venerdì, 15 Novembre, 2019

Renzi e Salvini, l’eterogenesi dei fini

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Salvini ha precisato il suo obbiettivo a proposito del campo di gioco dove ritiene di poter battere gli avversari promuovendo un referendum istituzionale che cancelli la quota proporzionale e renda maggioritario il sistema elettorale confidando nel crescendo popolare di un consenso ritenuto a portata di mano. L’espressione-auspicio di voler tutti i comandi per poter attuare il suo programma salvifico senza freni da parte degli alleati di governo è :” Chi prende un voto in più vince e governa”. Questo timore dell’uomo solo al comando è stato il propellente che ha messo in orbita il governo giallorosso nonostante radicali differenze tra i due contraenti.

Un riflesso condizionato di autodifesa molto simile a quello scatenatosi a proposito del referendum costituzionale per il timore di un unico competitor in campo, quel Renzi uscito vincitore alle Europee col quasi il 41%, percentuale da DC mai raggiunto da un partito della sinistra e tantomeno dal centrosinistra senza trattino. L’azzardo di Salvini di pensare spianata la strada alle elezioni anticipate dimenticandosi del passaggio attraverso la cruna dell’ago di Mattarella a tutela di una democrazia parlamentare, in realtà è stata frutto di una miopia politica e strategica.

Guadagnata sul campo la leadership sul centrodestra grazie all’evanescenza di Berlusconi, due errori di fondo hanno disarcionato Salvini: a) aver cercato un accreditamento europeo collegandosi con i Paesi più restii ad un’Europa più solidale sul tema scottante dell’immigrazione senza prendere atto della sconfitta subita e di riprendere il filo del rapporto con l’Europa attraverso FI che non aspettava altro per riaccreditarsi con la sua base moderata, già in libera uscita verso il vincitore come ha fatto Toti, Presidente della Liguria. Sprovvedutezza quella di Salvini a cui è mancato un pizzico di Macchiavellismo per realizzare i due tempi per consolidare la sua egemonia sul centrodestra: sorpasso a sinistra alleandosi con i grillini e rientro a destra in Italia ed in Europa rispolverando qualche garanzia sulla roba del Cavaliere. Senza affrontare questo nodo politico vitale per l’intero Paese l’emorragia dei moderati verso altri lidi sarà inarrestabile e non è un caso che Renzi abbia preso la palla al balzo per uscire dal PD votato a ricucire con la sinistra vecchia e nuova, succubo del vecchio orientamento di non avere nemici a sinistra.

Renzi, premesso che il cambiamento verso i grillini è stato motivato dalla necessità di arginare l’ascesa di Salvini nel tesaurizzare l’onda emotiva anti immigrazione grazie ad elezioni anticipate se è riuscito a tamponare questa ascesa, in realtà assecondando per problemi di sopravvivenza il ritorno al proporzionale puro della prima repubblica perseguito finora dalla maggioranza giallo-rossa, non mette in conto che il senso di incertezza e di ingovernabilità del Paese diventa il più grosso supporto alla svolta maggioritaria di Salvini contro l’instabilità dei governi della prima Repubblica. In sintesi sull’eventuale referendum salviniano per abolire la quota proporzionale l’esito elettorale sarebbe negativo per due motivi non rimossi. La convergenza di tutti quelli che si oppongono all’uomo solo al comando con possibili risvolti autoritari nonché per l’irrilevanza a cui condannerebbe l’ Italia nel momento in chi sono in atto tentativi con affidamenti mai avuti in passato di un’Europa più solidale sul tema immigrazione e su quello della crescita.

Non meno a rischio, per l’imponderabilità dei consensi, la scelta di Renzi di cavalcare il ritorno al proporzionale puro, il più grosso incentivo per chi teme l’ngovernabilità dell’Italia di rifugiarsi nel maggioritario alla Salvini, la tentazione dell’uomo solo al comando come unico sbocco per l’Itala che non voglia incappare con esiti devastanti nelle quattro elezioni consecutive come in Spagna. Paradossalmente tutto congiura come male minore a confermare il Rosatellum, che esorta a due fronti contrapposti evitando la tentazione dell’uomo forte ed alla ricerca di consensi più ampi per governare.

Roca

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