martedì, 12 Novembre, 2019

Retromarcia Minibot e scambi di ‘battute’ nel Carroccio

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“C’è ancora chi crede a Borghi?”. Con questa battuta, il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti ha liquidato i mini bot e, con loro, ha gelato il principale sostenitore della proposta appunto il leghista Borghi. Giancarlo Giorgetti, da Losanna, è stato il primo in assoluto nel Carroccio a fare pubblicamente retromarcia aggiungendo: “Ma vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti”. Con questa dichiarazione stroncante del sottosegretario è emerso un inedito strappo fra gli stessi leghisti al governo.
Strappo che il diretto interessato, il presidente leghista della commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi, ha negato con una risatina in diretta su Radio Capital. L’esponente leghista ha detto: “Non credo a quei virgolettati delle agenzie, tante volte hanno scritto cose mie che non stavano né in cielo né in terra”. Poi, difendendo i mini bot a spada tratta, ha spiegato: “I minibot sono verosimili, vero è che non sono mai stati fatti. È una cosa che abbiamo discusso tante volte, anche di recente, Salvini è d’accordo. Non c’è alcun incidente con Giorgetti. Certo è una cosa molto coraggiosa, difficile da portare a casa viste le reazioni negative di mezzo mondo”.
Rispondendo sulle dichiarazioni di Giorgetti, Borghi ha replicato: “Poverino, è lì che aspetta una cosa importante come le Olimpiadi e gli rompono le scatole con i minibot. È probabile che poi uno sbotti. Giorgetti mi ha poi telefonato per dirmi che il suo era solo uno scherzo”.
Ma nel corso della giornata, è proseguito il botta e risposta a distanza con il sottosegretario. A chi gli faceva notare, a margine della presentazione a Losanna della candidatura italiana per le Olimpiadi del 2026, che l’esponente del suo stesso partito si è sentito offeso dalle sue parole, Giorgetti ha risposto con un’altra battuta pronunciata ridendo: “Borghi non deve offendersi, gli ho semplicemente consigliato di puntare i minibot sulla vittoria della Svezia (avversaria di Milano-Cortina nella candidatura per le Olimpiadi)”.
Alcune fonti del Movimento Cinque Stelle hanno fatto sapere: “Le dichiarazioni di Giorgetti sui minibot? Ci hanno sorpreso, sono una proposta che la Lega ha voluto inserire nel contratto di governo, la retromarcia ci ha sorpreso per questo. Ad ogni modo quel che conta è che pagare subito le imprese creditrici, la pubblica amministrazione deve sanare tutti quei debiti che ha con le imprese ormai da troppi anni”.
In realtà quegli importi fanno già parte del debito dello stato e gli importi a copertura sono già stati accantonati. Per onorare le imprese creditrici, basta rispettare la tempistica dei pagamenti rendendo più efficiente la Pubblica Amministrazione.
Massimo Garavaglia, il vice ministro all’Economia, a ‘Radio Capital’ ha dichiarato: “Il problema è sempre e solo la certificazione del debito. I mini bot possono essere uno strumento ma a monte va risolto il tema della certificazione che è il vero problema. Se si fa il mini bot erga omnes si fa un casino, per essere chiari, è problematico se sono erga omnes. È uno strumento che può funzionare solo se si risolve il tema della certificazione dei debiti della Pa”.
Poi Garavaglia ha aggiunto: “Le coperture per la flat tax? Ci sono, ma non le dico se no Di Maio me le ruba. Ho sentito che Di Maio ha detto ‘diteci le coperture sulle flat tax’ e noi diciamo dicci le coperture del salario minimo. Noi le abbiamo individuate”. Poi, con riferimento al bonus degli 80 euro di Matteo Renzi, Garavaglia ha sottolineato: “Non si tolgono gli 80 euro, si trasformano. Invece di avere scritto sul cedolino bonus Renzi avrai meno tasse per 80 euro. Il bonus si trasforma da spesa a riduzione di imposte, migliorando il bilancio dello Stato”. L’esponente della Lega, alla domanda sul ministro dell’Economia ha replicato: “Noi per definizione ci fidiamo del ministro Tria, se no come faccio a lavorarci insieme?”.
Sul salario minimo, invece, il sottosegretario leghista ha detto: “Siamo anche un po’ preoccupati. Perché l’unica cosa che non si può fare è aumentare i costi ad azienda. Se si vanno a tutelare le fasce residuali non coperte dalla contrattazione collettiva è un conto; se si entra in una contrattazione collettiva aumentando i costi a carico delle aziende, noi siamo contrari come tutto il mondo produttivo”.
Subito è arrivata la replica del vice presidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio che, parlando a Taranto, ha detto: “Non è il caso di giocare a nascondino con 15 miliardi di euro per fare la flat tax. Anche perché lo devono dire a tutti gli italiani dove troveranno questi soldi. Spero che siano risorse fresche che servano alla flat tax senza che si tolga nulla agli italiani”.
Poi, Di Maio ha aggiunto: “Sulla manovra il tema, non è se anticiparla o meno, per me si può fare pure domani. Il tema è cosa ci mettiamo dentro. Stamattina ho sentito Garavaglia che non vuole dire dove sono i 15 miliardi di euro della flat tax  ‘altrimenti Di Maio me li ruba’. Non vorrei che per fare la flat tax si voglia togliere qualcosa agli italiani. Sono sicuro che non sarà cosi ma è meglio dirlo perché per me bisogna disinnescare le clausole di salvaguardia Iva che significa evitare aumenti Iva. Va bene la flat tax ma, se abbassiamo il cuneo fiscale per gli imprenditori, cioè se togliamo un po’ di tasse dagli stipendi che pagano gli imprenditori ai lavoratori, beh aumenteremmo i posti di lavoro in Italia. E noi presenteremo la nostra proposta nella legge di bilancio. Che si può fare domani o tra tre mesi ma ci devono dire dove ci sono le risorse. Perché la Lega ha vinto le elezioni europee e quindi è anche giusto che proponga e si prenda le sue responsabilità”.
Alla fine di quanto è emerso, resta poco chiaro l’indirizzo di politica economica, di politica fiscale, di politica industriale e di bilancio che l’attuale governo intenda portare avanti. Le continue conflittualità e disomogeneità di vedute, persino sul cosiddetto ‘contratto di governo’, sono estremamente disorientativi per gli italiani, per gli investitori e per l’Unione Europea.

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