lunedì, 14 Ottobre, 2019

Riduzione dei parlamentati: più populismo meno democrazia

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È iniziata alla Camera l’ultimo giro di boa per l’approvazione della legge costituzionale per la riduzione dei parlamentari. Una norma voluta dai 5 Stelle e imposta nel programma di governo come punto irrinunciabile per stringere il patto con il partito democratico. Se approvata definitivamente il numero dei deputati sarà ridotto da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200.

L’ultimo voto dovrebbe arrivare domani e si prevede che la riforma passi con una larga maggioranza, soprattutto se alla fine il centrodestra deciderà di votare “Sì” insieme a PD e Movimento 5 Stelle (Forza Italia e Lega hanno già annunciato il voto a favore). Se anche la riforma fosse approvata, comunque, non entrerà immediatamente in vigore. Nei tre mesi successivi alla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, infatti, potrebbe essere presentata una richiesta di referendum confermativo. La richiesta può essere presentata da un quinto dei membri di una delle due camere, da 500 mila elettori oppure da cinque consigli regionali. Il referendum confermativo, come quello che si tenne nel 2016 per decidere sulla riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi, non prevede quorum e stabilisce che la riforma venga respinta se i “No” superano i “Sì” anche di un voto soltanto.

Ritenuta in genere una misura che risponde a una forte domanda popolare, il taglio del numero dei parlamentari è stato molto criticato da diversi esperti e giuristi, poiché riducendo il numero di parlamentari diminuisce la rappresentanza degli elettori, rende i gruppi parlamentari più piccoli e facilmente controllabili da leader e segretari, e più in generale rischia di allontanare ulteriormente l’elettorato dalla politica.

“Nel ‘93 – commenta su Facebook Bobo Craxi – modificarono con due referendum incostituzionali la legge elettorale e i parlamentari si auto affondarono. Nel 2019 fanno di più lacerando la costituzione riducendo ai minimi termini la rappresentanza territoriale. La scelta è il populismo puro al posto della Democrazia Rappresentativa. Parlamenti fragili aprono la strada a soluzioni autoritarie e demagogiche. Poi non si venga a dire che l’Europa sottrae sovranità perché quella che c’è la si vuole poco a poco abolire”.

Dello stesso tono il commento di Luca Fantò Segretario regionale del PSI del Veneto. “L’Italia – commenta – non ha il più alto numero di eletti in rapporto alla cittadinanza e ridurre il numero dei parlamentari porterà ad un risparmio più simbolico che concreto. Oggi alla Camera dei Deputati è iniziato l’iter per l’approvazione non del taglio dei parlamentari ma del depotenziamento della rappresentanza democratica dei cittadini. I Deputati passeranno da 630 a 400, i Senatori da 315 a 200. Saremo il Parlamento più piccolo d’Europa. Ogni parlamentare rappresenterà oltre 150.000 cittadini. Ci saranno cittadine intere che non potranno avere un loro rappresentante. Impossibile pensare ad un rapporto diretto tra eletti ed elettori”.

Qual è allora il senso della riduzione dei parlamentari italiani? Per Fantò è quello di “allontanare il cittadino dai propri rappresentanti in Parlamento. E’ l’ennesimo tentativo dopo il fallimentare pseudo-maggioritario, non a caso soprannominato “Il Minotauro”, l’introduzione delle liste bloccate e l’ibrido ‘rosatellum’. Ora la riduzione di un terzo del numero di Senatori e Deputati. E poi sarà la volta del vincolo di mandato che, in mancanza di ideali comuni in grado di tenere uniti gli iscritti ai partiti e chi per essi si presenta agli elettori, come durante il fascismo, obbligherà ogni eletto ad una disciplina di partito non libera ma coatta. È al suicidio della nostra Repubblica a cui stiamo assistendo, al suicidio del Parlamento in quanto espressione della democrazia rappresentativa in Italia”.

“Noi socialisti della provincia di Vicenza – continua l’esponente socialista – lo abbiamo denunciato pochi giorni fa nel documento del Direttivo provinciale (allegato). Documento illustrato poi in Direzione nazionale del PSI. Noi socialisti del vicentino sollecitiamo tutte le forze politiche dei territori a rivoltarsi e segnalare ai propri organismi nazionali questo attacco alla democrazia italiana, alla nostra Costituzione. Invitiamo chi può avere realmente a cui la rappresentatività dei territori, a non cedere al timore di scontrarsi con un sentimento di ripulsa nei confronti delle Istituzioni che è stato imposto al sentire comune da forze politiche che sembrano attente più al proprio tornaconto elettorale che al benessere della democrazia”.

In un’intervista al Corriere della Sera il costituzionalista Massimo Luciani, spiega che la prima cosa che colpisce nell’operazione taglio dei parlamentari “è l’assenza di qualsivoglia analisi di impatto di questa riforma”. Ovverosia, prosegui il costituzionalista, “il risparmio mi sembra risibile rispetto alla posta in gioco” mentre “l’annunciata maggiore efficienza delle Camere non poggia su alcun elemento probatorio”.

Luciani, premette che come conseguenza di questa riforma, occorre mettere mano alla Costituzione, alla legge elettorale e ai regolamenti parlamentari, teme fortemente che “se per caso il governo dovesse cadere, esiste il rischio concreto di rimanere appesi a una riforma che, per ammissione dei suoi stessi sostenitori, sarebbe malfunzionante senza i correttivi”. E per evitare sorprese Luciani consiglia che il “pacchetto” di riforme venga varato “in un’unica soluzione”.

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