domenica, 25 Ottobre, 2020

Renzi si gioca tutto

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Dopo le coccole in Usa, e i messaggi solidali di Clinton, Renzi dispone di poche settimane per approvare provvedimenti di assoluto rilievo: la riforma della giustizia, che dovrebbe essere un po’ più incisiva e risolutiva (ai nostri parlamentari il compito di emendamenti su separazione delle carriere e doppio Csm), il Jobs act su cui è esplosa la polemica nel suo partito, la legge elettorale, sospesa per mancanza di condivisione, la legge di stabilità attorno alla quale deve pur muoversi qualcosa sul ve rsante del fisco e della spesa. Poche settimane per giocarsi il futuro, con tutto l’appoggio possibile del presidente della Repubblica e di tutti gli italiani che all’Italia guardano con preoccupazione e con speranza.

Non chiamerei gufi e rosiconi gli oppositori, a partire dall’ex direttore e padrone di Repubblica Scalfari e del Corriere, almeno dopo l’editoriale di Ferruccio De Bortoli. Sostengono tesi tutt’altro che peregrine, soprattutto relative ai limiti di esperienza ed alla qualità della compagine di governo che anche noi, da subito, avevamo sottolineato e soprattutto sulla differenza tra propositi e realizzazioni, che é ancora cospicua, anche per il farraginoso processo legislativo italiano. Adesso però, ha ragione Antonio Polito quest’oggi: “Hic rodus hic salta”. Non si può più ritardare, temporeggiare, diversificare l’impegno. L’impegno è sul versante economico-sociale. L’imperativo è intervenire subito.

Anche la giustizia e la riforma della pubblica amministrazione giocano un ruolo rilevante sul versante economico, ma indubbiamente la riforma del mercato del lavoro è quella che ha suscitato più attenzione e tensione e dunque merita la massima urgenza. Spero che Renzi abbia bene in testa le proposte che ancora non si definiscono nel dettaglio e che la direzione del suo partito gli affidi un mandato chiaro. Troppo volte abbiamo assistito in passato ad annunci, vedasi quello del governo D’Alema, e a clamorose retromarce. Ma anche se la direzione del suo partito gli darà carta bianca, sia pure a maggioranza, restano i tempi, contemplati da una delega che deve essergli affidata da entrambi i rami del Parlamento. Decida per decreto, come Craxi fece nel febbraio del 1984 a proposito della scala mobile, se i tempi sono troppo lunghi.

L’importante sarebbe capire su cosa. Sergio Chiamparino propone, a proposito della vexata quaestio dell’articolo 18, e riprendendo una proposta di Cuperlo, di lasciare il reintegro solo per i licenziamenti discriminatori (perché sei gay, di altra religione, iscritto a un partito o a un sindacato). A me sembra una posizione equilibrata. Naturalmente se corredata dagli amortizzatori anche per i dipendenti delle aziende sotto i 15 dipendenti e mettendo mano alla giungla dei contratti a termine. Renzi dovrebbe accettare questa posizione in cambio del pieno sostegno al contratto unico a tutele crescenti, che a me pare ottimo perché unisce il mondo del lavoro. Quello che non capisco allora è tutta questa guerra, queste minacce di sciopero generale, questi insulti. Questi veti preventivi solo per aver parlato di un articolo con un numero sono simili ai veti di quando si parla (senza neppure chiarire perché) della Costituzione. Saltano fuori grida manzoniane e chiesastici dinieghi. È veramente strana l’Italia, sosteneva uno scienziato italiano che lavora al Columbia University. Siamo i migliori nell’accapigliarci sul nulla.

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