sabato, 25 Gennaio, 2020

L’ASSO PIGLIATUTTO

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Renzi-SceltaCivica

Per andare in soccorso della maggioranza, Scelta Civica si è praticamente dissolta con l’ufficializzazione dell’ingresso di otto suoi parlamentari nel Partito Democratico. Un passaggio che avviene alla vigilia del congresso del partito e dopo le sollecitazioni di Matteo Renzi che giovedì, rivolgendosi a Sc, aveva parlato di “approdo comune” e di un “comune cammino per il cambiamento dell’Italia”. Un cambiamento che non muta i numeri della maggioranza nel suo complesso, ma che rafforza ancora il presidente del Consiglio  che un passo alla volta sta fagocitando i suoi alleati.

La parole dell’altro giorno del deputato e membro della segreteria Pd, Ernesto Carbone, sono eloquenti: “È l’ora di farla finita con partiti da zero virgola”.  Il tutto mentre sullo sfondo resta l’interrogativo sul destino del patto del Nazareno. Renzi ripete che “non è un papiro segreto con dentro chissà cosa ma un accordo alla luce del sole su tre punti centrali: innanzitutto, una legge elettorale in grado di dare un vincitore certo, evitare inciuci, eliminare il potere di veto dei partiti piccoli”.  “Se Forza Italia, che ha sempre difeso” il patto sulle riforme, “adesso vuole rimangiarselo, buon appetito. Ho sempre detto – scrive il presidente del consiglio nella sua Enews – che voglio fare accordi con tutti e che non ci facciamo ricattare da nessuno. Perché i numeri ci sono anche senza di loro. Spero che dentro FI prevalgano buon senso e ragionevolezza”.  E ieri è stato buttato giù un altro pezzo di quel patto in un inesorabile smantellamento progressivo. L’accordo sulle leggi sull’anticorruzione e il falso in bilancio va infatti in questa direzione.

Questo non significa però che Renzi cerchi la rottura. Probabilmente vuole solo imporre la sua agenda. E lo fa tenendo tutti costantemente in tensione. Un messaggio anche per la minoranza interna per far capire che dopo l’elezione di Mattarella al Quirinale il vero vincitore è Renzi e che la nuova strategia non prevede concessioni. Dal Presidente della Repubblica, al caso del pagamento delle frequenze tv, alla legge elettorale (vedi i cento capilista bloccati come chiede Berlusconi e che invece non vuole l’ex segretario Bersani) o alle riforme costituzionali,  Renzi sembra voler smantellare in progressivo il patto scegliendosi ogni volta avversario di turno da “asfaltare”. Il risultato è l’imposizione a tutti dell’agenda del Pd o, in caso contrario,  di uno scarto che potrebbe portare alle elezioni anticipate.

Una strategia basata sullo sbilanciamento dei rapporti di forza a suo favore. In qualche modo si prepara al dopo mettendo sul tavolo delle riforme che possono essere la base per un futuro programma elettorale. L’obiettivo resta il 2018, ma in caso contrario è meglio prepararsi. Il tutto mentre in Forza Italia le acque restano agitate e il partito sembra annaspare tra lotte intestine e senza una guida. Il 21 febbraio a Roma Fitto riunirà i suoi per iniziare a “esporre le linee guida delle nostre proposte per l’Italia, oltre che per Forza Italia e per il centrodestra”. Un primo passo concreto verso un qualcosa di nuovo in un partito dove non sono mai stati ammessi ne correnti ne dissensi.

Insomma un Renzi sempre più forte in un quadro politico sempre più debole. Un Renzi che diventa il mazziere unico del gioco per mancanza di avversari. L’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani dice di non essere “affatto per un Pd più stretto,  ma sono, se lo si vuole fare più largo, per ragionare politicamente. Non può essere lo spostamento di persone, bisogna dire con trasparenza al Paese che cosa è cambiato nella politica. Dopo di che, se si dice questo, io sono contento che da centro come da sinistra si possa ragionare facendo del Pd un grande partito plurale, grande baricentro democratico del sistema. Un conto – ha aggiunto – sono le scelte di tipo personale, opportunistico, secondo me sempre disdicevoli; un conto è quando c’è un passaggio politico. Perché, in questi giorni, è certamente successo qualcosa, sia dal lato del Pd che dal lato della destra, e credo  che questo  possa consigliare una riflessione sull’assetto politico”.

Ginevra Matiz 

 

 

 

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