giovedì, 18 Luglio, 2019

Regalo di Natale in scena al Quirino di Roma

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Da uno dei più bei film di Pupi Avati degli anni Ottanta, Sergio Pierattini ha brillantemente tratto un adattamento teatrale lucido, amaro ed avvincente che viene ora portato per la prima volta in scena al teatro Quirino di Roma.

La trama è nota. Quattro amici di vecchia data, Lele, Ugo, Stefano e Franco, si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita di poker. Con loro vi è anche il misterioso avvocato Santelia, un ricco industriale contattato da Ugo per partecipare alla partita. Franco è proprietario di un importante cinema di Milano ed è il più ricco dei quattro, l’unico ad avere le risorse economiche per poter battere l’avvocato, il quale tra l’altro è noto nel giro per le sue ingenti perdite. Tra Franco e Ugo però, i rapporti sono tesi; la loro amicizia, infatti, è compromessa da anni, al punto tale che Franco, indispettito dalla presenza dell’ormai ex amico, quasi decide di tornarsene a casa. La sola prospettiva di vincere la somma necessaria alla ristrutturazione del cinema lo fa desistere dall’idea. La partita però si rivela ben presto tutt’altro che amichevole. Sul piatto, oltre a un bel po’ di soldi, c’è il bilancio della vita di ognuno: i fallimenti, le sconfitte, i tradimenti, le menzogne, gli inganni.

Lo spettacolo al Quirino va in scena in due atti. Il sipario si apre sul salone della bella villa di Stefano, l’arredamento essenziale e moderno. Nell’angolo il tavolo verde, circolare. Un tavolo che ruotando ci fa anche scorgere i volti ed i gesti dei giocatori. Ma in realtà le fasi in cui i giocatori saranno realmente seduti saranno poche, perché tutti sono impegnati più a rappresentare i propri sentimenti, esplicitare le proprie paure ed a rinnovare vecchie ed insolute questioni. Le luci sono soffuse, il colore delle quali ci richiama fasi più o meno accese della serata. La musica è parte discreta dello spettacolo, a volte una compagnia di sottofondo altre a sottolineare i passaggi con maggiore pathos.

Cinque gli attori sul palco: Filippo Dini nei panni del burbero ma buono Franco, Giovani Esposito è il vulcanico e sincero amico Lele, Gennaro Di Biase impersona Stefano, una figura già più ambigua e fredda, mentre il ruolo dei “cattivi” è giocato da Valerio Santoro che impersona Ugo, astuto traditore, e da Gigio Alberti cui tocca inscenare il misterioso Avvocato Santelia.

Pur senza la flessibilità che il cinema offre, la caratterizzazione dei personaggi è assolutamente eccellente ed ottimo il livello degli attori che sono praticamente sempre on stage. Molti i momenti comici nell’adattamento teatrale, riportato ai nostri giorni, e come indicato dallo stesso regista Marcello Cotugno nelle sue note, i cinque attori si calano in una partita che probabilmente lascerà i loro personaggi tutti sconfitti, a dimostrazione di come alcuni valori fondamentali delle relazioni umane – amicizia, lealtà e consapevolezza di sé – stiano dolorosamente tramontando dal nostro orizzonte.

D’altro canto, già Aristotele, tra i primi filosofi a riconoscere il valore dell’amicizia – “l’amicizia è una virtù indispensabile all’uomo: nessuno sceglierebbe di vivere senza amici” – metteva in guardia gli uomini nello scegliere bene i propri amici, poiché gli interessi materiali possono facilmente prendere il sopravvento sul sentimento.

I soldi facili sono la chimera inseguita anche dai nostri protagonisti, in un crescendo di tensione che ci rivela mano dopo mano come, al tavolo verde, questi uomini si stiano giocando ben più di una manciata di fiches. Uno spettacolo molto gradevole, ottimo successo di pubblico alla prima, con repliche al Quirino di Roma fino al 19 maggio.

Al. Sia.

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