 domande di Reddito di cittadinanza e 120.327 richieste di Pensione di cittadinanza, per un totale di 1.020.610 nuclei familiari. Lo fa sapere l’Inps, indicando che in totale sono invece 1.555.588 le istanze complessivamente presentate. Tra le regioni, in testa la Campania, con 177.194 domande di Reddito e 17.731 di Pensione accolte (in totale 194.925 su 270.901 inoltrate) e la Sicilia con 158.675 richieste di Reddito e 17.997 di Pensione accolte (in totale 176.672 su 239.936 presentate).

Si tratta di un aiuto economico erogato dal comune
L’ASSEGNO DI CURA
Per le famiglie può risultare davvero complessa e problematica la presa in carico di persone non autosufficienti: sovente un componente del nucleo deve rinunciare al proprio lavoro per prendersi cura del congiunto in difficoltà, per questo è stato ideato l’assegno di cura, valido sia per gli anziani che per i disabili. In sintesi vediamo come funziona, quali sono i requisiti per accedervi e come effettuare la domanda al Comune di residenza o alla Regione.
Come funziona
Prima di descrivere al meglio cosa sia un assegno di cura, bisogna precisare bene cosa non è: non si deve per esempio confondere con l’assegno di accompagnamento o pensioni di invalidità, questi sostegni sono riconosciuti e corrisposti dall’Inps, mentre l’assegno di cura è gestito dal Comune ed è un supporto economico per chi assiste in casa un soggetto diversamente abile non autosufficiente.
Generalmente, chi percepisce l’indennità di accompagnamento può ottenere anche l’assegno di cura, sono infatti due prestazioni diverse e assolutamente compatibili. L’assegno di cura, chiamato anche “voucher” o “assegno terapeutico”, è quindi un sussidio numerario mensile mirato all’assistenza e la cura a domicilio di soggetti che, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, hanno bisogno di un’assistenza continua.
L’obiettivo di questa forma di assistenza è quello di promuovere la domiciliarità, riducendo il ricorso ai ricoveri in strutture residenziali. Ciò consente anche di mantenere le persone inserite nel loro abituale contesto familiare e sociale.
L’importo dell’assegno di cura
Non c’è una disposizione legislativa nazionale che indichi in maniera precisa l’ammontare dell’assegno di cura per anziani e disabili, l’importo varia per ogni Regione: si va comunque da un minimo di 50 euro a un massimo da stabilire. I parametri presi a riferimento sui quali si basa la Regione sono però più o meno gli stessi: l’Isee della persona da assistere, le patologie di cui soffre, la presenza o meno di una badante. Per avere maggiori e più puntuali informazioni in merito, è consigliabile rivolgersi al patronato o all’ufficio Urp del proprio Comune di residenza.
Requisiti per richiedere l’assegno di cura
L’assegno di cura, come detto, si rivolge espressamente a tutti gli anziani e soggetti disabili, non più in grado di deambulare da soli senza un’assistenza continua o comunque non autosufficienti. Come per la misura del trattamento anche sui requisiti necessari per essere ammessi all’assegno di cura non ci sono regolamenti nazionali condivisi: ogni Regione ha la piena autonomia e, purtroppo, non è previsto da tutte le Regioni o Comuni. In linea di massima, i requisiti prevalentemente richiesti sono: reddito Isee inferiore a una determinata soglia fissata; certificazione e dichiarazione medica che comprovi la non autosufficienza; disabilità fisica o demenza; presenza o meno di collaboratori domestici e badanti.
Importante, se ci dovessero essere eventuali difficoltà a reperire ulteriori informazioni specifiche nel proprio comune di residenza, ci si può recare presso l’ufficio Urp dello stesso, un Caf o un Patronato, che sapranno sicuramente guidare al meglio la richiesta a seconda delle esigenze e contingenze.
Come fare la domanda
Per presentare la domanda dell’assegno di cura, bisognerà vedere i bandi pubblicati dal Comune o Regione, in cui saranno segnalate le scadenze, i documenti da allegare e tutti i passaggi da seguire. A questo punto il Comune analizzerà tutte le istanze ricevute e stilerà una graduatoria: tutte le persone inserite in graduatoria avranno diritto all’aiuto fino ad esaurimento dei fondi disponibili preliminarmente all’uopo stanziati in bilancio. Quindi, può anche succedere, purtroppo, che, nonostante l’anziano o il disabile sia entrato in graduatoria e ha diritto all’assegno di cura, non riceva nulla per esaurimento dei fondi.  La buona notizia è che anche dall’Inps e dalla Asl si può accedere ad altri benefici, come Rsa (Residenza sanitaria assistenziale): il consiglio, pertanto, resta sempre quello di informarsi.

