lunedì, 21 Settembre, 2020

Rielaborare l’istituto giuridico
della prescrizione

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Il Comune di Roma è sotto i riflettori negli ultimi giorni dopo le intercettazioni e gli arresti in seguito all’operazione denominata “Mafia Capitale”. Ventinove le persone arrestate, otto ai domiciliari e numerosi indagati tra cui l’ex sindaco Gianni Alemanno. Il procuratore romano Giuseppe Pignatone ha smascherato il sistema criminoso alla base degli appalti e dei loschi affari legati all’amministrazione capitolina. Vere e proprie “organizzazioni mafiose” che gestiscono il riciclaggio di denaro, i finanziamenti pubblici del Comune e le municipalizzate, usura, estorsione e appalti. La deprecabile condotta dei pubblici ufficiali, incarnati da consiglieri comunali, assessori e dipendenti pubblici, ricevevano tangenti e altri “bonus” creando un danno, oltre che economico, morale in seno alla nostra sfilacciata società.

In Italia il reato di corruzione è trattato dal Codice penale e distingue diverse fattispecie. I casi particolari di corruzione sono: per l’esercizio della funzione,; di persona incaricata di un pubblico servizio; in atti giudiziari; atto contrario ai doveri d’ufficio. La pena per il reato di corruzione va da una reclusione minima di due anni a un massimo di cinque. Invece, in base all’articolo 318 del Codice penale, il pubblico ufficiale reo di corruzione che riceve, per sé o per un terzo, in denaro o altre utilità, una retribuzione che non gli è dovuta, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei mese a tre anni. È da considerare però che in Italia la macchina della giustizia è lenta e farraginosa tanto che in molti casi il reato cade in prescrizione. Infatti, la maggioranza dei processi per corruzione si prescrive per decorrenza dei termini, senza che si arrivi a una condanna definitiva. Il legislatore, dunque, deve intervenire in profondità sulla “prescrizione”. Non lo chiedono solo i cittadini italiani, stanchi e sfiduciati di dover convivere ogni giorno con notizie di arresti per tangenti e mazzette. La rielaborazione della prescrizione è sollecitata sia dall’OCSE sia dal “Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione”(Greco).

La corruzione in Italia più che un problema è un vero e proprio dramma sociale, morale ed economico. Secondo un calcolo effettuato dalla Corte dei Conti, nel 2012, la corruzione rappresenta una tassa occulta di 60 miliardi di euro all’anno per il Paese: circa 1000 euro per ogni cittadino. L’organizzazione internazionale “Transparency International” pone l’Italia al 69° posto nel mondo e 1° in Europa. C’è da domandarsi se si sta peggio oggi che nel 1992. In Francia, per esempio, l’azione penale si prescrive in 10 anni dalla commissione del reato per i “crimini” (i reati più gravi), in 3 anni per i “delitti” e in un anno per le contravvenzioni. A differenza dell’ordinamento italiano, quello francese prevede che il termine di prescrizione venga interrotto da qualsiasi atto di istruzione o di accusa. Quindi se una persona viene indagata e il processo procede, seppur lentamente, la prescrizione non può intervenire. Devono passare 10 anni dal compimento dell’ultimo atto dotato di efficacia interruttiva perché l’azione si prescriva.

Il legislatore, nel nostro paese, potrebbe aumentare i tempi di prescrizione e prevedere una nuova disciplina dell’interruzione del termine di prescrizione. Questo avrebbe un impatto determinante sulla lotta alla corruzione. Il nostro sistema giudiziario ha una falla per cui le tattiche degli avvocati mirano a far scadere il termine. Queste subdole strategie non avrebbero più senso in un sistema che sospende la prescrizione con l’incriminazione, o al compimento di un qualsiasi atto processuale. Inoltre il carico dei procedimenti sui tribunali, oggi insostenibile, risulterebbe alleggerito. Non potendo sperare nella prescrizione durante il corso del processo, molti imputati troverebbero conveniente accedere a riti alternativi, che concedono delle riduzioni di pena nel caso vi ricorressero. La prescrizione della corruzione diventerebbe un effetto deterrente. Anzi, si eliminerebbe la quasi certezza dell’impunità per corrotti e corruttori.

Manuele Franzoso

 

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