sabato, 7 Dicembre, 2019

Scrive Rino Capezzuoli:
Ex Ilva: il fallimento di un popolo

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Vi racconterò la storia recente vista da un ex contadino toscano ,oggi pensionato settantenne. Da bambino andavo con i miei familiari a protestare nel piazzale di una fattoria toscana appartenente ad una grande famiglia di nobili radici perchè si riteneva ingiusto la divisione dei prodotti tra mezzadri e padronato. Poi negli anni 60 la fattoria incitò i contadini a lasciare i poderi e le case poichè si poteva lavorare con i trattori e le macchine che fino ad allora erano quelle comparse durante la prima guerra mondiale per sostituire gli uomini morti per la patria nelle trincee del Carso. e poi quelli che se ne volevano andare dal fare il contadino perchè troppo disagiate le condizioni di vita. Iniziò la corsa verso le città, il boom dell’edilizia l’espansione ad ogni costo, bastava guadagnare qualcosa e fare qualcosa tutto si trasformava in denaro, c’era” il boom economico ” per qualcuno e per altri il boom del lavoro. sembrava un accoppiata che funzionava ma la realtà si dimostrò successivamente un’altra.

Intanto le fattorie agricole a gestione industriale non rendevano più come quando c’erano i contadini a lavorare nonostante i soldi pubblici del piano verde che comunque vennero spesso usati dal padronato agricolo per insediarsi nel tessuto industriale con le stesse logiche di gestione dell’agricoltura che presto mostrarono tutti i loro limiti, poichè non si era capito il positivo apporto del sindacato pur con i suoi limiti.Giungemmo così al 1975 cioè alla prima crisi petrolifera che mostrò i limiti della strada intrapresa ed alla quale l’Italia non rispose in alcun modo se non con una manovra tutta finanziaria “il ministero delle partecipazioni statali” che acquistava imprese decotte a prezzi esorbitanti e poi dopo un po di anni le rese allo stesso padronato svendendole. ed iniziò il nostro grande debito pubblico
Mentre in Germania i sindacati furono ammessi nei consigli di amministrazione delle aziende industriali in Italia venivano additati negativamente quei padroni più” morbidi” verso i lavoratori e la questione dell’apporto dei lavoratori all’impresa fù accantonata con piena soddisfazione di tutti.

Poichè ciò avrebbe segnato la necessità di un serio impegno di tutti verso lo sviluppo industriale del nostro paese. Persa quella occasione necessaria fino ad oggi nessuno si è più posto il problema di un vero piano industriale per il paese. l’Italia è rotolata fino ai giorni nostri con la situazione che si è andata sempre più aggravando con la mondializzazione del mercato e non del lavoro, dove si sono ampliate a dismisura le disuguaglianze e lo sviluppo fra le varie aree del pianeta. IL capitalismo ha bisogno di residui ambientali e di residui umani per andare avanti Veniamo ALL’EX ilva: che un padrone per di più multinazionale abbia come primo principio quello di guadagnare sempre di più NON dovrebbe meraVigliare nessuno. d’altra parte siamo abituati agli incidenti sul lavoro365 operai morti dal 1995 ad oggi all’ILva, i nazisti nelle loro rappresaglie facevano 1 a 10 ed eravamo in guerra che gli operai debbano essere quelli che ci rimettono . salute ,famiglia, licenziamentied ance la vita, se non si guadagna abbastanza è alquanto scontato ed è poca cosa. Perchè spendere per risanare..meglio lasciarli morire di cancro tanto ce ne sono tanti da sfruttare..importante è produrre e guadagnare se non in italia in africa , in asia dove costano di meno che poi si possa risanare può anche essere, basta che non siamo noi povere multinazonali a pagare poichè noi siamo abituati solo a riscuotere… se vogliono la salute che se la paghino magari due volte…in busta paga e poi quando vanno dal medico e che stiano più attenti sul lavoro perchè in molti casi sono loro stessi la causa degli incidenti…

VENTIMILA famiglie senza lavoro non sono un problema basta far morire in mare 20000 estracomunitari e fare lavorare gli operai di Taranto nei campi a tre euro l’ora, due problemi risolti. A parte le provocazioni, oggi si torna a parlare di un piano industriale per l’Italia , come al solito in emergenza drammatica ma fortunatamente se ne parla bene o male. IL parlarne non significa trovare soluzioni che sono comunque difficili e per le quali ci vuole tempo e denaro. Lasciamo perdere il ruolo inadeguato della politica e vediamo invece come si è posto il problema. OCCUPAZIONE CONTRO SALUTE sembra questo il falso problema da risolvere. NON scienza e SVILUPPO ed innovazione contro inquinamento e modo di produrre Oggi i problema per l’italia e per il mondo è di evitare la distruzione del pianeta perchè ancora non abbiamo un altro luogo da abitare per questa umanità.

Non siamo coscienti di questa situazione ,nè nei paesi sviluppati nè nelle altre parti del pianeta , ci manca la cultura con la E maiuscola non solo quella ecologica ed industriale. Ci manca il buon senso e la stessa idea di civiltà è messa in dubbio da una economia dissennata e dalla mentalità che alimenta nel mondo, facendolo rotolare verso il precipizio. Ora venendo al rapporto salute occupazione vi sono vicino a noi esempi di rtisanamento di acciaierie già risanate(austria ,germania) che producono senza inquinare. Quindi il risanamento è solo una questione di volontà..e di soldi Se fino ad oggi si è prodotto e si è guadagnato dovrebbe essere pacifico che chi ha prodotto deve disinquinare. In Italia però non si è mai visto un padrone pensare al futuro Salvo forse Adriano Olivetti ,od in altro campo Enrico Mattei come pure mi viene in mente non si è mai visto un padrone materialmente essere contro l’evasione fiscale( Lo ricordo (108 miliardi in Italia e pensare che per risanare l’ilva ne occorrebbero al massimo 10) Gli industriali Italiani che oggi gioiscono di questa situazione, anzichè pensare al paese,appena l’impresa aveva un valore la vendevano ed investivano su ville e terreni od in borsa oppure oggi in finanza virtuale nei paradisi fiscali.

Che importa se in 20 anni sono morti 365 operai di incidenti o se il tumore falcidia una intera città Taranto.Importante è aver fatto profitti in questi 20 anni. ed ora che lo stato italiano cioè gli italiani se vogliono risanare paghino poichè noi multinazionali andremo da un’altra parte ad inquinare e guadagnare. UN popolo serio con una guida seria doveva e dovrebbe imporre la prevenzione ed un nuovo modello di produzione.Ma noi ITaliani siamo quelli delle emergenze a cominciare da Caporetto e forse prima e non ci ricordiamo mai della storia e delle sue lezioni. Questo è il nostro fallimento

Rino Capezzuoli

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