mercoledì, 18 Settembre, 2019

Riduzione Comuni. Cottarelli fa i conti senza l’Oste

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Taglio ProvinceIl Governo non posa ancora le forbici in materia di tagli alle spese e le ripassa sul vecchio slogan della Spending Review: i costi della macchina amministrativa.
“Ottomila comuni sono troppi, bisognerebbe pensare ad una riduzione che renda più facile il coordinamento”. Ha detto il commissario uscente alla Spending review, Carlo Cottarelli, in audizione alla commissione sull’anagrafe tributaria. “Questo faceva già parte delle misure di riduzione della spesa – ha ricordato Cottarelli – e renderebbe più facile il coordinamento. Ma poi non si è più tornati sull’argomento”. Il commissario ha anche precisato che con la legge di stabilità dovrebbe essere avviato il sistema di fabbisogni standard per i comuni. “Credo che la strada che è stata intrapresa, quella dei fabbisogni standard per ridurre i costi dei comuni sia la strada da seguire” ha sottolineato. “Penso – ha aggiunto Cottarelli – che già nel 2015 sarà possibile usare i fabbisogni standard per la ripartizione di almeno una parte del fondo di solidarietà dei comuni e credo che la legge di stabilità dirà qualcosa in questo senso”. Parallelamente, per le capacità fiscali standard, “il lavoro tecnico è stato completato in modo da poter utilizzare anche questo strumento nel 2015”.

Purtroppo però, per quanto le parole del Commissario dell’ex premier Letta siano condivisibili, resta tutto un affare in alto mare, e peggio ancora che emana lo stesso cattivo odore dei vecchi slogan abituati a sentire in questi ultimi mesi. La storia degli accorpamenti non è certo nuova, anzi proprio durante questa legislatura abbiamo visto “la scomparsa delle Province” con il Ddl Delrio che ha visto aumentare il rischio, reso noto anche dalla commissione Bilancio, che la riforma sul titolo V possa invece che ridurre, duplicare costi e funzioni della macchina amministrativa a livello locale, mentre invece l’obiettivo della riforma era proprio quello di snellire e riformare gli enti locali e i loro costi.

Tanto che il deputato socialista, Marco Di Lello, aveva espresso forti dubbi al riguardo: “È vero, alcune province spariranno, ma altre potranno risorgere trasformate in città metropolitane”. Più volte il deputato aveva espresso dubbi in merito sostenendo: “Non si può parlare di soppressione delle province, di riduzione dei parlamentari, dell’eliminazione di organi costituzionali seguendo una logica di mero risparmio. La democrazia non può essere considerata come un costo, ma un valore da difendere”.

Il problema dei costi degli enti locali non è certo recente, come spiegato in un articolo della voce.info la prima legge, la 142/1990, sui tagli ai comuni (in epoca repubblicana) nata per favorire i processi aggregativi dei piccoli comuni, in vista della loro fusione e fu un fallimento. La successiva strategia sugli incentivi economici (statali e regionali) all’aggregazione individuata con “leggi Bassanini” ha prodotto risultati modesti, favorendo perlopiù la creazione di enti che hanno il solo scopo di accaparrarsi le risorse disponibili. In questi ultimi anni con i tagli e il risanamento dei conti pubblici si è riusciti almeno ad arrivare al Dl 78/2010, che impone ai comuni di minori dimensioni l’obbligo di gestire in forma associata, mediante unione o convenzione, le proprie funzioni fondamentali.

Da allora si continua a mettere l’accento sui costi di Comuni e Province continuando a porre proroghe e dimenticando che nell’Iter di accorpamento vanno presi in considerazione prima di tutto i Comuni di maggiori dimensioni, i quali in caso di accorpamento dovrebbero gestire l’amministrazione, la gestione finanziaria e contabile e controllo, i servizi pubblici locali, e la pianificazione urbanistica. Per fare tutto questo occorre maggiore coordinazione e meno slogan tirati al vento.

In ultima analisi il rischio sempre corrente quando si tratta di tagli è quello di vedere i costi uscire dalla porta ed entrare dalla finestra, così come lo stesso Cottarelli, da tempo “licenziato” dal premier Renzi, che continua a stare sull’uscio e che anche oggi ha annunciato: “vado via il 31 ottobre”.

Maria Teresa Olivieri

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