mercoledì, 23 Settembre, 2020

Ritorno alla Sanità pubblica

0

Pur essendo ancora in piena tempesta, al netto delle manifestazioni demagogiche e delle lacrime di coccodrillo che si sprecano, ad un mese e mezzo dall’inizio della pandemia si può affermare che il Servizio Sanitario Nazionale e i servizi ad esso collegati risentono negativamente di venticinque anni di leggi, normative, finanza, utilizzate per demolire il diritto alla tutela della salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.

Avendo il massimo rispetto dello slancio con il quale tanti cittadini contribuiscono alle varie raccolte fondi per ospedali, protezione civile e altro, corre l’obbligo di ricordare, non ai cittadini ma alle pubbliche autorità, che la vera e concreta solidarietà si realizza attraverso il buon funzionamento dei servizi pubblici, specialmente quelli che fanno riferimento a valori di uguaglianza e pari opportunità, quali la scuola, la salute e la previdenza. In una società che ha posto a propri idoli solo ed esclusivamente la finanza e l’economia privata e demonizzato, esclusivamente per interesse privato, i servizi pubblici quali sedi di corruzione e, quindi, da smantellare, in nome del mercato, della concorrenza, del consumo, del localismo e del suo esatto opposto la globalizzazione, riesce difficile pensare che il Servizio Sanitario Nazionale potesse non subire un processo di decadimento.

In una società nella quale il governo delle istituzioni è affidato non alla politica intesa come bene comune e riunione di classi dirigenti ma a “uomini della provvidenza” che poi non si rivelano tali, a sgangherate riforme cosiddette federaliste che hanno instaurato ventuno sanità regionali, ad impressionanti ignoranza superficialità e dilettantismo tra l’altro rivendicati come titoli di merito, ad inseguire guaritori e fattucchiere e a dare più importanza alle credenze individuali piuttosto che alle sicurezze collettive, riesce difficile mantenere efficiente un servizio di straordinarie articolazione e complessità. In questi venticinque anni sono state approvate leggi che hanno modificato lo stato del personale sanitario introducendo istituti che hanno prodotto nella sanità pubblica disastri annunciati e dimostrati dalle liste d’attesa e la sempre più intensa compartecipazione dei cittadini alla spesa (si paga due volte: le tasse per il funzionamento del SSN e la visita o la prestazione o l’esame se non si vuole aspettare mesi), sono state approvate leggi di bilancio che hanno continuamente ridotto l’entità del Fondo Sanitario Nazionale, è stata perseguita una “privatizzazione” strisciante della e nella sanità pubblica, spostando ingenti risorse organizzative e finanziarie da questa alla sanità convenzionata e attraverso una normativa scandalosa si sono trasformati i ticket da mezzi per combattere l’abuso dei servizi sanitari in strumenti per far sborsare ai cittadini altri soldi per pagare le prestazioni, prova ne sia che i ticket costano più delle prestazioni stesse.

La legge 833/78 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale si basava su tre pilastri: prevenzione, cura, riabilitazione. Di questi solo la cura regge, gli altri due sono stati quasi completamente destrutturati, e i risultati si vedono oggi. A ciò si aggiunga il venire meno della saldatura tra i servizi propriamente sanitari e quelli sociosanitari ad essi straordinariamente connessi. Tutto ciò ha sostanzialmente modificato il volto e l’assetto dei servizi sociosanitari italiani, facendo mancare in primo luogo al personale, primaria e insostituibile risorsa, la consapevolezza del proprio ruolo che non è solo meramente economico ma si sostanzia nel perseguimento dello scopo del bene comune.

Così siamo giunti al “coronavirus” che ha dimostrato, contrariamente agli oramai tanti, troppi, che ritenevano superfluo e inutile il governo della cosa pubblica e in questo caso della sanità pubblica, quanto invece esso sia insostituibile per garantire un servizio universalistico all’altezza della dignità della persona e quanto sia fondamentale ripristinare un rapporto virtuoso tra i livelli statuali (Stato e Regioni) con una programmazione dinamica, seria e rigorosa sperando che pure la lezione sia servita a intraprendere un percorso non semplice né scontato ma altrettanto virtuoso all’interno dell’Unione europea, di cui sono convinto sostenitore. I drammatici eventi di questi giorni hanno detto che, per ora, non esiste farmaco e/o vaccino in grado di debellare il virus, che la battaglia si vince seguendo determinate norme di comportamento che prevedono la dotazione di presidi quali mascherine, guanti, gel, ecc., specialmente ai sanitari e persone che per lavoro sono a contatto con altre persone, che purtroppo si è molto in ritardo nella dotazione che fino ad ora è stata effettuata a macchia di leopardo per non dire a caso, affidandosi alla buona volontà. Ci sono medici e infermieri che tutt’ora non sono stati dotati. Ci sono farmacie che dall’inizio dei giorni caldi non sono state più rifornite.

E’ normale? A me francamente sembra di no. Infine, un’ultima lezione: il consorzio umano è un tutt’uno: nessuno si salva da solo, per cui non è dato sapere se riusciremo a invertire la rotta e ad evitare che tutto questo accada ancora. Forse sì, ma perché questo verifichi è indispensabile ripensare ai valori sui quali vogliamo si fondi una società in grado di assicurare ad ognuno non la felicità ma uguaglianza e pari opportunità.


Roberto Buttura

già Assessore regionale alla Sanità del Veneto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply