domenica, 7 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Rodolfo Morandi, spirito unitario e realizzatore

0

Nel secondo dopoguerra fu una delle figure di maggiore rilievo nel mondo della politica e del socialismo. Nacque a Milano il 30 luglio 1902. Rimasto orfano di padre quand’era ancora ragazzo, grazie all’impegno della madre potè compiere l’intero corso degli studi primari e secondari, che completò frequentando il Liceo Parini di Milano e successivamente seguendo i corsi di Legge presso l’Università di Pavia. Fortemente interessato alle questioni politiche, si iscrisse prima al Partito Repubblicano e successivamente al Partito Socialista, ma non si mostrò particolarmente attivo, venendo maggiormente attratto dagli studi e dalle ricerche. All’indomani dell’assassinio di Matteotti, però, si impegnò sempre più nella politica in senso antifascista. Con Lelio Basso e altri diede allora vita ai “Gruppi goliardici della libertà” e fu poi tra i fondatori della rivista “Pietre”. Riesaminando criticamente la vita politica degli anni più recenti criticò certe posizioni tenute dalle forze di sinistra: criticò tra l’altro l’Aventino, ritenendo che dopo il delitto Matteotti l’opposizione avrebbe dovuto essere fatta in modo ben più radicale e non abbandonando l’aula parlamentare. Collaborò a “Quarto Stato”, rivista fondata da Carlo Rosselli e Pietro Nenni, studiò il pensiero socialista tedesco e aderì sempre più al pensiero marxista. Fu allora lontano dal Partito comunista per le tendenze autoritarie che vi rilevava, come pure dalla Socialdemocrazia che a suo parere non aveva più nulla da offrire ai tempi nuovi e ai lavoratori, fallendo tra l’altro nello scontro col fascismo. A metà degli anni Trenta aderì a gruppi clandestini impegnati contro il fascismo e il nazismo, partecipò alla costituzione del Centro Interno Socialista collaborando coi rappresentanti delle correnti socialiste che avevano fatto l’unità nel PSI, tra cui Saragat, Faravelli, Calosso, Mondolfo, cercando però di introdurre nel partito elementi di rinnovamento soprattutto sul piano ideologico, dove riscontrava manifestazioni di arretratezza che a suo parere andavano superati. Quando ebbe inizio la guerra di Spagna si impegnò ancor più attivamente assieme a vecchi e nuovi antifascisti nella organizzazione di gruppi. La risposta della polizia fu però rapida: egli venne arrestato e condannato dal Tribunale speciale a 10 anni di reclusione. Per motivi di salute nel 1943 gli fu concessa la libertà condizionale. Sempre impegnato a riflettere sulle vicende del nostro paese, studiò e approfondì la questione meridionale, così ricca di problemi e di attese di soluzioni, il problema agrario e l’intervento pubblico. In quell’anno entrò a far parte della direzione nazionale del Partito socialista e curò la redazione milanese dell’ “Avanti!”, ma dopo l’8 settembre si rifugiò in Svizzera e a Lugano fu tra i maggiori rappresentanti del CLN. Nel giugno del 1944 tornò a Milano, dove fu attivissimo nella valorizzazione di tecnici e uomini di cultura per dare al partito basi culturali più moderne eavanzate. Fondò allora il periodico“ Edificazione socialista” e con Lelio Basso e Guido Mazzali curò “Politica di classe”, rivista ufficiale del Partito Socialista. Divenuto uno dei più autorevoli dirigenti del Psi, diresse il CLN Alta Italia, ma si preoccupò della formazione di giovani quadri dirigenti affinchè il partito, superando le fragili strutture del passato, potesse avere una maggiore solidità sul piano ideologico e organizzativo. Nel ’45 fu in primo piano nella insurrezione di Torino e resse per qualche tempo la segreteria del partito. Favorì allora ì l’alleanza col Pci e con i gruppi di sinistra, e si battè con forza contro la linea socialdemocratica proposta da Saragat e compagni, che a suo parere svigoriva il partito. Nel confronto tra i partiti ebbe allora il merito di porre a nome del Psi il problema della nazionalizzazione di alcuni settori della economia nazionale, della industrializzazione del Mezzogiorno e dei Consigli di gestione, organi di autogoverno operaio per la partecipazione degli operai alla gestione delle fabbriche, e divenuto ministro dell’Industria lavorò per la creazione dell’Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno (SVIMEZ). Nel partito continuò a sostenere la politica unitaria con i comunisti condividendo questa posizione con Nenni, Cacciatore, Lizzadri, e quando nel 1947 si ebbe la scissione socialdemocratica reagì lavorando per la riorganizzazione del partito sulla base dei funzionari, con criteri e metodi che alcuni criticarono giudicandoli non in linea con la tradizione del Psi. Quando il mondo si divise in due grandi blocchi per lo scontro tra USA e URSS e nel paese di formarono due blocchi di partiti schierati dietro la DC e il PCI, facendi perdere al PSI la propria autonomia, egli assunse una posizione ancor più rigida, frontista, fu critico della Riforma agraria, della Cassa del Mezzogiorno, ecc., ma partecipò ancora all’attività della SVIMEZ e guardò con favore e interesse alla redazione dello Schema di sviluppo economico passato alla storia col nome di Ezio Vanoni. Gradualmente, accompagnando l’evoluzione del quadro politico, che dava maggiore libertà di movimento ai partiti, modificò notevolmente la concezione frontista. Convintosi che l’irrigidimento del quadro politico con l’esclusione dei partiti della sinistra dalla guida del paese avrebbe avuto conseguenze negative nella vita dei lavoratori, tra il 1953 e il 1955 non contrastò i tentativi di dialogo tra socialisti e cattolici, che portarono poi alla convergenza del PSI e della DC e alla politica di centro-sinistra, grandemente produttrice di riforme utili al rinnovamento e al progresso del paese, tra cui la scuola media unica, la scuola materna statale, il divorzio, le Regioni, lo statuto dei lavoratori. Il suo impegno, sempre forte e appassionato, tale da lasciare un segno profondo nella vita politica nazionale e da suscitare ammirazione anche tra gli avversari, venne però stroncato da un male incurabile che lo portò rapidamente alla morte, avvenuta a Milano il 26 luglio 1955.

Giuseppe Miccichè

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply