domenica, 23 Febbraio, 2020

RICALCOLO

0

Muro contro muro e i soldi che non ci sono per la riforma delle pensioni. Da una parte i sindacati hanno alzato le barricate contro qualsiasi ipotesi di ricalcolo contributivo come prezzo da pagare per lasciare il lavoro in anticipo, dall’altra il Governo che anche se si dice deciso a riformare quota 100 non può permettersi i costi elevati di sessantenni pensionati, senza una riforma sostanziale che si adegui ai tempi.
Per il momento resta lo stallo. L’età per la pensione di vecchiaia resta dunque a 67 anni fino al 31 dicembre 2022, dopo il requisito sarà da adeguare alla speranza di vita (ai sensi dell’art. 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122).
La proposta del governo prevede un metodo di calcolo interamente contributivo per gli assegni di chi ha iniziato a lavorare prima del 1996; una proposta che, però, penalizza, chi avrebbe diritto ad un calcolo misto, con una parte derivante da un calcolo contributivo. Un sistema che, in quel caso, provocherebbe assegni ridotti anche del 30% per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996. Si punta in ogni caso, da parte del Governo Conte II ad archiviare quota 100, elaborata dal Governo Conte I.
Il tavolo tra Governo e sindacati sulle pensioni “si sta svolgendo all’interno di un clima molto collaborativo e costruttivo. Quindi, non ci sono contrapposizioni”, tiene a precisare il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, a margine della firma di una convenzione tra l’istituto di previdenza e la fondazione Policlinico universitario Gemelli.
“I sindacati fanno le loro richieste, avanzano le loro legittime aspettative – ha detto – il Governo farà una sintesi. Siamo solo all’inizio, febbraio è il primo mese di discussione. Si andrà avanti, immagino, per qualche mese. Si stanno ascoltando le parti su tutte le materie”
Non manca un passaggio sul Reddito di Cittadinanza, finita in più occasione al centro di critiche e perplessità. Ma Tridico, ideatore di questo mezzo di sussistenza precisa: “Qualsiasi politica attiva non può funzionare se non ci sono domande di lavoro appropriate. Se non ci sono posti vacanti le politiche attive hanno poco senso”.
“Il telefonino fa il telefonino, telefona – ha aggiunto – il reddito di cittadinanza è uno strumento di riduzione della povertà, uno strumento di reddito minimo. La condizione delle politiche attive rimane monca se non ci sono gli investimenti”.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply