domenica, 5 Luglio, 2020

UN CUPOLONE NERO

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Lupa-ladronaVentinove persone già arrestate, 8 ai domiciliari e una sfilza di indagati che attraversa tutta la politica romana, ma che sembra avere il suo centro di comando nella destra neofascista della Capitale.

“Con la nuova amministrazione il rapporto è cambiato ma Carminati e Buzzi erano tranquilli chiunque vincesse le elezioni”. Così il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone durante la conferenza stampa tenuta dai carabinieri sull’indagine “Mondo di mezzo”, ha sintetizzato la forza dell’organizzazione criminale, una cupola nera di malavitosi che aveva messo profonde radici nella Capitale ed era in grado di controllare appalti e ogni genere di affari legati all’amministrazione capitolina.

“A Roma non c’è un’unica organizzazione mafiosa a controllare la città”, ha detto ancora Pignatone, ma “diverse organizzazioni mafiose. Oggi abbiamo individuato quella che abbiamo chiamato Mafia Capitale, romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso”.
Una vera grande impresa criminale, una Holding dedita alla corruzione, al controllo degli appalti, all’estorsione, all’usura, al riciclaggio, ai finanziamenti pubblici del Comune e delle aziende municipalizzate, con interessi che arrivavano anche alla gestione dei centri di accoglienza per gli immigrati. Una piovra malavitosa con al vertice il redivivo ex Nar ed ex Banda Magliana Massimo Carminati. Ai 37 indagati la Procura contesta i reati di associazione di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati.

L’indagine del Ros ha portato alla luce una banda che da anni aveva messo radici nella Capitale con infiltrazioni che arrivavano in tutto il tessuto imprenditoriale, politico e istituzionale.

Non è un caso dunque se tra le persone coinvolte ci sia l’ex Amministratore Delegato dell’Ente Eur, Riccardo Mancini, l’ex amministratore di Ama, Franco Panzironi, e l’ex vice capo di gabinetto della giunta Veltroni Luca Odevaine. C’erano “pubblici ufficiali a libro paga – recita il capo di imputazione – che forniscono all’organizzazione uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti”.

Tra le persone coinvolte nelle indagini c’è anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno a cui il gip contesta il reato associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli inquirenti hanno proceduto anche alla perquisizione della sua abitazione. Indagato anche l’ex capo della sua segreteria, Antonio Lucarelli. “Dimostrerò – ha dichiarato l’ex Sindaco – la mia totale estraneità ad ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne uscirò a testa alta. Sono sicuro che il lavoro della Magistratura, dopo queste fasi iniziali, si concluderà con un pieno proscioglimento nei miei confronti”.

Tra il centinaio di persone indagate compare anche il nome di un assessore in Campidoglio, Daniele Ozzimo (Pd), assessore alla casa, che si è dimesso. “Sono estraneo ai fatti ma per senso di responsabilità rimetto il mio mandato. Appresa la notizia di un’indagine in corso nei miei confronti, – ha dichiarato Ozzimo – nell’ambito della maxi inchiesta, pur essendo totalmente estraneo allo spaccato inquietante che emerge dagli arresti effettuati stamattina, rimetto per senso di responsabilità e serietà il mio mandato da Assessore nelle mani del Sindaco non volendo in nessun modo arrecare danno all’amministrazione della città. Ho fiducia nella magistratura e sono certo che le inchieste che sono in corso dimostreranno la mia totale estraneità”.

Nel corso delle perquisizioni i Ros hanno sequestrato documenti anche presso gli uffici della presidenza dell’Assemblea Capitolina e presso alcune commissioni della Regione Lazio. In particolare le perquisizioni sono state condotte negli uffici dei consiglieri regionali Eugenio Patanè (Pd) e Luca Gramazio (Pdl) e del presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti (Pd). Tutti e tre figurano nella lista degli indagati.
I nomi degli arrestati: l’ex Nar e Banda della Magliana Massimo Carminati, l’ex ad di Ente Eur Riccardo Mancini, l’ex vicecapo di gabinetto del Campidoglio Luca Odevaine, l’ex ad dell’Ama Franco Panzironi, l’ex dirigente del Servizio giardini del Comune di Roma Claudio Turella e il dirigente dell’Ama Giovanni Fiscon. E ancora in carcere Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Matteo Calvio, Fabio Gaudenzi, Raffaele Bracci, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Agostino Gaglianone, Salvatore Buzzi, Fabrizio Franco Testa, Carlo Pucci, Sandro Coltellacci, Nadia Cerrito, Claudio Caldarelli, Carlo Maria Guarany, Emanuela Bugitti, Alessandra Garrone, Paolo Di Ninno, Pierina Chiaravalle, Giuseppe Mogliani, Giovanni Lacopo, Claudio Turella, Emilio Gammuto, Giovanni De Carlo.

Ai domiciliari sono finiti invece: Patrizia Caracuzzi, Emanuela Salvatori, Sergio Menichelli, Franco Cancelli, Marco Placidi, Raniero Lucci, Rossana Calistri, Mario Schina.

La Guardia di Finanza ha eseguito sequestro di beni riconducibili agli indagati per 200 milioni di euro.

Il vicepresidente della commissione antimafia Claudio Fava ha commentato: “L’inchiesta della Procura romana è una conferma dei rapporti indicibili che hanno legato alla mafia una parte del mondo politico romano e ambienti neofascisti: tutti uniti nel considerare Roma e la sua amministrazione terreno di saccheggio politico, clientelare e criminale”.

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