domenica, 25 Ottobre, 2020

Roma val bene una Messa in ordine alla Francesco!

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Bene ha fatto il professor Campi a stigmatizzare su il Messaggero quanto l’appello di Zingaretti a candidarsi a Roma sia destinato ad essere respinto al mittente perché nessuno vuole finire nel tritacarne rom ano e lui non dà segni di resipiscenza sulla crisi ordinamentale che Roma attraversa pur osservandola da un osservatorio privilegiato qual è la Regione Lazio. Uno Zingaretti a mani vuote come tutto il PD ed anche i suoi ipotetici alleati. Mi limito ad accennare ad alcuni punti dolenti. L’imbroglio del salto di qualità che avrebbe dovuto rappresentare l’istituzione della città metropolitana di Roma. C’è stata anche la farsa della votazione, che peraltro ha fatto riscontrare la messa in minoranza dei grillini rispetto alla loro prevalenza nella vecchia circoscrizione di Roma. La prima ragione addotta per l’istituzione delle città metropolitane è stata quella di evitare con un’area più vasta l’espandersi a macchia d’olio. Ed in questo Roma ha una marcia naturale in più rispetto a molte altre città metropolitane europee. Nel rapporto diretto con i suoi cittadini l’attuale città metropolitana registra due gravi distorsioni rispetto al disegno originario.

 

Non c’erano cittadini di serie A (quelli di Roma) e di serie B (quelli del resto della Provincia) aggiuntivi ed estranei all’Assemblea capitolina. Infatti a tutela di un’effettiva uguaglianza fu espressamente detto che Roma si espandeva a tutta la provincia ma i suoi rappresentanti sarebbero stati eletti attraverso i collegi secondo il modello della legge provinciale. Ed ancora è possibile che il bacino elettorale sia tanto vasto da prestarsi obbiettivamente per essere eletti a ricorrere ad apparati di partito o peggio, come Mafia Capitale, al connubio tra potere politico ed economico, su cui s’innesta l’ulteriore connubio con le organizzazioni della violenza organizzata.

 

Basta rapportare la scuola delle autonomie prevista in Costituzione, comuni province e regioni con graduale crescita di responsabilità con il salto nel buio di chi ha potuto sperimentare solo la partecipazione nei municipi, al massimo 400.000 abitanti e poi ha davanti il muro dei 4.milioni se vuole accedere all’assemblea capitolina. Altro che osmosi di classe dirigente dal basso verso l’alto. E se la politica vuole essere all’altezza delle nuove sfide che guarda caso non riguarda solo quella del corona virus che esige una messa a punto di una rete diffusa senza eccessivi accentramenti, chi parla del come concorrere ad un’Europa più solidale e che per proiettarsi verso l’Africa occorrerebbe uno stretto rapporto Lazio-Campania, un asse Roma-Napoli come tra Milano e Torino?

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