martedì, 29 Settembre, 2020

RIMANDATO A SETTEMBRE

0

L’approdo della legge elettorale, nell’aula della Camera dei deputati, è stato rimandato a settembre.
Inizialmente, la discussione generale era prevista per il 27 di luglio. Tuttavia le divisioni nella maggioranza e le altre sfide che il governo si trova ad affrontare hanno contribuito a rimandare la decisione in autunno, dopo il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari e le elezioni regionali, entrambe le consultazioni fissate per il 20 e 21 settembre prossimo.
Diversi fattori hanno contribuito allo slittamento dell’approdo in Aula della legge elettorale: i conflitti che attraversano le forze politiche di maggioranza e le tecniche ostruzionistiche delle opposizioni di destra.
Sul tema della riforma del formato elettorale si è assistito a un’accelerazione da parte del Pd che voleva portare la riforma all’esame dell’Assemblea di Montecitorio prima della pausa estiva dei lavori, in modo da incassare il primo via libera da parte dei uno dei due rami del Parlamento.
Sulla stessa linea, almeno ufficialmente, il Movimento 5 stelle, mentre si è registrata la netta contrarietà di Renzi e qualche dubbio dai piccoli partiti della sinistra, in particolare sulla soglia di sbarramento.

La prova di forza di Italia Viva ha portato al definitivo slittamento della riforma in autunno.
La decisione dilatoria dei renziani ha mandato su tutte le furie gli esponenti del Pd che hanno accusato i fuoriusciti di non rispettare gli accordi che le forze della maggioranza giallorossa avevano sottoscritto un anno fa, all’insediamento del Conte-bis.
Infatti, il testo base della nuova legge elettorale, frutto dell’accordo di maggioranza, si è reso concreto con il deposito il 9 gennaio, alla Camera dei deputati, della proposta definita Brescellum, dal nome del Presidente della Commissione Affari costituzionali, il grillino Giuseppe Brescia.

 

Il Brescellum si presenta come un sistema elettorale proporzionale, con soglia di sbarramento al 5%, prevede inoltre un possibile diritto di tribuna per le formazioni politiche minori.
La proposta di legge a prima firma Brescia si compone di soli tre articoli: prevede il superamento dei collegi uninominali previsti nella legge elettorale in vigore; innalza la soglia di sbarramento nazionale dal 3% portandola al 5%, introducendo una seconda soglia del 15%, valido a livello regionale per la Camera, per le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute; stabilisce un diritto di tribuna per i partiti minori.

 

Inoltre, il testo depositato alla Camera non cambia i listini bloccati previsti dal Rosatellum. Il tema delle preferenze e della lunghezza delle liste non è stato oggetto dell’accordo di maggioranza, lasciando la deliberazione al confronto nelle aule parlamentari.
Da sottolineare che l’eliminazione dei collegi uninominali, la reintroduzione di collegi plurinominali e l’eliminazione del collegamento tra liste – in sostanza le alleanze in coalizione prima del voto – comporta una profonda modifica del sistema politico, mettendo in soffitta venti anni di bipolarismo forzato.
Numerose le reazioni politiche. Dal Partito Democratico, si alza la voce del deputato Emanuele Fiano: “Si era deciso di lavorare a una nuova legge elettorale partendo da un accordo di maggioranza prima di tutto. Ora che i renziani hanno cambiato idea, ci guarderemo attorno. Noi abbiamo un unico modo di fare politica, scegliere obiettivi politici. Così abbiamo fatto quando abbiamo contribuito a costituire questo governo, e poi all’inizio dell’anno quando insieme a 5S e IV abbiamo stipulato un accordo sul modello di Legge elettorale e sul fatto che la sua approvazione fosse una priorità. Se Italia Viva ha cambiato idea, questo è un problema politico, perché l’esigenza di accompagnare il referendum per il taglio dei parlamentari ad una revisione elettorale e costituzionale è un’esigenza politica fondamentale a tutela dei diritti di uguaglianza degli elettori”.

 

Italia Viva sbarra la strada a ogni ipotesi di riforma della legge elettorale prima dello svolgimento del referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.
Ettore Rosato, presidente di Italia Viva, ha dichiarato: “Portare quel testo in Aula, con voti risicati di maggioranza, sarebbe stato un suicidio annunciato e forse voluto. I meccanismi parlamentari del voto segreto l’avrebbero affondata. Mi sembra che la priorità del Paese non sia la legge elettorale per il 2023: difficilmente qualcuno convincerà gli italiani che hanno perso il posto di lavoro che noi dobbiamo litigare su questo invece che concentrarci sulle misure per far ripartire l’economia. Parleremo di legge elettorale quando avremo deciso – conclude il Vicepresidente della Camera dei deputati – come spenderemo i soldi del Recovery fund e Mes e quando la cassa integrazione arriverà puntuale come dovrebbe essere in un Paese normale”.

 

Alle osservazioni del deputato renziano, risponde per le rime il dem Fiano:
“Non mi trova per niente d’accordo la tesi strumentale che ci siano problemi più importanti da affrontare perché è vero che dobbiamo occuparci del lavoro, delle imprese e delle famiglie ma è vero anche, come sa benissimo Ettore Rosato, che un Paese per rispondere prioritariamente ai bisogni materiali, deve avere istituzioni funzionanti e rappresentative”.
Dal fronte pentastellato, Di Maio afferma: “Il taglio dei parlamentari dovrà essere accompagnato da una nuova legge elettorale che sia rappresentativa al massimo. C’è un accordo tra le forze politiche di maggioranza e va rispettato. Bisogna dimostrare serietà. Il taglio dei parlamentari”, continua il Ministro degli Esteri, “è uno di quei momenti che difficilmente dimenticherò. Si tratta di una delle tante promesse mantenute dal Movimento. Il 20 e il 21 settembre si voterà anche il referendum sul taglio dei parlamentari, una riforma che ho fortemente voluto e per cui sono stato attaccato in ogni modo”.
Il nodo politico vero rimane quello della composizione numerica delle nuove Camere.

 

Difatti, se passasse il referendum costituzionale, s’imporrebbe la necessità di ridisegnare i collegi elettorali, per garantire la rappresentanza ed evitare storture che il Rosatellum, con la riduzione dei seggi, inevitabilmente comporterà.
Nello stesso tempo sarà necessario ripensare la soglia di sbarramento, in modo da garantire alle forze politiche minori la rappresentanza parlamentare e assicurare maggiori spazi di agibilità democratica.

 

Paolo D’Aleo

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply