lunedì, 9 Dicembre, 2019

Nencini: “Alleanza aperta contro il radicalismo della destra”

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“Una lettura corretta del voto in Abruzzo segnala due fatti prioritari. Da una parte la conferma dei sondaggi favorevoli alla Lega di Salvini e quindi la preminenza leghista all’interno della coalizione di destra. Quello che si sta preparando quindi, è caratterizzato da una destra radicale, sovranista nazionalista. Dall’altra parte vi è la conferma che non esiste un’alternativa competitiva questo, proprio perché il Partito Democratico da solo non è nella condizione non solo di esprimere la vocazione maggioritaria di stampo veltroniano, ma nemmeno di favorire la costituzione di un’alleanza larga che possa competere. È vero che il 30% del centrosinistra è superiore al voto ottenuto alle politiche di marzo, ma è altrettanto vero che quel voto è figlio di un paniere di liste civiche, in testa quella guidata dal candidato presidente Legnini, che ha favorito appunto il raggiungimento di quell’obiettivo. Se c’è una traccia che si può evincere dal voto abruzzese, e Dio non voglia ripetibile in Sardegna tra pochi giorni, è esattamente questa”.

Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini commentando il voto abruzzese e facendo il punto sul risultato uscendo dalle urne.

Segretario, qual è la lezione da trarre. Il centrosinistra nel suo complesso ha migliorato il voto delle politiche. Quindi che fare?
La lezione è che per essere credibile la sinistra riformista italiana deve essere soggetta ad un profondo ripensamento delle politiche da mettere in campo e deve lavorare su un fronte di una coalizione larga, riformista ed europeista. È la strada che noi provammo a tracciare a maggio e che poi venne ripresa da Calenda ma che è rimasta ad oggi in mezzo al guado. E questo rimanere in sospeso ci ha portato a costruire quegli “Stati Uniti d’Europa”, quindi una alleanza aperta a Radicali, Repubblicani a ex Forza Italia, ai rappresentanti di Leu che credono nel socialismo europeo. Si tratta di un primo mattone di una casa più grande che fronteggi il radicalismo terribile rappresentato dalla destra italiana.

Quindi da dove ripartire per ricostruire la sinistra?
Facciamo un po’ di conti. In Abruzzo il Pd prende l’11%, + Europa il 2%, Leu il 2%, noi l’1%. Il resto sono liste civiche. La somma di questi non è sufficiente a rappresentare una alternativa. È una eccezione l’Abruzzo? Neppure per idea. L’Abruzzo può essere la prima conferma di ciò che esprimono gli italiani con i sondaggi. Da mesi noi chiediamo che possa germinare una sinistra con caratteristiche diverse. Intanto con un progetto più gradito agli italiani che riguardi l’inclusione, la sicurezza e il tema delle libertà. Sono questi i tre punti attorno ai quali costruire una sinistra credibile.

Le elezioni europee sono dietro l’angolo e i tempi per costruire un progetto ambizioso sono brevi. Come se ne esce?
La mia preoccupazione è proprio questa. Essendosi aperta la stagione dei Congressi, a cominciare da quello di + Europa per continuare con quello del Pd e poi il nostro, la preoccupazione è che non si riesca a mettere in campo un progetto nuovo da qui alle elezioni europee. Ricordo sempre che accanto alle europee votano quattromila comuni italiani. Quelli grandi sono pochi, Firenze e Bari, ma i comuni capoluogo di provincia che vanno a votare sono una enormità. Questo progetto quindi, non solo è utile perché l’Italia marchi una presenza riformista nel cuore dell’Europa per modificare Maastricht, ma anche per mantenere una cornice unionista dell’Europa fino a trascinarla verso quella che noi pensiamo sia la soluzione, quella degli Stati Uniti d’Europa. Ma allo stesso tempo questo progetto serve anche per i comuni. Altrimenti tutto il quadro intermedio del buon governo locale potrebbe essere spazzato via da forze egemonizzate da una destra decisamente radicalizzata.

Quindi questa lista dovrebbe essere la stessa da presentare anche alle elezioni amministrative?
È un auspicio che non si realizzerà perché sono ancora troppi i piccoli interessi che si pretende di difendere. Da qui l’ipotesi di lavorare su due cerchi. Uno più largo, che è la strada maestra che prima tracciavo, e un cerchio più stretto che tenga assieme i tanti riformismi oggi divisi.  Naturalmente l’appello è rivolto anche a + Europa

Secondo te in questo voto, nonostante il piccolo numero di elettori, si può sentire qualche scricchiolio nella compagine che sostiene il Governo?
I due azionisti di governo sono tenuti insieme da due fattori. Da un interesse comune che si esplicita, da una parte in una serie straordinaria di nomine con le quali vanno accaparrandosi pezzi dello Stato in maniera pervicace e decisa e dall’altra, con il tentativo di rispondere alla pancia che ribolle degli italiani. Restano programmi poco sinergici, perché la Lega non vuole il Reddito di cittadinanza. Lo digerirà obtorto collo, come i Cinque Stelle saranno obbligati a votare misure che non condividono fino in fondo. E però la pancia e l’accaparramento del potere sono ad oggi due elementi sufficienti a tenere unita la compagine di Governo. Dopo le europee non so cosa succederà. Ma sono sicuro che non sfuma questo ribollire dovuto a una crisi formidabile del ceto medio. E non è soltanto una crisi di portafoglio, ma è soprattutto una crisi di ruolo sociale. Il che porta alla ricerca di soluzioni che non sono il ritorno al passato ma che vedono due alternative: o il salto nel buio oppure una scelta bonapartista dell’uomo solo al comando.

