giovedì, 1 Ottobre, 2020

RENZI ALLA PARTENZA

4

Renzi-Palazzo Chigi-Governo

«Valuteremo non appena avremo contezza che le nostre indicazioni programmatiche sono state accettate». Il segretario socialista, Riccardo Nencini e i vertici del partito osservano attentamente l’evoluzione della situazione politica. Quello che viene impropriamente chiamato il “Renzi 1” è nato. O meglio, si è formato. Ora non resta che aspettare la fiducia in parlamento. La squadra è così composta:

Vicepresidente Graziano Del Rio. Confermato Angelino Alfano al Viminale.  Dario Franceschini al dicastero della Cultura, mentre Andrea Orlando va alla Giustizia. All’Economia Pier Carlo Padoan. Sviluppo Economico a Federica Guidi, Giuliano Poletti al Lavoro, Roberta Pinotti alla Difesa. Gianluca Galletti all Ambiente, il dicastero degli Esteri va a Federica Mogherini. Alle Politiche Agricole va Maurizio Martina. Alla Salute, Beatrice Lorenzin.

Per quello che riguarda i Ministeri senza portafoglio ci sarà Maria Elena Boschi alle Riforme e Rapporti con Parlamento. Alla Semplificazione e PA Marianna Madia, mentre agli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta.

Nonostante oggi sia un giorno di festa per Renzi e la sua squadra, è facile intuire quali saranno le paludi nelle quali potrebbe finire il neonato esecutivo. Per averne un assaggio si può partire dalle dichiarazioni di Lorenzo Cesa nella relazione introduttiva al congresso dell’Udc: «Forza Italia è impegnata a rientrare in gioco sul terreno delle riforme, ma vorrei che fosse chiaro che le riforme non possono essere fatte per distruggere qualcuno e quindi Renzi e Berlusconi non possono pensare di cancellare la rappresentanza di milioni e milioni di cittadini che non votano per loro». Come a dire: “quest’Italicum non s’ha da fare”.

Anche sul fronte tutto interno del PD emergono nubi che potrebbero trasformarsi in tempesta: a cominciare da Gianni Cuperlo che, dopo aver appoggiato la salita di Renzi a Palazzo Chigi, afferma che c’è necessità di «aprire una riflessione molto seria sul futuro del PD». Per Cuperlo è necessario valutare «non solo chi guiderà il partito, ma anche su che cosa intendiamo per partito della sinistra nel Paese. Nel Pd in effetti ora viviamo una anomalia. Abbiamo fatto due mesi fa le primarie: ho insistito nel dire che si faceva un congresso per eleggere il segretario e non l’inquilino di Palazzo Chigi. Ora il nuovo segretario diventa presidente del Consiglio. Io credo che dovremo discutere di questo». Certo, che se ne accorga solo ora rasenta il ridicolo.

Va giù duro, invece, Pippo Civati che si spinge fino ad accusare la maggioranza PD di aver consegnato il Paese a Berlusconi: «Si dice che Bertinotti e Turigliatto hanno consegnato il Paese a Berlusconi. Questa volta ci ha pensato la maggioranza del Pd», scrive il dissidente democratico sul suo blog. Per Civati il nodo fondamentale riguarda il fatto che il governo Renzi «è un governo politico a tutti gli effetti e con la stessa maggioranza di prima, che non rispetta il mandato elettorale». Parole alle quali fa eco anche Corradino Mineo che ha parlato apertamente dell’ipotesi di «uscire dal Pd» paventando la «possibilità al Senato di creare il Nuovo Centrosinistra con Sel e alcuni esponenti dei 5 Stelle».

Un segnale arriva proprio dalle fila dei penta stellati. Il senatore grillino Francesco Campanella sembra guardare con attenzione a quanto sta avvenendo: «Se nel Pd si aprissero considerazioni critiche valuteremo», dice l’esponente a 5 stelle che sottolinea come «in questo momento il problema non si pone» perché «Renzi si è messo in un ginepraio». Campanella si è detto attento al percorso che seguiranno i “civatiani” perché «tra di loro ci sono persone, come Casson, che non sono certo accusabili di “collateralismo” con Alfano».

Roberto Capocelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply