domenica, 20 Ottobre, 2019

Ritorno alla Costituzione:le province elettive

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In occasione dei recenti rinnovi dei consigli provinciali è risuonata ancora più forte la denunzia delle distorsioni della legge Del Rio, che doveva fare da ponte fino all’approvazione della riforma istituzionale con la conseguente eliminazione delle province. Dopo la bocciatura referendaria è emerso con ancora più forza l’errore strategico di aver voluto partire dalla eliminazione della elettività per passare ad un’elezione di secondo grado.

Nel segno del risparmio è passato l’andazzo del cumulo di due incarichi, Sindaco del proprio comune e di Presidente della Provincia con l’aggravante che per azzerare gli equilibri provinciali il colpo proibito è diventato la messa in crisi e l’azzeramento della carica di Sindaco trascinandosi così la decadenza dalla carica di Presidente della Provincia. La sorte delle province, non più elettive, ha conosciuto un periodo, che ancora dura, di delegittimazione e di accattonaggio da parte del governo nazionale per ricevere almeno in parte le risorse occorrenti per assolvere ai loro compiti in via prioritaria sia in campo viario che in quello scolastico. Invito il lettore a riflettere sulla politica della lesina da parte del Governo impegnato prioritariamente su quota cento per la pensione e sul reddito di cittadinanza, obbiettivi che per essere esauditi, almeno in parte con l’aria che tira, giocoforza inducono a rastrellare tutte le risorse disponibili.

E’ ormai convinzione diffusa che bisogna uscire dalla precarietà per assolvere a funzioni essenziali. Sulle modalità di ripristino del rapporto di forza contrattuale per avere il dovuto la strada di elemosinare le risorse si è rivelata fallimentare proprio quando, per riprendere la via della crescita, da tutti gli organismi nazionali ed internazionali arrivano sollecitazioni a forti e diffusi investimenti pubblici strutturali. L’alternativa all’accattonaggio ed alle lamentazioni non può essere solo bussare (e non sarà aperto per i motivi anzidetti) ma promuovere per via giudiziaria il ritorno all’elettività con una pronunzia della Corte costituzionale che annulli la ferita inferta con il taglio dell’elezione diretta. Può essere che per il timore di una clamorosa bocciatura le forze politiche promuovano ed approvino una leggina di ripristino della situazione precedente. Si tratta di ritornare alla lettera ed allo spirito della Costituzione che con lo Stato delle autonomie( comuni province regioni) ha inteso indicare la strada per la formazione di nuova classe dirigente attraverso crescenti responsabilità, un’osmosi dal basso verso l’alto che eviti la condanna di avere una quota rilevante di classe dirigente nazionale largamente improvvisata ed inadeguata ai propri compiti specie nella fase emergenziale che stiamo attraversando.

Roca

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