martedì, 24 Novembre, 2020

Roberto Biscardini
I socialisti verso le comunali 2021

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L’aumento dei contagi, la preoccupazione per gli effetti sulla salute dei cittadini e le inevitabili ricadute economiche e sociali sulle famiglie non faranno che peggiorare lo stato di crisi.
Una situazione nella quale emerge la debolezza desolante delle forze politiche e delle istituzioni tutte egualmente responsabili, capaci solo di fare lo scaricabarile sugli altri.
Responsabili per non aver saputo prevedere per tempo l’attendibile riacutizzarsi della pandemia, incapaci di assumersi con serietà il carico di una efficace azione di governo. Tra i partiti di maggioranza prevalgono e si accentuano gli scontri interni. Per non parlare della stupidità con la quale reagiscono le forze di opposizione.

Un quadro ancora più desolante per la cosiddetta sinistra incapace di caratterizzare una propria politica e la propria identità. Una sinistra che ha perso il senso delle cose. Capace a volte di vantarsi persino di non essere “né di destra né di sinistra”, in un momento in cui la destra c’è, si fa sentire, ed ha il coraggio di dire di essere di destra.
Se da anni ci battiamo per riaffermare la necessità di una nuova proposta socialista, come espressione di un bisogno della la collettività, oggi il bisogno di socialismo si fa sempre più forte, come condizione essenziale per praticare nuove politiche di sinistra. Socialiste appunto.
La questione non è ideologica, ma pratica. Ed è concreta soprattutto a livello locale,
perché è lì che lo scontro tra la necessità di dare risposte ai bisogni delle persone (a partire da quelli essenziali del welfare pubblico) e gli interessi della rendita e del capitale è sempre più marcato. A livello locale gli squilibri sociali, le ingiustizie economiche e le diseguaglianze sono tangibili. Così come sta diventando esplosiva la distanza fra chi ha il posto fisso e chi, non avendo un reddito sicuro, rischia di uscire dal mercato del lavoro senza tutele e senza protezioni.

Ecco perché il banco di prova per la riaffermazione di una politica socialista in Italia non saranno le elezioni politiche del 2023 (troppo lontane rispetto allo scontro sociale in atto), ma la capacità di definire subito politiche alternative da sottoporre al giudizio dei cittadini in occasione delle elezioni amministrative del 2021. Unica vera novità nel panorama stantio dell’attuale politica. Unica vera possibilità per consentire alla cultura socialista di essere ancora protagonista.
Si tratta di presentare liste socialiste larghe e unitarie nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, là dove si può, ma soprattutto nei comuni capoluoghi di provincia e nei capoluoghi delle Città metropolitane.
Liste socialiste, espressione di una rinnovata volontà di esserci per esprimere dall’interno delle istituzioni locali azioni e programmi per il cambiamento. Partendo proprio dai comuni, che per noi sono sempre stati centrali nel sistema dei poteri democratici. Veri termometri della qualità della democrazia, perché è a quel livello che ci si misura meglio con il bisogno di partecipazione reale della popolazione.
Perché è da lì che una politica socialista può diventare sintesi fra identità e azione amministrativa.
Si tratta di organizzare, passo dopo passo, il ritorno nelle istituzioni camminando sulle nostre gambe. Lasciandoci alle spalle gli anni nei quali si è pensato di poter sopravvivere dipendendo dalle liste e dai partiti altrui.

Oggi, finalmente, possiamo tutti insieme unire le forze, uomini e donne, giovani e meno giovani, per cambiare il corso tragico e fallimentare dell’ultimo ventennio, presentando liste socialiste alle elezioni comunali di Milano, Roma, Napoli, Torino e Bologna, così come a Cosenza, Novara, Rimini, Salerno, Savona, Trieste, Caserta, Grosseto, Latina, Varese, Pordenone, Olbia, e magari in tanti altri comuni ancora. E affrontiamo con un nostro simbolo, con il garofano, le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Calabria.

 

Roberto Biscardini

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