domenica, 25 Ottobre, 2020

Riforme, torna il muro contro muro

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Grasso-Senato-RiformeEppure sembrava che potesse esserci un accordo per evitare il caos in Senato. Invece ognuno è rimasto sulle proprie posizioni. Chiti aveva infatti presentato una proposta, “condivisa con i colleghi che sostengono la maggioranza” che prevedeva in sintesi di ridurre gli emendamenti e concentrare il confronto sulla riforma attorno a grandi temi, votare entro agosto alcune decine di emendamenti fondamentali e poi la prima settimana di settembre le dichiarazioni e il voto finale. Una proposta subito accolta dal Pd che con il suo capogruppo al Senato Zanda chiedeva però l’accordo di tutti i gruppi del Senato. L’ok era arrivato anche da Forza Italia purché si mantenesse in piedi l’accordo del Nazareno che per i forzisti rimane il punto imprescindibile. Anche il governo aveva detto, con il ministro Boschi di essere “come sempre disponibile a trovare ulteriori punti di incontro per cambiare il ddl costituzionale”. Risposta positiva era arrivata anche da Ncd.

Restavano contrari però Lega, M5s e Sel che si sono detti indisponibili a ritirare gli emendamenti. Insomma dopo una mattinata di riunioni, incontri, dichiarazioni e tentativi di mediazione tutto torna al punto di partenza con un nulla di fatto e con il presidente Grasso che dopo la conferenza dei capigruppo ha affermato che il tentativo di mediazione “ha avuto esito negativo, per cui stiamo riprendendo le votazioni. I lunghi tentativi, anche con la sospensione dei lavori d’Aula sono stati vani. Ho fatto tutto il possibile per favorire al massimo qualsiasi soluzione – ha detto Grasso – ma devo prendere atto con rammarico che dobbiamo riprendere le votazioni”.

Ma alla ripresa dei lavori è stata subito bagarre. Quando si stava votando l’articolo 1 del ddl costituzionale del governo, l’Aula si stava occupando di un emendamento di Sel sul Senato elettivo e la riduzione dei deputati, si è infiammata l’Aula con uno scontro tra maggioranza e opposizione. Di fronte al rischio di votare subito con voto segreto il Senato elettivo e la riduzione del numero dei deputati, è stato chiesto dal Pd il voto per parti separate. Ma il relatore Roberto Calderoli ha fatto notare che non si reggerebbero da soli i commi seguenti. E allora il Pd ha proposto l’inversione dell’ordine del giorno anticipando il voto su un emendamento successivo dei relatori scatenando le proteste di M5s e Sel: “E’ un trucco, un artificio per non fare il voto segreto”. E al momento del voto si è scatenata rissa e la seduta sospesa. “L’interruzione lavori – ha commentato il Senatore Zanda – è uno dei comportamenti più gravi. Se i senatori M5S pensano di intimidire i senatori Pd si sbagliano di grosso. Possono strillare quanto gli pare, possono fischiare e insultare, ma noi faremo il nostro dovere fino all’ultimo minuto”.

A Sel invece ha risposto il sottosegretario Luca Lotti: “Ho visto che Sel chiede a Renzi di cambiare linguaggio. La maggioranza degli italiani ha chiesto a Renzi di cambiare il Paese. Credo che Renzi ascolterà undici milioni di italiani, non sette senatori di Sel, divisi tra loro”. Nessun tavolo di confronto: prima ritirino gli emendamenti, è il senso. Il premier intanto prepara il suo discorso su clima politico di questi giorni e scenari futuri in vista della direzione del Pd, che resta convocata per giovedì 31 luglio. Anche Lotti accenna a scenari futuri, comunque, mandando a Sel un messaggio chiaro: “Mi pare che Sel abbia una posizione di principio che non condividiamo ma che rispettiamo. E’ evidente che a mio giudizio questo preclude ogni alleanza futura, soprattutto sul territorio. Non so voi, ma io un accordo politico con chi distrugge la Carta non lo farei”. La risposta a Lotti non si è fatta attendere. Ed è arrivata direttamente dal leader di Sel Nichi Vendola. “7 senatori Sel che non si piegano a ricatti – scrive su Twitter – sono problema Italia? E i nuovi Padri della Patria sono Berlusconi e Verdini?  lottistaisereno”.

Approvato invece un emendamento, proposto dal Pd, sulla parità di genere che promuove l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza con le senatrici del Partito Democratico  che hanno affermato che “la parità di genere in Costituzione è una vittoria storica. Per l’Italia si tratta di un passo decisivo verso la civiltà”. Una approvazione accolta positivamente da Pia Locatelli: “Ogni passo avanti per affermare una rappresentanza equilibrata di uomini e donne nelle istituzioni è un importante segno civiltà. Siamo grate alle colleghe senatrici Fedeli e Cirinnà per aver assunto l’iniziativa e conseguito il risultato. Ci auguriamo adesso – ha concluso la deputata socialista – che il Senato faccia altrettanto nella legge elettorale, accogliendo gli emendamenti bipartisan che avevamo presentato alla Camera vergognosamente bocciati dal voto segreto”.

Ma ora il punto è che cosa succederà dopo l’empasse di oggi. Il muro contro muro non porta a nulla. La maggioranza non può accettare un’agenda imposta dall’opposizione ma allo stesso tempo non è immaginabile uno scontro frontale e continuo su un tema che riguarda le regole condivise e quindi di tutti, opposizione inclusa. Si dovrà arrivare necessariamente a una nuova mediazione dove ognuno sia disponibile a cedere qualcosa. Ma il vero problema, che poi si rovescia sulle riforme, probabilmente è un altro: la legge elettorale. Legge studiata a lungo dal governo Renzi ma che evidentemente sta non piace a nessun se non a chi da quella legge può trarre benefici.

Per ora il governo va avanti. “Siamo molto sereni. Stiamo facendo le riforme per il bene del Paese e perciò andremo avanti a lavorare”. Ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. “Il governo – ha concluso – ha già fatto diverse aperture. La nostra buona volontà è molto evidente, l’ha dimostrata il ministro Boschi aprendo su diversi punti. Ma abbiamo il dovere verso i cittadini di non interrompere le riforme”.

Daniele Unfer

 

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