E quanto successo su Bankitalia è sintomatico di questo approccio…
Esatto. Nessuno dei due tollera che vi siano giornali e organismi autonomi che esprimano un giudizio ponderato sul quadro socioeconomico italiano. Laddove vi sono, si minacciano ritorsioni. È stata annichilita la democrazia parlamentare. Lo si è visto da come è stata votata la legge di bilancio che è legge più importante per qualsiasi paese. È un paese, il nostro, che non ha più politica estera. La ministra della difesa dice che usciamo dall’Afghanistan e il ministro degli esteri dice il contrario. C’è uno sconto aperto sulla Francia. Sul Venezuela sono rimasti ormai una mosca bianca nel sostenere Maduro. Ricordo che parte del potere conquistato da Maduro  viene dai finanziamenti dei narcotrafficanti. Tutti sanno che le elezioni che lo hanno portato al potere sono state taroccate. Quindi non si capisce più neanche quale sia la politica estera italiana. Unico dato in comune tra i due, è quello di picchiare addosso all’Unione europea e da una parte e dall’altra la volontà di non disturbare Putin. Questi i due portolani di riferimento.

Parliamo del Partito…
Vista  la situazione della sinistra  italiana che certo non aiuta a risolvere i problemi, il Partito Socialista è di fronte a una svolta. La mia opinione è che debba essere ragionevolmente perseguito l’obiettivo di mettere in campo un gruppo dirigente che, come abbiamo fatto noi a suo tempo, faccia a sua volta una scommessa. Vedo una collaborazione stretta tra chi ha l’esperienza e chi porta questo segno di novità anche di natura anagrafica e reputo decisiva l’unità interna per consentire alla comunità di continuare a vivere. Noi dimentichiamo spesso che siamo un’eccezione, perché dei partiti dell’otto-novecento noi siamo gli unici rimasti in piedi. Ma non dobbiamo vantarcene. È una singolarità, questa, che per essere mantenuta va alimentata ogni giorno con dei fattori nuovi. Quindi maggiore coinvolgimento dei gruppi dirigenti, rinnovamento interno da una parte e dall’altra evitare ogni forma di solitudine. Questo non è più tempo di giocare esclusivamente in proprio.

Daniele Unfer

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Ripensando all’Editoriale del Direttore di qualche giorno fa, titolato “Dopo l’Abruzzo”, convengo con lui nel ritenere che ogni elezione ha storia a sé, nel senso che gli orientamenti del corpo elettorale possono mutare anche abbastanza rapidamente – pur se il risultato di questi giorni sembra confermare una tendenza di voto che sta perdurando già da un qualche tempo – ma c’è invece un dato che pare mantenersi piuttosto costante, ed è l’apparente mancanza di “concrete” proposte, da parte della sinistra, quanto al dar risposta ai problemi con cui è chiamata a misurarsi la nostra società, quotidianamente o quasi, salvo che sia io a non accorgermi di proposte in atto, nonostante tutta l’attenzione che ci metto nel cercar di vederle (o a meno che il professarsi europeisti sia una proposta “concreta”, ma io stento ad interpretarla così).

    Ancora, prima di definirla “per di più incapace, come quasi sempre nella storia é accaduto, di unirsi e rinnovarsi”, secondo le conclusioni di detto Editoriale, io scorgo nella sinistra un’altra “incapacità”, ossia quella che dicevo – o almeno ho questa impressione – cioè a dire il non saper o voler entrare nel merito dei problemi prefigurando le relative soluzioni, e limitarsi invece a generici pronunciamenti, di tipo sostanzialmente “ideologico”, vedi ad esempio il dichiararsi anti sovranisti e anti populisti, che reputo essere un collante piuttosto debole per restare poi uniti allorché si debbano affrontare questioni che richiedono risposte poco o nulla ideologiche, risposte che possono venire massimamente, se non esclusivamente, da una sinistra riformista, proprio perché dovrebbe sapersi rinnovare (ed avere pertanto un “avvenire” superando la crisi in cui versa oggi la sinistra).

    Non sta a me dirlo, visto che non sono parte dell’attuale PSI, ma dal momento che appartengo comunque alla famiglia socialista, né sono indifferente rispetto a quanto succede in casa delle altre componenti della “diaspora”, mi auguro che dal Consiglio Nazionale PSI del 16 febbraio escano indicazioni di forte taglio riformista, in grado di entrare nel cuore dei problemi, dicendo ad esempio come può essere materialmente corrisposto il desiderio di sicurezza che viene dal Paese, o come non lasciar cadere, aggiungo io, il sentimento identitario che molti coltivano e che troppo spesso è stato ingiustamente minimizzato, se non apertamente osteggiato, perché a me sembra che solo in tal modo “possa germinare una sinistra con caratteristiche diverse” (e vero che la linea politica viene definita dai Congressi, ma ogni occasione è buona per parlarne).

    Paolo B. 13.02.2019

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