Infojobs
LA DIVERSITA’ IN AZIENDA E’ ANCORA LEGATA AL SESSO
Sul posto di lavoro la diversità è ancora oggi legata al sesso. A dirlo è InfoJobs, la piattaforma numero uno in Italia per la ricerca di lavoro online, nel presentare i risultati di un’indagine condotta su aziende e candidati sul tema lavoro e diversity, realizzata in occasione di Jobbando, di cui InfoJobs è main sponsor e contributor, che dedica questa quinta edizione proprio alla riflessione sul tema dell’inclusione lavorativa. InfoJobs, in qualità di osservatorio privilegiato sul mondo del lavoro con 5,4 milioni di utenti registrati, oltre 5.000 aziende attive nel 2018 e oltre 1.000 nuove offerte ogni giorno, ha domandato ai candidati cosa sia per loro la diversity in azienda e come venga vissuta, mentre alle aziende e agli Hr ha chiesto non solo che politiche vengano messe in atto, ma anche se e come la diversity venga considerata in fase di recruiting. E quello che viene fuori dall’indagine è un ritratto a tratti davvero sorprendente.
Il primo risultato, dunque, è che la diversità è ancora oggi legata al sesso: il 71% ha infatti dichiarato che la diversità è una questione di genere. Segue in seconda posizione ma a grande distanza la nazionalità (23%), e, decisamente meno rilevanti, l’orientamento sessuale (6%), il colore della pelle (4%) e il credo religioso (3%).
“Nonostante – ha dichiarato Filippo Saini, head of job di InfoJobs – una popolazione lavorativa al 42,1% femminile e un campione di oltre 1.300 rispondenti di età compresa tra i 26 e i 55 anni ed equamente diviso tra uomini e donne, per i candidati il tema più sentito è quello delle pari opportunità. La strada da fare è ancora lunga, per questo è importante per noi come osservatorio dare il nostro contributo per stimolare il dibattito e la riflessione su un tema chiave come questo”.
I candidati si sentono diversi al lavoro? Oltre il 52% dei candidati ha risposto affermativamente, anche se fortunatamente alla maggior parte è capitato saltuariamente, solo in alcuni contesti (34%). Solo il 16& ha dichiarato, invece, di non sentirsi diverso perché l’ambiente in cui lavora è inclusivo e valorizza la diversità. Andando più a fondo con un quesito esplicito legata a episodi discriminatori, ben il 33,5% ha dichiarato di avervi assistito, controbilanciato fortunatamente da un 60% cui non è mai capitato, ma che dichiara che interverrebbe qualora capitasse.
Come viene vissuta la diversità in azienda? Bene nel 30% dei casi, o perché ci sono politiche specifiche di inclusione (18%), oppure perché, anche in assenza di politiche specifiche, l’azienda valorizza la diversità (12%). Male per il 23%, perché ci sono politiche che vengono ignorate (12%) oppure per discriminazione vera e propria (11%). Il vero vincitore è però l’indifferenza, che può essere letta con accezione positiva di ‘guardare alle persone per quello che sono e per come lavorano’ o negativa di ‘far finta di non vedere’: per il 47% non ci si presta attenzione, nel bene e nel male.
L’88% dei candidati dichiara di sapere cosa sia il diversity management, ma per il 52% significa trattare tutti allo stesso modo, mentre soltanto per il 36% significa valorizzare le differenze. In parallelo, l’87% non ha una figura di diversity management specifica in azienda né qualcuno che se ne occupi, ma per il 49% ce ne sarebbe bisogno.

Chi si occupa di diversity management in azienda? Il 20% ha una figura interna che si occupa di diversity management, specifica o delegata; il 13% sta lavorando per crearla, mentre il 24,5% dichiara di non averlo in piano ma che ce ne sarebbe bisogno. Rimane comunque un importante 43,5% che dichiara di non sentire il bisogno di una figura specifica che possa strutturare, garantire e presidiare la policy di diversity management.

Interrogando gli hr aziendali su esperienze concrete di gestione della diversity in azienda, il 64,5% dichiara di non aver mai dovuto gestire situazioni difficili, mentre la parte restante del campione si divide tra chi dice di averle risolte in modo costruttivo (23,5%) e chi, invece, dichiara che la diversity abbia generato un problema concreto come richiamo disciplinare, calo produttività o cambio di team (12%). Esperienze che sembrano mancare anche in positivo: il 68% degli Hr non ha mai riscontrato situazioni in cui la diversity abbia rappresentato un plus: solo per il 22,5% ha portato a un miglioramento del clima aziendale, mentre per il 9,5% ha contribuito a migliorare produttività e risultati.
Infine, rispetto al delicato tema della valutazione della diversità in sede di colloquio, il 34% ha dichiarato di non valutarla perché non vi presta attenzione o comunque non si lascia influenzare, un altro 34% dice di valutarla come un plus o un minus a seconda della posizione ricercata, mentre per il 28% è un valore aggiunto sempre, purché a parità di competenze. La diversity resta un fattore negativo solamente per il 3% degli intervistati.

Carlo Pareto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply