lunedì, 19 Ottobre, 2020

Riccardo Mortandello: “Il Psi avanti con i progressisti in Veneto”

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Manca un pugno di ore all’appuntamento elettorale di domenica e lunedì prossimi. A livello nazionale c’è in ballo il referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari; gli altri appuntamenti riguardano oltre mille Comuni e il rinnovo di sette consigli regionali: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto. Senza dimenticare le suppletive al Senato in Sardegna per riassegnare il seggio vacante del collegio di Sassari. Le urne resteranno aperti domenica 20 dalle ore 7:00 fino alle 23:00, e lunedì 21 dalle 7:00 fino alle 15:00.

Una delle novità di questa tornata elettorale è il ritorno del simbolo del Partito Socialista, magari dopo anni e anni di oblio, candidati compresi. Un fatto nuovo che segna una importante svolta politica a livello nazionale e locale. Ne abbiamo parlato con Riccardo Mortandello, segretario regionale del Veneto impegnato in una campagna elettorale dove il Psi si presenta appunto col proprio simbolo e undici candidati nella lista riformista “Daniela Sbrollini Presidente”, alleato con Italia Viva, Civica per il Veneto e Partito Repubblicano Italiano.

Quali sono i motivi di questa alleanza nata intorno alla senatrice Daniela Sbrollini?

«La scelta del Partito Socialista del Veneto di partecipare alla costruzione di una lista riformista, innanzitutto, è stata opportunamente calcolata sulla base della necessità che in Veneto si possa ricostituire un fronte laico, progressista e riformista come alternativa alla destra e, soprattutto, per essere di sprono ad un centro sinistra che, nonostante sia stato minoranza in consiglio regionale, non è riuscito a costruire una alternativa credibile. Evidenzio inoltre, grazie a questa alleanza, il ritorno, dopo decenni, del simbolo col garofano rosso nella scheda elettorale».

Una nuova formula, quindi?

«Esatto. Nello scacchiere regionale l’accordo politico con Italia Viva, Repubblicani e Civica per il Veneto è apparsa la scelta migliore per evitare il riproporsi di scenari elettorali regionali passati che non hanno portato alcun vantaggio alla causa non solo del Psi, ma anche a quella degli ideali socialisti».

Il centrodestra punta sulla riconferma di Luca Zaia. Come giudichi il suo operato?

«Zaia è stato un governatore che, come hanno avuto modo di dire anche alcuni suoi colleghi assessori regionali all’epoca in cui era vice di Giancarlo Galan, a differenza di quest’ultimo non ha letteralmente “piantato un chiodo” limitandosi ad una gestione del potere per consolidare un consenso che è tra i più alti in Italia. Consenso che, però, non va di pari passo con il posizionamento della Regione del Veneto nei vari indici sociali, ambientali ed economici. Stiamo perdendo competitività ovunque a scapito di altre regioni italiane ed europee più strutturate, con una visione più lungimirante. Di Zaia va elogiata comunque l’intelligenza comunicativa atta ad intercettare i desiderata temporanei dei veneti. Ecco che al presidente della giunta regionale, che nei mesi scorsi anche rispetto all’emergenza Covid-19 ha detto tutto ed il contrario di tutto, la maggior parte dei Veneti gli perdona tutto».

Quali sono i punti fondamentali del Psi che caratterizzano l’alleanza?

«I punti che come Psi del Veneto abbiamo portato al tavolo programmatico della alleanza interpretano le reali esigenze dei veneti e riguardano la sanità, l’autonomia, le grandi opere pubbliche, il territorio, il turismo, la sicurezza, il lavoro ai giovani, il diritto alla casa, welfare e anziani».

Vogliamo analizzarli uno ad uno?

«SANITÀ: PUBBLICA, PUBBLICA, PUBBLICA.
Le prenotazioni di visite specialistiche ai Cup devono vedere ridotti i tempi che sono diventati inaccettabili. Occorre invertire la rotta: vanno riorganizzati i servizi di base territoriali con una più attenta valorizzazione dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, della guardia medica e con una efficace integrazione con altre figure professionali infermieristiche, riabilitative, socio-sanitarie, con l’attività di prevenzione, specialistica ed ospedaliera. Se le risorse non sono sufficienti, ai tempi del Covid, è necessario sostenere l’utilizzo dei fondi europei Mes, disponibili subito per attrezzare la sanità.

AUTONOMIA: NO AD UN NUOVO CENTRALISMO REGIONALE, MA PIÙ POTERE AI TERRITORI.
Auspichiamo un modello federalista basato sul principio di sussidiarietà, valorizzando gli enti locali (più vicini alle necessità dei territori e ai cittadini) e riducendo il rischio di una nuova forma di centralismo regionale. Restituire alla regione Veneto il ruolo di organo di programmazione ed eliminare le duplicazioni di spesa. È necessaria un’importante riforma regionale per una riorganizzazione territoriale che tuteli e valorizzi (con maggiori margini di autonomia) alcuni territori peculiari (con importante patrimonio ambientale e culturale) come le comunità montane del Bellunese, del Vicentino e del Veronese, Venezia e il suo bacino lagunare e l’area del Delta del Po. Una doverosa revisione, estensione e più corretta perimetrazione delle città metropolitane (Padova, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza), organizzate nel sistema policentrico del Veneto centrale ed infine incentivare le aggregazioni territoriali per la creazione di Comuni di maggiori dimensioni, attraverso la fusione e l’unione dei Comuni secondo aree omogenee.

GRANDI OPERE SOSTENIBILI: TORNIAMO A VOLARE ALTO!
Dobbiamo saper cogliere in anticipo le opportunità che ci vengono da grandi progetti infrastrutturali come il corridoio europeo Lione-Budapest Av/Ac, le olimpiadi invernali di Cortina e Milano e lo sviluppo dell’aeroporto Marco Polo e il porto di Venezia, raccordandoli con la rete interna di collegamenti e sviluppando progetti di trasformazione ed integrazione delle reti nei tessuti urbani.
Proponiamo un giusto equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e sensibilità ambientale, consapevoli che nel territorio del Veneto centrale, già fortemente compromesso, ci sia la necessità di costruire le reti, riorganizzare e rigenerare il territorio definendo un disegno che sia il frutto di una visione per il futuro economico, sociale e culturale del nostro territorio.
Ecco quindi che occorre recuperare l’importanza del paesaggio come elemento caratteristico del nostro territorio, definendo un piano paesaggistico che sappia andare oltre la mera individuazione del costruito, l’edificabile e il non edificabile, ma che sappia armonizzare le emergenze infrastrutturali con il contesto ambientale, le diverse specificità e i comparti produttivi più compatibili in termini ambientali e socio-culturali.

FRAGILITÀ DEL TERRITORIO: AGIRE PER NON SUBIRE.
La salvaguardia del territorio è fondamentale. Il Veneto presenta delle importanti criticità dovute al cambiamento del clima: costante aumento di eventi atmosferici violenti, rischi alluvionali in pianura, rischio di frane e smottamenti nelle aree montagnose e collinari e fenomeno dell’acqua alta.
Serve potenziare il sistema di prevedibilità e allerta dei fenomeni, anche coraggiosamente con livelli d’allerta chiari e informazione istituzionale in tempo reale (molti fenomeni che hanno coinvolto anche le popolazioni non sono stati chiaramente comunicati attraverso i canali mediatici).
Organizzare meglio il servizio di protezione e prevenzione dai rischi del territorio, rivedendo i conflitti di competenze tra troppi enti interessati (Regione, Province, enti no-profit di volontariato e Stato in caso di grandi calamità). Occorre un grande programma di pulizia ordinaria e straordinaria delle aree boschive e dei bacini idrografici, riqualificare ove possibile l’ambiente non edificato restituendo le specificità della pianura, ridando valore ai corsi d’acqua e alla loro navigabilità e vivibilità delle aree adiacenti e definendo un piano regionale di riforestazione della pianura nelle principali aree periurbane.
Quanto alla Protezione Civile, la Regione dovrebbe programmare almeno una esercitazione annuale provinciale che tratti le diverse problematiche che insorgono in eventi climatici o virali che purtroppo diventano sempre più frequenti; aumentare il contributo per le spese sostenute dalle associazioni indipendenti e ridurre i tempi di rimborso a 60 giorni dalla presentazione della domanda; rivedere infine la composizione dei distretti: è dal basso che devono nascere e non essere imposti dall’alto.

