martedì, 20 Ottobre, 2020

Rigenera, architettura e musica. Festival a Reggio Emilia

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Col titolo di buon auspicio, Rigenera, è in corso a Reggio Emilia, dal 14 settembre al 30 ottobre, un festival dell’architettura, articolato in convegni, tavole rotonde, passeggiate, laboratori, spettacoli, perché pensare e progettare la città del domani significa soprattutto relazionarsi ai modi del vivere e dell’abitare dentro le coordinate di natura e arte.

 

Momento clou di questo pensare e progettare collettivo, il bel concerto ambientato nello spazio ideale di un Chiostro rinascimentale, quello appartenente al complesso monumentale di San Pietro, che nella sua architettura improntata ai criteri della sezione aurea ben si correlava alle musiche in programma. Vere e proprie architetture sonore, per la complessità della costruzione e l’attivazione di parametri costruttivi basati sul numero, sulle proporzioni, sul rapporto con lo spazio e la componente fisico-acustica del suono: L’Arte della fuga di Johann Sebastian Bach, di cui sono stati eseguiti alcuni contrappunti, trascritti per ensamble strumentale, Density 21, 5 di Edgar Varese, Persephassa di Jannis Xenakis. Opera monumentale la prima, costruita su una semplice melodia iniziale, sottoposta a mirabolanti trasformazioni; esplorazione del suono la seconda, lungo il percorso di una monodia per flauto solo, distribuita nell’arco di una manciata di minuti, dove il titolo allude alla densità, ovvero al peso specifico del platino, materiale con cui era costruito il flauto del dedicatario del brano; e infine la composizione di Xenakis, architetto, ingegnere, oltre che compositore, concepita per sei gruppi di percussioni, ognuno agito da un esecutore, disposti circolarmente nello spazio attorno al pubblico. Un programma che nei nomi dei compositori e nella tipologia dei brani suggeriva percorsi incrociati tra scienza, musica, architettura; dove l’arte dei suoni, non solo arte del tempo, si manifestava anche come arte nello spazio, materia in vibrazione risuonante nell’aria, in un ambiente eletto a ulteriore cassa di risonanza. Intreccio e corrispondenze di nomi, Varese e Xenakis collaborarono con l’architetto Le Corbusier all’allestimento dello storico padiglione Philips all’Esposizione universale di Bruxelles del 1958, lungimiranza degli imprenditori del tempo, che preferivano ideare realtà complesse di iterazione tra suono, luci, spazio, autentica dimensione multimediale ante litteram, anziché esporre semplicemente i lor prodotti.

 

Dopo le rigorose vibrazioni eteree di Bach e Varese, l’impatto sonoro, violento, selvaggio di Persephassa ha catapultato gli spettatori dentro un mondo sconosciuto, primitivo, per così dire, dove il suono si è rivelato in tutta la sua energia vibratoria (pelli, metalli, lastre), materia in vibrazione appunto, quale è specificamente la musica che non a caso Varese amava definire come “organizzazione di suoni”.

Forti emozioni, dunque, dovute oltre che alla suggestione del luogo, ideale come si è detto, alla straordinaria bravura degli interpreti, il solista Giovanni Mareggini, flautista dell’Icarus Ensemble, cui si deve la progettazione dell’evento, a cui si è aggiunto un gruppo di studenti e neodiplomati dell’Istituto Musicale di Alta Formazione Peri-Merulo.

 

Una lunga preparazione, rientrata in un progetto formativo che si è offerta ad un pubblico numeroso raccolto nel suggestivo chiostro cinquecentesco e rimasto fedele al secondo appuntamento, essendo il primo saltato la settimana prima per ragioni metereologiche.

Un ritorno alla vita culturale nel segno di quella rigenerazione che tutti si auspica possa seguire a questi tempi difficili, dove il solo riascoltare musica insieme si anima di nuovo entusiasmo e nuova vitalità.

 

Daniela Iotti

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