mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Restano le leggi di Salvini. Mare Jonio, a bordo emergenza igienico-sanitaria

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Continua l’odissea dei migranti salvati dalla Mare Jonio, la nave della piattaforma umanitaria italiana, Mediterranea Saving Humans.
Mercoledì scorso, l’Ong ha salvato cento persone che si trovavano su un gommone alla deriva, a circa 70 miglia a Nord di Misurata.
L’imbarcazione di fortuna conteneva un gran numero di bambini sotto i dieci anni, compresi diversi neonati che hanno trascorso due notti a bordo del gommone.
Tutti i migranti sono risultati provenienti da Costa D’avorio, Camerun, Gambia e Nigeria, molti presentavano segni evidenti di tortura (le donne anche mutilazioni genitali) e diverse ustioni sul corpo a seguito del prolungato contatto con la benzina.
Dal momento del salvataggio delle vite umane è iniziato il solito braccio di ferro tra le Ong e il Viminale, per l’attracco al porto di Lampedusa.
L’uscente ministro Salvini ha firmato un atto, con l’avvallo dei ministri Trenta e Toninelli, che contiene un perentorio divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali per la Mare Jonio e i 98 migranti a bordo.
A questo proposito da Mediterranea hanno spiegato che: “Alla nostra richiesta di istruzioni, il Centro di coordinamento del soccorso marittimo italiano ha risposto come sempre di riferirci alle ‘autorità libiche’. Abbiamo replicato – continua Mediterranea – che sarebbe impossibile per noi riferirci alle forze di un paese in guerra civile dove si consumano tutti i giorni torture e trattamenti inumani e degradanti, rispetto alla sorte delle persone soccorse, ora a bordo di una nave battente bandiera italiana, e la cui sicurezza e incolumità ricade sotto la nostra responsabilità. Abbiamo reiterato pertanto all’Italia la richiesta di istruzioni compatibili col diritto internazionale del mare e dei diritti umani”.
In una situazione così delicata, la scorsa notte si è deciso di far scendere dalla Mare Jonio i naufraghi più vulnerabili e con esigenze sanitarie: 64 migranti, tra cui le donne in stato di gravidanza e i 22 bambini con famiglie e ammalati, sono stati accompagnati dalla motovedetta della Guardia di Finanza, che si è occupata del trasbordo e hanno alloggiato presso l’Hotspot di Lampedusa.
Tuttavia, rimangono ancora sulla nave 34 migranti e i membri dell’equipaggio.
La Mare Jonio resta al limite delle acque territoriali, mentre a bordo la situazione igienico sanitaria peggiora ogni ora di più.
Nel terzo giorno di permanenza forzata sulla nave, arriva una pessima notizia: si è rotta la pompa del dissalatore e sta finendo lo stock di bottiglie d’acqua potabile.
Mediterranea, in una mail inviata alla Capitaneria di porto e alle altre autorità competenti per la sanità marittima, scrive: “con la presente segnaliamo la criticità igienico sanitaria a bordo della nave Mare Jonio, particolarmente evidente da quando abbiamo effettuato il soccorso in acque internazionali di un rubber boat in distress con 98 naufraghi, ovvero 48 ore fa. Abbiamo rifiuti di otto giorni di navigazione, incrementati in maniera significativa, per la presenza degli indumenti tolti ai naufraghi impregnati di benzina e di deiezioni. Gli abiti in questione, tolti ai naufraghi non appena saliti a bordo per evitare di drammatizzare le ustioni sono ora stoccati a prua all’interno di una decina di sacchi neri insieme a tutta l’altra spazzatura”.
Nella nota, inviata da Mediterranea, si comunica: “l’assenza di acqua lavanda da circa due giorni per guasto tecnico alla pompa dell’impianto idrico, problema non risolvibile con l’invio di bottiglie d’acqua. Riteniamo pertanto che per la tutela della salute dell’equipaggio, del personale di bordo e dei naufraghi, data, in queste condizioni, la possibile diffusione di malattie comunitarie come ad esempio la scabbia (due casi conclamati a bordo) sia necessario ed urgente l’approdo in porto. In subordine chiediamo il trasferimento a terra immediato dei 34 naufraghi presenti a bordo”.
In questo quadro di emergenza, anche le condizioni del mare sono in peggioramento e la Ong italiana spinge, sempre di più, perché si arrivi ad una rapida soluzione che possa permettere l’attracco della nave a Lampedusa o in qualche altro porto italiano e lo sbarco dei migranti rimasti a bordo.

Paolo D’Aleo

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