giovedì, 25 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Referendum. Parla Tommaso Nannicini: “Si fa presto a dire No”

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Tommaso Nannicini, senatore del Pd, ha radici socialiste e mi conferma che nel 1992 votò Psi, nel collegio di Siena, con preferenza per Giuliano Amato. Buon sangue non mente. Cosi Tommaso, già promotore di iniziative con Claudio Martelli per riscoprire e rilanciare la sua teoria dell’alleanza tra merito e bisogno, è oggi capofila del comitato del no al referendum sul taglio dei parlamentari. Tommaso concede volentieri una intervista all’Avanti!, il giorno dopo l’adesione del Psi al comitato (il Psi ne ha costituito anche uno proprio con Bobo Craxi alla presidenza).


Il governo ha appena deciso di rinviare sine die il referendum per il taglio dei parlamentari previsto per il 29 marzo per l’emergenza del coronavirus. E per la decisione di evitare affollamenti nei cinema e nelle sale ti chiedo se saremo destinati a svolgere una campagna elettorale in clandestinità. Come ai tempi del fascismo, nel 1924?

“Come dire: se si cambia va fatto di nascosto? Adesso pare deciso il rinvio, ma senza fissare una data precisa per lo svolgimento del referendum. Accorparlo alle regionali è inaccettabile per due ordini di motivi. Primo, perché la partecipazione sarebbe a macchia di leopardo, condizionata nelle singole regioni dalla presenza o meno di consultazioni elettorali. Secondo, perché aprirebbe un precedente. In Italia dal 1946 non si è mai svolto un referendum assieme a una votazione politica o regionale. Se proprio fosse indispensabile un accorpamento allora meglio quello coi ballottaggi delle poche elezioni comunali in cui si voterà”.

 

Il Pd ha deciso di cambiare idea sulla riforma del taglio dei parlamentari dopo aver votato contro solo per far nascere il governo?

“Sì, ma avevamo chiesto correttivi che non sono arrivati né sono in procinto di arrivare, rispetto alla diversificazioni delle funzioni di Camera e Senato. Il numero dei parlamentari per me non é un tabù. Ma la sua modifica deve essere la coda e non la testa di un progetto di riforma costituzionale che trasformi il bicameralismo perfetto. Il taglio é invece diventato un totem. Per di più i progetti di legge elettorale che vengono avanti vanno esattamente nella direzione opposta. Si intende togliere il riferimento costituzionale del Senato eletto “su base regionale” e inserire la stessa legge elettorale proporzionale con sbarramento al 5% sia alla Camera sia al Senato. Così facendo il bicameralismo diventerà ancora ‘più perfetto’. Gli unici due paesi al mondo che godono si un sistema siffatto sono l’Italia e la Guinea equatoriale”.


Da chi è  costituito il Comitato per il no, che è soprattutto di matrice parlamentare?

“I nomi sono quelli di Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, dei parlamentari Gianni Pittella, Tatiana Rojc, Francesco Giacobbe, Daniele Viotti. Poi c’é Nencini e ci sei tu e altri. Abbiamo tenuto il Comitato nell’ambito della sinistra riformista”.

 

Nel Pd avete avuto problemi a distinguervi su un tema così delicato?
“Qualche accusa riferita allo svolgimento del referendum ci è piovuta sul capo. La segreteria del Pd era contraria perché preoccupata che la consultazione referendaria si animasse di spirito anti parlamentare. Ma, dico io, non è proprio questo l’humus che sta alla base della legge votata in Parlamento?”

 

Quali programmi di iniziative avete in mente e che sostegno economico?

Ovviamente siamo Davide contro Golia. Pensa che i 5 Stelle hanno stanziato “solo” 500mila euro, mentre noi disponiamo di “ben” 5.000 euro. Per ora la campagna è solo mediatica e si svolge sui social. Speriamo, non solo, nella buona volontà dei nostri sostenitori.

 

Uno dei temi che i Cinque stelle agitano è quello del risparmio, che mi pare invero “ingente”. Parlo di quello prodotto dal taglio dei parlamentari, cioè poco più di un euro l’anno a persona.

Il costo di un caffè. Ti consiglio di cliccare su facebook su uno spot di Toninelli a proposito della riforma Renzi. L’ex ministro grillno dice proprio: “Non si taglia la democrazia per un caffè”. Ci ha fornito lui lo slogan. Efficacissimo.

 

Certo bisognerebbe, per ridare credibilità al Parlamento, farla finita coi nominati frutto delle liste bloccate…

E invece la nuova legge elettorale proporzionale con sbarramento al 5% prevede le liste bloccate. Se sommiamo liste bloccate a parlamentari ridotti ne esce un cocktail perfetto: il Club di fedelissimi governato dai capetti di turno.

 

Calenda, Bonino, il Psi, Rifondazione, i Verdi, adesso le sardine e l’Anpi, un arco di forze molto ampio si schiera dalla parte del no.

Ciò vuol dire che sulla modifica della Costituzione c’è attenzione. Non sono certo un esponente del “giù le mani dalla Costituzione” e devo dire che la riforma Renzi aveva almeno il pregio della razionalità. Peccava, lui, semmai di propaganda simil populista.

 

Non hai avuto la sensazione che sia emersa in una situazione d’emergenza come quella che stiamo vivendo l’urgenza di ridefinire il nostro sistema istituzionale oggi disarticolato in un complesso di poteri e funzioni spesso anche contrastanti?

Serve razionalità. E’ vero quel che dici. Oggi più che mai sono venuti alla luce contraddizioni e scompensi. I miei primi due disegni di legge costituzionale presentati al Senato sono, l’uno sulla cittadinanza attiva col diritto alla salute che viene riportato allo stato e l’altro sulle politiche attive per il lavoro con questa materia anch’essa riconsegnata al centro.

 

Mauro Del Bue

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