TURISMO: PIU’ RISORSE REGIONALI PER RENDERE OPERATIVE LE DESTINAZIONI TURISTICHE.
Il Veneto è la prima Regione in Italia per numero di presenze turistiche. Molto bene la legge regionale che definisce le destinazioni turistiche (Ogd) del Veneto ma occorre che la Regione trovi velocemente le risorse per finanziarle adeguatamente e dare loro vera operatività. I buoni propositi non possono restare sulla carta ma devono trovare nella Regione una interlocuzione privilegiata per uno sviluppo vero e perseguibile.

SICUREZZA: AZIONI CONCRETE, NON LA SOLITA DEMAGOGIA.
Sicurezza non significa blindare le città! Sicurezza è invece renderle vivibili. Oltre alla presenza costante delle forze di Polizia dello Stato impegnate nel territorio con competenze specifiche, molto può fare la Regione per attivare le sue competenze di coordinamento nei confronti delle Polizie Locali dei comuni del Veneto. Per anni la Regione Veneto non ha messo un euro dei propri bilanci a servizio del coordinamento delle Polizie Locali. Va invertita questa tendenza, rielaborando un tavolo di confronto tra le istituzioni regionali per fornire strumenti e risorse che consentano loro di meglio interfacciarsi con le forze di Polizia dello Stato per rendere efficace una capillare presenza sul territorio, che generi quella sicurezza tanto desiderata dai cittadini veneti. Incentivare la sottoscrizione di convenzioni tra gli Enti per avere delle Polizie Locali più strutturate; sostenere la formazione degli operatori e dei comandanti perché vi sia omogeneità di risposte ai cittadini in tema di sicurezza, nei grandi come nei piccoli comuni; riaffermare il ruolo centrale della Regione nel coordinamento delle politiche sulla sicurezza in tutto il territorio regionale.

GIOVANI E LAVORO: NUOVE POLITICHE PER NUOVI LAVORATORI.
Servono politiche attrattive per trattenere nella nostra regione i giovani veneti (soprattutto diplomati/laureati/specializzati), in fuga verso altre aree in Italia e all’estero. Le stesse politiche attrattive verso competenze e specializzazioni devono essere rivolte alle quote di persone extra UE, da impiegare nella filiera della ricerca, basandosi altrettanto su meriti e competenza. La Regione Veneto dovrebbe coordinarsi con il livello centrale per far funzionare e rendere efficaci i centri dell’impiego (agenzie provinciali del lavoro) potenziandone la qualità, con personale che si dedichi alle persone escluse che non riescono ad essere ricollocate. Attivare percorsi di formazione innovativi rispondenti alle nuove esigenze lavorative e, al diffondersi dei nuovi mestieri che richiedono competenze interdisciplinari con programmi di alfabetizzazione digitale di massa anche per chi non lavora e per gli anziani così da ridurre il rischio di esclusione dalla società. Corsi di reinserimento. Promuovere e coordinare l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, tra Università, imprenditoria, sindacati e Comuni.

DIRITTO ALLA CASA: UN VELOCE PIANO DI EDILIZIA PUBBLICA CHE RECUPERI L’ESISTENTE.
Le crisi economiche hanno aumentato anche nel Veneto le richieste di alloggi di edilizia pubblica e la Regione non ha saputo provvedervi adeguatamente, scaricando sui singoli comuni le problematiche relative agli accessi ed aumentando le difficoltà nelle liste d’ingresso attraverso l’aumento della soglia dell’Isee. Occorre riadeguare le soglie di accesso Isee, aumentare le risorse per riqualificare il patrimonio edilizio pubblico anche attraverso il programma di acquisto e recupero dei moltissimi immobili abbandonati nel nostro territorio.
Quanto al piano casa regionale, esso ha generato conflitti di competenza con gli strumenti urbanistici dei diversi comuni, in particolare sul consumo del suolo, sulle volumetrie ammissibili e sul conflitto di competenze. Necessita maggiore coordinamento negli orientamenti spesso contraddittori, così vale anche per la legge sul consumo del suolo.

