mercoledì, 13 Novembre, 2019

FUORI TUTTI

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Era tra i punti voluti dai Cinque Stelle per dare vita al nuovo governo. E il Pd lo ha accettato. Si tratta del taglio dei parlamentari, uno dei cavalli di battaglia dei pentastellati, che hanno sempre puntano sul taglio demagogico della rappresentanza come soluzione a tutti i mali. La commissione Affari costituzionali della Camera infatti ha approvato la riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. Hanno votato a favore partiti della maggioranza e contro Forza Italia (presente con un solo parlamentare) e +Europa. Assenti i deputati di Lega e Fratelli d’Italia. E’ stato votato il mandato al nuovo relatore Giuseppe Brescia, che è presidente della commissione. Il testo è atteso in Aula il 7 ottobre. Pd e Leu hanno chiesto che prima del voto di martedì 9 ci sia un vertice di maggioranza per definire il complesso delle riforme.

Il segretario del Psi Enzo Maraio e il senatore socialista Riccardo Nencini in una nota congiunta hanno sottolineato come una riforma del genere non possa essere a se stante: “Serve – hanno commentato – un ddl costituzionale che accompagni il taglio dei parlamentari perché vanno riviste le funzioni delle due Camere. In secondo luogo, è necessario che il taglio dei parlamentari sia accompagnato da una revisione della legge elettorale, perché con la rappresentanza ridotta al lumicino il sistema di voto diventa decisivo. Terzo, non può esserci alcuna revisione dell’articolo della Costituzionale che riguarda il vincolo di mandato. Infatti la proposta dell’introduzione di questo vincolo, come propone Di Maio, trasforma il parlamentare nel servo sciocco del padrone di turno, peggio ancora dei sistemi informatici utilizzati nelle piattaforme telematiche. Se non si concretizzeranno queste condizioni – hanno concluso – non c’è margine da parte dei socialisti per sostenere questa riforma”.

Riccardo Nencini ha anche risposto a un appello pubblicato oggi da “un sedicente appello promosso da alcuni ex socialisti iscritti da anni al Pd – da Claudia Bastianelli a Di Lello, che abbandonò il partito da deputato socialista, da Cesare Marini a La Ganga. Invitano gli iscritti al PSI ad aderire in massa al Pd e naturalmente abbondano in offese. Non ho dubbi: appello da cavalier serventi sponsorizzato da una manina. Rispondo subito: grazie, ho già il mio partito”. “Per di più – ha concluso Nencini – hanno carpito la firma di Pierpaolo Nenni che ha prontamente smentito (e, pare, di altri). Hanno fatto la loro scelta: affari loro. Sputano nel piatto dove hanno mangiato: male. Se ne stiano nel Pd e non rompano le scatole”.

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