sabato, 8 Agosto, 2020

POPULISMO GIUDIZIARIO

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Gli avvocati penalisti a braccia incrociate fino al 25 ottobre per lo sciopero iniziato lunedì scorso per cercare di fermare la riforma della prescrizione avanzata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. L’astensione dalle udienze come forma di protesta contro la norma che “di fatto abroga – sostiene l’Unione Camere Penali Italiane – la prescrizione del reato dopo la pronunzia della sentenza resa dal giudice del primo grado”. La norma entrerà in vigore dal primo gennaio del 2020 e contro la quale i penalisti avevano già scioperato e lanciato un appello al capo dello Stato a non firmare la legge, quando un anno fa fu approvata nell’ambito della cosiddetta “spazzacorrotti”. L’Ucpi ha anche invitato tutte le camere penali territoriali a organizzare manifestazioni sui territori “per comunicare ai cittadini la verità sulla riforma”.
Una riforma che l’Ucpi ha definito sciagurata: “Il ministro della Giustizia – hanno ribadito i penalisti – ha dichiarato che nessun intervento è previsto su quella norma, ed è inverosimile il proposito, pure avanzato dal Guardasigilli, di un intervento sui tempi del processo penale prima dell’entrata in vigore della riforma della prescrizione, cioè entro il 31 dicembre 2019″. Per Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere Penali, si tratta di “una riforma sciagurata perché è in gioco il diritto di ogni persona, sia essa imputata o persona offesa, a non rimanere in balia della giustizia penale a tempo indeterminato”.

Alla protesta dell’Unione delle Camere Penali Italiane “contro una legge che riteniamo ingiusta e anticostituzionale” ha aderito con convinzione il Psi. “La condivisione dei valori fondamentali dello Stato di diritto, del principio di legalità e delle garanzie processuali sono i motivi della nostra adesione alla mobilitazione” ha affermato il segretario del Psi, Enzo Maraio. Maraio, in una lettera rivolta al presidente dell’Unione delle Camere Penali, Gian Domenico Caiazza, ritiene che sia “una battaglia di civiltà” e aggiunge che “i nostri iscritti sono a fianco dei penalisti in tutte le città e in tutti i fori d’Italia”. “Il Psi ritiene – si legge ancora nella lettera – che il populismo giudiziario di cui è pericolosamente intrisa questa riforma della prescrizione penale rappresenti un vero pericolo per lo Stato democratico”. “Si rischia che il processo divenga un ‘anticipo’ della pena, se non la pena stessa, anche per chi è innocente. I Socialisti chiedono una riforma organica della giustizia e una durata ragionevole dei processi, non solo per individuare il prima possibile chi si macchia di gravi reati, ma soprattutto per evitare il pericoloso rischio in cui un innocente è sottoposto a processo per tempi interminabili. Diritti – si legge in conclusione – riconosciuti e protetti dalla nostra Costituzione”.

Per Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere Penali “è in gioco, molto semplicemente, il diritto di ogni persona, sia essa imputata o persona offesa, a non rimanere in balia della giustizia penale a tempo indeterminato, secondo le capacità o l’arbitrio dello Stato, e per esso dell’Autorità Giudiziaria, di definire il processo penale che la riguardi”. Caiazza ha spiegato, aprendo venerdì scorso il congresso straordinario a Taormina, che l’Ucpi ha predisposto “uno schema completo dei tempi di prescrizione dei reati aggiornato alla riforma Orlando, quindi a norma vigente. Occorre svelare l’inganno, la grande truffa informativa alimentata cinicamente dai sostenitori di questa vergognosa riforma. La nostra arma è questa: la verità dei fatti nudi e crudi, che dobbiamo riuscire a contrapporre alla forza violenta e furiosa delle fake news, della comunicazione emotiva, allusiva, viscerale, che vive solo a condizione che la verità non sia narrata e perciò conosciuta”.

“La riforma Bonafede della prescrizione, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo primo gennaio e che di fatto abroga la prescrizione del reato dopo la sentenza di primo grado, oltre ad essere delirante, perché è una gravissima inciviltà giuridica, andrà ad incidere su una piccolissima parte dei processi, per l’esattezza sul 30% del 10% del totale dei procedimenti”, ha poi sottolineato Caiazza, “i processi che si concludono per prescrizione sono il 10% del totale. In questo 10%, quelli in cui la prescrizione matura prima della sentenza di primo grado sono il 70%. La riforma va quindi ad incidere sul 30% del 10% di tutti i processi. È evidente che si tratta di una riforma manifesto, il cui unico obiettivo è avere un titolo sui giornali”. Per Caiazza, “con questa riforma è come se si volesse intervenire sul problema del deterioramento del cibo togliendo la data di scadenza, anziché cercando di agire sui fattori per cui abbiamo del cibo in eccesso in vendita, come può essere la quantità prodotta”.

Il numero uno dell’Ucpi ha poi lanciato un grido di allarme: “Ci sta per esplodere una bomba atomica nei tribunali. Chiediamo che almeno il ministro tenga fede a quello che aveva promesso, cioè che si intervenga anche sulla durata dei processi. I tempi delle prescrizioni sono già lunghissimi, parliamo di reati per i quali la prescrizione è di 60 anni, come nel caso del sequestro di persona a scopo di estorsione, o di 40 anni, com’è per l’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti”. “Inoltre – prosegue – la recente riforma Orlando ha aumentato i termini della prescrizione per alcune tipologie di reato, come per la corruzione in atti giudiziari, con la prescrizione passata da 25 a 30 anni, o per la corruzione per l’esercizio della funzione, i cui termini di prescrizione sono passati da 10 a 12 anni”.

A parlare di lesione dei diritti dell’imputato è anche Mauro Gallina, giudice del Tribunale di Milano e presidente dell’Anm del distretto milanese per il quale il blocco della prescrizione aumenterà ancora di più i tempi della giustizia. “La priorità – ha detto – è una riforma complessiva del processo, promessa da tutti i governi almeno negli ultimi venti anni, che abbia al centro una riflessione seria della sostenibilità del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale”. “Bisogna essere consapevoli del fatto – ha aggiunto Gallina – che il nostro sistema non è in grado di sopportare ogni anno più di un certo numero di dibattimenti dove, peraltro, le sentenze di assoluzione sono circa la metà”. Gallina ha poi elencato i numeri, elevati, della sua sezione, composta da 6 giudici e che si occupa di reati contro la Pa: “Sono circa 600 i procedimenti monocratici e oltre 50 quelli collegiali. Però sono sufficienti due processi, come il Ruby ter o quello sulle tangenti Eni in Nigeria al momento in corso, per bloccare un collegio un paio di anni”.

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