WELFARE E ANZIANI: AL PRIMO PUNTO LA DIGNITÀ.
Chiediamo la costituzione di un forum sulle diseguaglianze e un programma di aumento della qualità della vita che sia adeguato allo standard di una regione locomotiva d’Italia. Gli anziani della nostra regione meritano un maggior impegno da parte della regione, in particolare agendo sui costi insostenibili per le famiglie delle case di riposo, dell’assistenza a domicilio e dell’aiuto negli spostamenti».

Possiamo concludere questa intervista con un breve profilo di ciascuno degli undici candidati che il Partito Socialista schiera in Veneto?

«A Venezia, Sandro Scodeller, 41 anni, da quasi dieci anni assessore nel Comune di San Michele a Tagliamento. Punta al “Rilancio degli ideali socialisti per un futuro migliore” e dato che abita nel Veneto orientale, a ridosso del Friuli Venezia Giulia, trova disparità evidenti e crede che l’autonomia regionale debba ormai essere rivista a livello nazionale.

A Belluno, Daniela Larese Filon e Giorgio Azzalini. Daniela Larese Filon è una pensionata, appassionata sportiva, consigliere comunale ad Auronzo di Cadore, di cui è stata sindaco dal 2012 al 2017. Già presidente della Provincia di Belluno, il suo impegno sarà al servizio del nostro territorio, della sua tutela e delle sue opportunità.
Giorgio Azzalini, 61 anni, avvocato aziendalista con famiglia impegnativa. Già carabiniere, donatore di sangue, presidente del Comitato per la costituzione della Banca di Belluno e Feltre, consigliere comunale a Belluno nella giunta Fistarol, col vizio della matematica.

A Padova, Francesca Dall’Aglio e Giorgio Zorzi. Francesca Dall’Aglio, 46 anni, imprenditrice e consigliere comunale a Rubano, dove per 10 anni è stata assessore. Il suo slogan è “Basta emergenze. Investire nella difesa del territorio” e grazie alla sua esperienza, professionale e amministrativa, porterà l’attenzione della Regione ad una maggiore cura del nostro territorio, così fragile dal punto di vista idrogeologico.
Giorgio Zorzi, 67 anni, imprenditore e agente di commercio, già consigliere comunale a Torreglia, porterà la sua esperienza al servizio e per il futuro dei giovani veneti che avranno nuove opportunità lavorative se sapremo valorizzare le produzioni e lavorazioni agricole ed artigianali tipiche della nostra regione.

A Rovigo, Gianmario Scaramuzza, consigliere comunale e segretario provinciale PSI a Rovigo. Il suo impegno politico è stato da sempre nel PSI e da diversi anni come segretario provinciale ha cercato di tenere alti gli ideali socialisti e il suo riformismo nella terra natale di Giacomo Matteotti.

A Treviso, Andrea Minello e Stefania Aresta. Andrea Minello, insegnante e scrittore, da sempre è attento alla giustizia sociale, ai diritti civili, a un Veneto ecosostenibile.
Stefania Aresta, 29 anni, fisioterapista, ha come obiettivo principale la salute dei cittadini. Il suo impegno è per garantire più progetti di prevenzione e informazione, dei servizi sanitari più efficienti e per valorizzare tutti i professionisti e gli operatori sanitari veneti.

A Verona, Giuditta Righetti e Umberto Toffalini. Giuditta Righetti, 29 anni, veronese, laureata in Editoria e giornalismo, assistente di produzione nel mondo dello spettacolo. Il suo slogan è “Una giovane per cambiare la politica” e punta a dar voce ai giovani, tutele e opportunità.
Umberto Toffalini, 61 anni, già assessore allo sport a San Martino Buon Albergo, è “Un politico perbene per il Veneto” che da nonno, punta a lavorare per le nuove generazioni.

A Vicenza, Luca Fantò, docente scuola secondaria di secondo grado, responsabile nazionale Psi scuola, università e ricerca. Il suo impegno, quindi, sarò al servizio di una scuola pubblica sempre più efficiente e vicina ai bisogni dei giovani».

 

Antonio S. Sassu

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