venerdì, 7 Agosto, 2020

Referendum. Nencini: “Ora servono risposte chiare”

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renzi-boschiContrariamente a quanto se ne dica, la modifica della legge elettorale e referendum sono argomenti che camminano di pari passo. L’apertura del premier su una possibile rivisitazione dell’Italicum ha infatti riacceso un dibattito che si pensava chiuso. O meglio dal Pd si diceva non essere all’ordine del giorno. Ma l’esito delle elezioni amministrative ha cambiato molte cose. E lo stesso vale per la richiesta di spacchettamento dei quesiti referendari, che se accolta, avrà ripercussioni immediate. La prima, molto probabilmente, sarà la nascita di un conflitto di attribuzione da risolvere davanti alla Consulta. La data di “ottobre o al massimo il 6 novembre” indicata da Palazzo Chigi per svolgere il referendum diventerebbe così impraticabile e sarebbe pressoché scontato che sulla riforma costituzionale si voterà nel 2017. Inoltre depotenzierebbe il risultato referendario qualunque esso sia. Renzi finora ha sempre perorato la strada del quesito unico, e il Pd sta completando su questo la raccolta delle firme da presentare in Cassazione. Ma negli ultimi giorni ha lasciato filtrare che qualora si decidesse diversamente ne prenderà atto. Insomma, il premier non è intenzionato a fare una battaglia campale sul numero di schede. Anche perché sarebbe un modo per “depoliticizzare” – come sostiene il capogruppo di Ap Maurizio Lupi – il referendum e anche i risultati.

In una intervista al “Corriere della Sera”, il segretario del Psi Riccardo Nencini, è intervenuto sull’ipotesi di spacchettamento del referendum costituzionale: “Noi socialisti – ha detto – insieme con i radicali, siamo stati i primi a dirlo. La Costituzione parla chiaro sui referendum”. “Il quesito referendario deve essere perfetto per essere inequivocabile. E in questo referendum noi dobbiamo rispondere a tante domande: dall’abolizione del Cnel, al Senato, alla ripartizione dei poteri. Un quesito unico crea confusione”. Ci vorrebbero, ha spiegato, “almeno cinque quesiti. Poi ci pensino i costituzionalisti e i giuristi a fissare i giusti principi costituzionali. Ma sbrighiamoci a farlo. A riscriverli. Il termine per poterlo fare scade il 14 luglio”. Alla domanda se si faccia ancora in tempo, Nencini ha replicato: “Certo non a raccogliere 500 mila firme, in quattro giorni. Però per chiedere lo spacchettamento bastano anche un quinto dei senatori e un quinto dei deputati, ovvero meno di duecento parlamentari”.
“Nessuno – ha aggiunto la ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, a un convegno della Cisl – il chiede che sia pro o contro questo governo ma chiediamo che sia pro o contro il cambiamento”. “Il referendum è una bella tappa di montagna, difficile ma mi auguro venga affrontata restando sul merito”. “Se interrompiamo il percorso” di riforme messo in campo del governo “sarà difficile che si ricreino le condizioni per una nuova stagione di cambiamento”.

Intanto mercoledì prossimo alle ore 10.15, presso la sala stampa della Camera, i parlamentari che hanno presentato e sottoscritto la proposta di spacchettamento dei quesiti refendari e il Comitato per la Libertà di Voto, promotore dei quesiti per parti separate del referendum costituzionale, terranno una conferenza stampa “per avviare una mobilitazione straordinaria con l’obiettivo di raccogliere le firme dei parlamentari necessarie a presentare la richiesta di ‘spacchettamento'”. Interverranno i deputati di Scelta Civica Adriana Galgano e Pier Paolo Vargiu e Mara Mucci e Aris Prodiani del Gruppo Misto; i promotori del Comitato per la Libertà di Voto Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, Fulco Lanchester, ordinario di Diritto costituzionale a La Sapienza, e Mario Staderini, autore del ricorso all’Onu contro lo Stato italiano in materia referendaria.

Favorevole allo spacchettamento anche Fabrizio Cicchito di Ncd che si riconosce “nel testo a sostegno del Si pubblicato qualche giorno fa sul “Corriere della Sera” dagli ex Presidenti del Senato e della Camera Marcello Pera e Pierferdinando Casini. Comunque proprio per favorire il più pieno sviluppo del dibattito e una reale spersonalizzazione del confronto sulla riforma costituzionale nella giornata di oggi firmerò il testo presentato degli amici Radicali per uno spacchettamento del referendum cioè per un ulteriore approfondimento della materia”.

Molto attivi i centristi che puntano anche alla revisione dell’Italicum. Ma di ora in ora aumenta il drappello dei favorevoli. Il Pd fa parte della partita. Questo però non significa che singoli deputati possano partecipare all’iniziativa. E non è da escludere che un sostegno arrivi anche dall’opposizione nonostante la risposta tranchant del capogruppo alla Camera di Fi Renato Brunetta (“No a consultazione spezzatino”). I 5 stelle con Danilo Toninelli, capogruppo in commissione Affari costituzionali e referente principale di Grillo sulle riforme, prima delle amministrative si spendeva a favore dello spacchettamento “per permettere ai cittadini di conoscere quale argomento stanno andando a votare”. È probabile che ora, dopo i risultati elettorali e le difficoltà emerse nella maggioranza, cambieranno idea.

La disponibilità del premier a introdurre modifiche anche alla legge elettorale ha riaperto anche il dibattito sull’Italicum. Bobo Craxi si è detto favore a modifiche sulla legge elettorale: “Ripensamenti tardivi sull’Italicum sono meglio di posizioni cocciute che portano al caos”.”C’è uno scarto evidente fra ciò che sarebbe stato meglio fare e ciò che É stato messo in pratica per migliorare il Sistema, oggi dobbiamo evitare che la crisi prenda un accelerazione e agevoli l’avventurismo dei movimenti di protesta”. “Nella sinistra politica e in alcuni settori della classe dirigente si fa largo un ripensamento che incoraggiamo”. Quanto all’area socialista, “noi spingiamo perché questo chiarimento avvenga ed anche il PSI muti il suo orientamento sul Referendum e sulla legge elettorale votata senza criterio due anni orsono. Un Partito è più forte e può allargare la sua influenza se segue i convincimenti della maggioranza dei suoi aderenti e dei suoi elettori reali e potenziali, penso che i mesi ci separano dal voto renderanno più esplicito questo percorso che noi di Area Socialista abbiamo tracciato da tempo”.
Il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio ha affermato che “nel Parlamento c’è una maggioranza favorevole alla correzione dell’italicum. Occorre modificarlo in modo da evitare il pericolo che deriva dalla desertificazione delle urne nel turno di ballottaggio. Per questo, nel rispetto dell’impianto attuale della legge, occorre guardare al secondo turno con attenzione, perché non può essere consentito ad una lista che raccolga solo un quarto dei consensi di poter disporre del 55 per cento dei seggi”.

Ginevra Matiz

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