martedì, 11 Agosto, 2020

Riforma Scuola. Sotto esame gli insegnanti

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Scuola-InsegnantiPiù volte si sono levate voci sul sistema scuola del nostro Paese, in queste ore il governo annuncia una riforma che però non farà leva sul sistema, ma sui loro insegnanti. Il piano di Riforma elaborato dal neo ministro all’Istruzione, Stefania Giannini, e dal sottosegretario Roberto Reggi – di cui peraltro non si trova il testo definitivo – è una sorta di benefit per gli insegnanti che lavoreranno di più: in sintesi più ore per tutti i docenti, 36 a settimana, e aumenti di stipendio.
Tra un paio di settimane, il 15 luglio, stando alle voci che circolano in queste ore negli ambienti del governo, si aprirà il percorso della consultazione generale con la presentazione del piano di riforma alla stampa e agli addetti ai lavori. Nel frattempo però sulla Riforma si denuncia un’incongruenza proprio da coloro a cui è rivolta: gli insegnanti sanno bene che al momento le ore lavorative oggi sono 18, ma solo sulla carta  perché in questo conto non vengono comprese  le ore extra, a cominciare da quelle per la preparazione delle lezioni e per la correzione dei compiti.

Sul piede di guerra chiaramente i sindacati che hanno attaccato il MIUR sul punto in cui la Riforma annunciata punta a equiparare, per gli insegnanti, le ore lavorative italiane ed europee: “I docenti italiani lavorano quanto i loro colleghi europei e in alcuni casi anche di più, basta considerare che le ore di insegnamento sono di 60 minuti e non di 45 o 50 come in altri Paesi Ue – fa sapere Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – Non è possibile annunciare una riforma di questa portata partendo da dati falsi e se il Miur intende ‘spremere’ ulteriormente gli insegnanti, sulle cui spalle gravano incombenze burocratiche che nulla hanno a che vedere con la professione docente, noi ci opporremo fermamente invitando tutta la categoria a scendere in piazza”.

Nella sostanza la riforma punta a utilizzare le ore “perse” durante l’anno con corsi di recupero fino alle 22. Poi poiché l’anno lavorativo dura mediamente 230 giorni e quello della scuola solo 208, nel piano quei ventidue giorni di differenza vanno recuperati a giugno inoltrato. Per quanto riguarda poi le supplenze si dovrebbe poi ricorrere in maniera massiccia alle chiamate interne rispetto alle esterne, ben più dispendiose per il Ministero dell’Istruzione.

Novità importanti invece per quanto riguarda le assunzioni per gli insegnanti. Priorità sarà quella di svuotare il più possibile le graduatorie d’istituto, che ancora vedono parcheggiati oltre 150mila docenti. Si diventerà insegnanti solo con la laurea magistrale (3 anni più 2) e una stagione di tirocinio in classe, in aggiunta, verrà previsto un esame per l’abilitazione, propedeutico per accedere ai concorsi a cattedre.

Ma in sostanza il vero problema nel sistema scuola è lo stesso di quello delle PA: poca meritocrazia e le colpe di alcuni finiscono spalmate su tutti. Un metodo che dovrebbe essere insegnato a scuola per come rappresenta bene il nostro Paese.

Maria Teresa Olivieri

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