mercoledì, 8 Aprile, 2020

Renzi e l’Internazionale socialista

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Nell’intervista rilasciata a La7, intervistato dai giornalisti Mentana, Damilano e Travaglio, Matteo Renzi, tra un sorriso, una battuta, un rimbrotto e una tirata d’orecchio a Letta, ha assunto un tono conciliante e meno sbarazzìno, più responsabile di quanto non era dato ravvisare nelle ultime settimane. Ma, lasciando perdere il resto dell’intervista, con la quale Renzi pare aver deposto, fino a quando non si sa, l’ascia di guerra nei confronti del governo, la vera novità emersa riguarda il suo rapporto col socialismo europeo.

Già da tempo, per la verità, Renzi aveva indicato in Tony Blair il suo punto di riferimento, ma mai si era espresso con tanta chiarezza sul tema dell’Internazionale socialista. “Il mio Pd sarà nell’Internazionale socialista”, ha dichiarato candidamente il sindaco di Firenze, come se fosse una cosa conosciuta, già detta e ripetuta. E dunque, implicitamente, nel Pes, a meno che si voglia paradossalmente ammettere che un partito socialista possa essere tale nel mondo senza esserlo in Europa. Mai Bersani aveva osato tanto, anche se la sua candidatura alle primarie per la guida del centro-sinistra era stata accettata e benedetta dai socialisti europei.

Così si assisterebbe, però, a un vero paradosso. E cioè che i renziani, quasi tutti ex democristiani, cattolici e laici di provenienza, per la stragrande parte mai stati comunisti, spingono per aderire al socialismo europeo, mentre coloro che erano nel Pci, Pds, Ds, e che erano arrivati all’approdo col socialismo europeo come a quello con la terra promessa, ma se ne erano dovuti distaccare per unificarsi coi primi e costruire il Pd, invece sarebbero oggi i più prudenti. Il contrario di quel che si immaginava? No, forse la questione dell’appartenenza al socialismo europeo, così come l’estrazione del cattolicesimo politico che è costata la testa di Marini alla presidenza della Repubblica su mandato dello stesso Renzi, non è più il confine di diversi schieramenti.

Oltre tutto Renzi, che non avrebbe mai accreditato Marini della leadership dello schieramento al quale aveva egli stesso appartenuto, così non può accreditare D’Alema né nessun altro del rapporto col mondo socialista. Questo è bene. Per noi si apre una strada. Se Renzi vuole costruire un partito socialista europeo in Italia il Psi ci sta. E si decida allora a definire un lista unica alle elezioni europee col simbolo del Pes. Il resto è tiritera, se non noia.

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