giovedì, 23 Maggio, 2019

IL CANE È VIVO

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conte salvini di maioNon sarà facile ma non è impossibile. Il governo Conte – intendo l’alleanza tra Salvini e Di Maio – cercherà di cancellare il confine politico destra/sinistra. Lo ritengono un cane morto, un residuo del vecchio secolo da cui liberarsi in fretta. I tre hanno promesso una ‘politica del fare’ fondata sui bisogni del popolo, una trasposizione nel nostro tempo degli slogan della Francia della rivoluzione. Nulla di buono.

E però, se è complicato inserire i Grillini nelle categorie tradizionali, non c’è dubbio che la Lega, per sua stessa ammissione, per alleanze, per collocazione nello scenario europeo, sia un movimento di destra e dei più estremi. Ostenta una pancia razzista e non se ne lamenta, propone una riforma fiscale che avvantaggia i più ricchi, è giustizialista. Resta il fatto che il crinale destra/sinistra va ripensato. Profondamente ripensato. Qui e in Europa. Migrazioni e globalizzazione hanno fatto affiorare nuovi problemi che con la consuetudine non possono essere affrontati. La sinistra è ovunque in crisi, arranca attorno a basse percentuali elettorali, rispetto ai grandi temi che travagliano le famiglie è afona. Resto al mio paese. In Parlamento ci sono due opposizioni – una di sinistra, l’altra di centro destra – ma nessuna delle due costituisce ad oggi un’alternativa credibile. A me sta a cuore la prima. E sono preoccupato.

C’è chi ritiene che “ha da passa’ a nottata”, tanto prima o poi l’alleanza esplode. Non può durare un governo che trasporta a Palazzo Chigi un protagonista del Grande
Fratello con un Presidente del Consiglio che prende ordini da Di Maio. Non sarà così. L’alleanza ha una sua solidità, poggia sul ‘Vaffa..’ grillino, si allargherà a comuni e regioni prossimamente al voto. Spero di sbagliarmi. Voglio dire che è un errore aspettare, urge organizzarsi.

L’Alleanza per la Repubblica che i socialisti hanno proposto intende creare un largo fronte riformista che ridisegni la cornice in cui la sinistra italiana si muove. E nel ridisegnarla non si può partire che dai due pilastri su cui si fonda il socialismo: eguaglianza e libertà. Le carte si possono mescolare come volete ma da qui la sinistra deve passare. Il punto non è rinunciare a una collocazione politica ma ridefinirne i contenuti.

Un paio di esempi. Da oltre un secolo chi pensa alla sinistra pensa alla classe operaia, considerata il lato debole della società. Non è più così. Le fragilità crescono tra i laureati che si arrabattano alla ricerca di lavoro, tra gli esodati cinquantenni, tra i pensionati al minimo, tra professionisti e divorziati maschi. Tra i giovani e i giovanissimi dal futuro incerto. Di loro, soprattutto di loro, la politica deve occuparsi. C’è di più. La chiusura dentro i confini nazionali è destinata a provocare conseguenze deleterie. Senza un’Europa forte, nella globalizzazione scompariamo. Meno investimenti, insufficiente ruolo nelle relazioni internazionali, meno lavoro. E però il problema esiste. Già. Come tutelare una tradizione di comunità, come non essere spazzati via da una modernità che spesso non comprendi, come dare voce a spaesati e naufraghi senza che la nostalgia approdi al rancore e alla rabbia. Abbandonare la strategia degli ipermercati e tutelare il piccolo negozio di paese è utile? Proteggere la piccola impresa è utile? Conferire il voto amministrativo ai sedicenni per legarli di più e meglio alle comunità locali e avviare un percorso civico è utile? Penso sia necessario.

Abbiamo sbagliato a confidare nell’idea di un progresso perpetuo dimenticando chi restava indietro. Non solo per ragioni economiche, per cultura.
Da qui bisogna ripartire. Presto.

Riccardo Nencini

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Riguardo l'Autore

1 commento

  1. moreno bucci on

    In verità andrebbe ripreso il disegno del Trattato Costituzionale, bocciato da Francia, Olanda e Irlanda, con i risultati che tutti vediamo.
    Ma non sono certo che ci riusciremo.
    I partiti socialisti d’Europa, cosa aspettano a porre in atto una vasta operazione di chiarificazione e di lotta per giungere a questo risultato?

  2. Paolo Grassi on

    La speculazione fa il suo mestiere e lo può fare anche perchè le regole promesse non sono arrivate. L’Europa non si riesce a fare anche perché si é diffusa l’idea che é meglio fare da sé. Ogni stato si considera migliore dell’altro, ogni regione stessa cosa, ogni provincia pure così come ogni comune. Tutti vogliono fare da sé ritenendosi migliori e più capaci. Basta pensare al proliferare di liste civiche che vengono annunciate per le prossime amministtrative… Servono sognatori, politici che sanno guardare avanti nell’interesse comune e non solo ai sondaggi della settimana. Forse varrebbe la pena di fare un unico turno elettorale ogni 4 o 5 anni, eviteremmo la politica del giorno per giorno. Servono manager che non guardino alla trimestrale ma al triennio e oltre.. Ce la faremo?

  3. Alessandro Noli on

    L’Europa dovrebbe avere un Ministro delle Finanze eletto direttamente dai cittadini europei che detti la politica fiscale e finanziaria. Dobbiamo andare verso una effettiva costruzione degli Stati Uniti d’Europa. In questo momento ogni capo del suo Governo bada agli interessi della propria nazione con lo sguardo rivolto al breve termine e al consenso popolare immediato, manca così una strategia unitaria e di lungo respiro.

  4. Andrea errico on

    Finchè la Germania farà parte dell’Eurozona ( dalla EU non può certamente più uscire ) non ci sarà nessuna possibilità che la BCE stampi denaro , nessuna . Per una semplice , storica ragione : la Germania non ha e non ha avuto mai paura di nessuno , l’unico vero terrore per i tedeschi è l’INFLAZIONE , parola che ancora porta con sè i fantasmi di un mai assopito passato .

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