domenica, 8 Dicembre, 2019

Renzi e l’educazione sentimentale

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Era già tutto previsto. Questione di… tempo. E’ chiaro ormai che occorra una scomposizione e ricomposizione delle forze che occupano il campo chiamiamolo antisovranista e non solo. Credo che sia finita un’epoca e che si sia aperta una nuova e inedita fase. Per quanto riguarda il PD era nelle cose. Il problema sarà la riesumazione di una vecchia cultura neo comunista del tutto inadatta alle sfide che abbiamo di fronte. Questo mi preoccupa abbastanza. Il nuovo riformismo socialista, a questo punto, dovrebbe necessariamente guardare a quanto si muove nell’area liberale, Radicale e laicamente ambientalista (Gruenen). In effetti questo Pd zingarettiano è totalmente sballato su posizioni molto conservatrici. Non è adatto a cogliere le sfide inedite e aspre che la contemporaneità impone. Nel Partito Democratico non vi era (scrivo usando l’imperfetto…) solo il peccato originale, per altro superato, della fusione a freddo degli ex-democristiani e ex-comunisti, ma anche lo scontro perenne tra innovatori e conservatori, tra liberal e ortodossi, tra proporzionalisti e “maggioritari”… insomma un crogiuolo ingestibile e abile nel far fuori i propri leader.

In questo Matteo Renzi ha rappresentato, nel bene e nel male, l’unica personalità in grado di rimescolare le carte e proporsi come credibile leader riformista. Riuscì, con una visione molto chiara di società, a portare il “suo” Pd al 41%. Sfrontato, antipatico, coraggioso e abile rimodellò quello strambo esperimento in un progetto di cambiamento reale. Ambizioso al punto di sfidare il buonsenso e il conformismo proponendo una grande riforma della seconda parte della Costituzione, rimodulando Giustizia, Lavoro, rapporto tra esecutivo e legislativo, territorio e Stato Centrale, proponendo abolizione di antiche consuetudini e distorsioni, proponendo una Pubblica Amministrazione più snella e più vicina ai cittadini tagliando parecchi rami e toccando l’intoccabile in un Paese che si regge su una PA elefantiaca… insomma prospettando un cambiamento “possibile”ha infine spaventato il cuore degli italiani e ha scatenato le ire di tutti, dall’estrema destra all’estrema sinistra, dai moderati ai grillini (Grillo disse “votate con rabbia”). E ora? Che ne sarà del Pd? Forse finalmente passerà la presunzione di voler rappresentare tutto il campo di centro sinistra. Inizieranno a tornare Bersani, D’Alema e frattocchini vari fuori dalla Storia. Caduti in un Deja-vu terribilmente inutile e malinconico. Senza futuro alcuno. Ecco che si apre il campo per una forza autenticamente riformista che finalmente rivendichi la propria storia. Il Riformismo socialista e liberale. Ma occorre anche che la si smetta con un recente tabù (che sembra negare la grande innovazione craxiana), che la si smetta di considerare i liberali come avversari! Siamo tutti liberali. Il liberalismo è nel nostro DNA. Da Gobetti fino a Amartya Sen.

Se non comprendiamo questo non ci sarà spazio per un nuovo riformismo. Se invece la smettiamo, beh in quel caso possiamo giocarcela. Semmai si aprono due problemi. Uno, l’area liberal-riformista rischia di essere troppo affollata e speriamo non venga soffocata dai troppi personalismi (Calenda, Renzi, Più Europa etc), l’altro problema riguarda il governo. Qualcuno lo dovrà pur sostenere… non credo che il fronte sovranista sarà così tenero da consentirci di avere spazi di manovra sufficienti a organizzarci (dal momento che si autodefiniscono illiberali e gridano vendetta) . Ecco la famosa Fase di Transizione Permanente che ritiro fuori ormai da un paio di anni. Che si faccia finalmente di necessità virtù. In fondo si tratta di una lunga educazione culturale e sentimentale. Alla fine… che almeno resti l’educazione!

Massimo Ricciuti

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