martedì, 29 Settembre, 2020

Regionali, serve una visione per un progetto politico

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La visione di un progetto politico non è cosa che si racconta in poche righe, è un intrecciarsi ed uno stratificarsi di mille problemi tutti interconnessi tra loro le cui soluzioni spesso si presentano confliggenti tra loro. Siccome non ci piacciono i lunghi elenchi, proprio perché non colgono l’intrico della complessità, proviamo a mettere dei paletti che delineano un po’ due estremi del nostro universo.

La sfida a nostro avviso è compresa tra due poli, che banalizzando potremmo ricondurre ad una questione economica ed una sociale. Da una parte il terreno della competizione produttiva, che non vuol solo dire fare sempre di più e a costi più bassi, ma significa saper leggere il contesto locale e globale, saperlo interpretare per imparare a posizionarsi in un sistema che non guarda più solo a costi, quantità e qualità ma che sappia assumere anche su di sé la sfida della sostenibilità ambientale e delle responsabilità sociali. Crescere nella produzione significa migliorarsi e costruire anche nuovi modelli produttivi, è il terreno dell’analisi e della ricerca, soprattutto di quella che aiuta le imprese a stare dentro la sfida. La Toscana è terra di lunghe tradizioni legate a piccole imprese che hanno bisogno di essere aiutate e qui serve un lavoro che lega soggetti diversi, dalle Università, alle Camere di Commercio, alle Associazioni di Categoria, agli Enti Locali, ma soprattutto alla Regione che sappia disegnare strategie e offrire opportunità a chi conosce il mestiere e offre prodotti di qualità.

 

Oggi cambia anche il concetto di qualità che si lega all’eticità della produzione, della filiera di approvvigionamenti delle materie prime, alla garanzia di sostenibilità ambientale, alla lotta all’obsolescenza programmata dei prodotti, al superamento dell’economia lineare (estrai, produci, usa, e getta) e all’affermazione del concetto di circolarità dei prodotti, con azioni di recupero, riutilizzo, riciclaggio. E’ un paradigma completamente diverso che impone un profondo cambiamento culturale che rappresenta una sfida non per le imprese ma per l’intera società. E’ una virata impegnativa che va gestita con accortezza e gradualità, senza ideologismi e accelerazioni che potrebbero seminare il sentiero di troppi caduti.

Legato a questo ci sta una visione di giustizia sociale e di ridistribuzione delle risorse globali che non deve basarsi sull’impoverimento di chi sta meglio ma sull’arricchimento di chi è stato troppo a lungo sfruttato. E’ una battaglia di diritti e di civiltà e siccome dovrà essere battaglia di tutti si lega ad un necessario passo in avanti anche sul terreno dei diritti civili e del contrasto ad ogni forma di mentalità egemonica che tenda a creare segmenti di popolazione emarginati in virtù di una diversità che non ha più senso di esistere, responsabilità e diritti devono essere distribuiti tra tutti, nessuno escluso.
Alcune battaglie libertarie del buon “vecchio” socialismo come si vede sono tutt’altro che scadute.
All’altro capo di un progetto politico per la Toscana troviamo infatti la questione dell’inclusione delle persone meno attrezzate, i più fragili, i più esposti e spesso i più difficili da inserire in un sistema che domanda sempre competenze crescenti. E’ questo l’altro capo della sfida, non marginalizzare nessuno dal mondo che vorremmo ri-costruire.

Non si tratta di offrire “rifugio” ma di ampliare opportunità.
Trasformare i costi per assistere chi si è perso per strada, o chi una strada non l’ha mai avuta in costi per l’inclusione, sempre puntando sul lavoro per restituire dignità, per sostenere acquisizione di abilità sociali e responsabilità civile. Il lavoro è la via maestra per diventare cittadini ed imparare a farsi carico delle responsabilità che il diritto di cittadinanza impone a chiunque.
Nel paese dei campanili la sfida della globalizzazione è ancora più difficile da metabolizzare ma la strada è segnata per tutti e dietro alla competizione economica si nasconde, non meno importante, la questione della convivenza, del rispetto, e quindi della conoscenza reciproca. In una delle regioni più anziane d’Italia è un tema ineludibile che richiede compostezza, nervi saldi e capacità di programmazione seguendo una idea che sia sostenibile, efficace e dagli effetti positivi. Le formule facili del populismo non sono in alcun modo costruttive e ricalcano strategie difensive su modelli vecchi e privi di ogni prospettiva. La difesa ad oltranza non guarda al futuro mentre occorre aprirsi al cambiamento e lavorare su nuove forme di resilienza che permettano ai giovani di posizionarsi oltre le logore posizioni di rendita ereditate da un passato che sta già sfumando.

E’ tempo di politiche che non si consumino nel traguardo di una legislatura o nelle ambizioni individuali di chi le propone, occorre cercare di costruire una prospettiva che offra opportunità alle generazioni che seguono che già stanno pagando un duro scotto per la miopia di un passato vorace.
Non dobbiamo pensare solo a sconfiggere uno schieramento avversario, dobbiamo lavorare per essere inclusivi perché le difficoltà che incombono, così come il Covid 19, sono per tutti e solo un ampio impegno condiviso potrà guadagnare il successo.
E’ una storia in cui il socialismo ritrova senso e chiama alla ricerca di nuove risposte ma ancora sugli intramontabili valori di sempre.
Chi ha strepitato nelle piazze ora si trova a fare i conti con una realtà che non fa sconti a nessuno e come si vede basta poco a trasformare un movimento di polli da cortile sguaiati in burocrati in doppiopetto pronti a rinnegare principi, valori e regole per adeguarli a quel sistema che promettevano di scardinare come una scatoletta di tonno. Non esistono vie brevi per la rivoluzione di un giorno, ci vanno lavoro, impegno, competenza e fatica. Intendiamo continuare a provarci.

 

Angelo Zubbani

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