martedì, 20 Agosto, 2019

Romics, il genio di Scarpelli a cent’anni dalla nascita

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Con una mostra antologica di oltre 200 originali tra fumetti, disegni, sceneggiature disegnate, vignette, ritratti e tanto altro, la XXVI edizione di Romics (che si svolgerà dal 3 al 6 ottobre prossimi) celebrerà, a cent’anni dalla nascita, l’arte di disegnatore dello sceneggiatore, giornalista, scrittore, scenografo e pittore Furio Scarpelli (Roma, 16 dicembre 1919 – Roma, 28 aprile 2010) che da solo o in coppia con Agenore Incrocci (la premiata ditta Age & Scarpelli) ha scritto tanti capolavori del cinema italiano, .

Romics ha voluto portare alla luce un patrimonio storico praticamente inedito con un lavoro coordinato dal figlio Giacomo e da Sabrina Perucca, direttore artistico di Romics, in collaborazione con Gallucci Editore, che ha pubblicato i libri di Scarpelli, a partire dal romanzo “Brancaleone” scritto con Age e Mario Monicelli.

L’esposizione sarà arricchita dalle testimonianze di registi, attori, personaggi del mondo della cultura e dell’arte che hanno lavorato con Furio Scarpelli e amato le sue opere. In mostra anche un progetto inedito di Giacomo Scarpelli, che spesso ha lavorato a fianco del padre.

Scarpelli, noto al grande pubblico soprattutto come sceneggiatore per il cinema, per lo più in coppia con Age, inizia la sua carriera proprio come disegnatore di fumetti e vignette satiriche per i giornali, una passione ereditata da suo padre e trasmessa poi ai suoi figli. Furio è, infatti, figlio dell’altrettanto celebre Filiberto Scarpelli, che ha fondato jl giornale umoristico “Il Travaso delle idee”.

Già prima della Seconda guerra mondiale, il giovane Furio segue le orme paterne collaborando con alcune riviste umoristiche. Riprende la sua attività nel dopoguerra, senza trascurare l’impegno politico, come dimostra “Don Basilio”, testata anticlericale che fonda assieme a Michele Majorana e Italo De Tuddo. Nel frattempo, collabora con diverse testate satiriche tra cui il Marc’Aurelio, che gli aprirà le porte del cinema perché tra i collaboratori ci sono grandi nomi come Federico Fellini, Ettore Scola, Bernardino Zapponi, Sandro Continenza, Cesare Zavattini e Mario Camerini.

Il suo talento di scrittore non tarda a venire notato e, sin dagli esordi, scrive sceneggiature per film che diventeranno pietre miliari non solo della Commedia all’italiana. Citiamo solo alcuni titoli: “I soliti ignoti”, 1958; “Audace colpo dei soliti ignoti”, 1959; “I mostri”, 1963; “Sedotta e abbandonata”, 1964; “Il buono, il brutto, il cattivo”, 1966; “L’Armata Brancaleone”, 1966; “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?”, 1968; “Brancaleone alle crociate”, 1970; “Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca”, 1970; “In nome del popolo italiano”, 1971; “La terrazza”, 1980; e “La famiglia”, 1987.

Ma la passione per il disegno non lo abbandonerà mai, ne sono esempio i titoli di apertura di film come “Totò cerca moglie” e le sceneggiature manoscritte in cui affiancava continuamente disegno e parola.

In sessanta anni di carriera, costellata di successi, premi prestigiosi e nomination all’Oscar, (“I compagni”, 1964; “Casanova ‘70”; 1965, e “Il postino”, 1995), la volontà di sperimentare sempre nuovi elementi non manca mai: il tentativo di realizzare un film animato; i disegni per il film “Cristina” con la regia di Stefania Sandrelli; la sceneggiatura visiva di “Concorrenza sleale” di Scola; i romanzi scritti e disegnati a mano per i figli e i nipoti che sono diventate poi delle pubblicazioni postume edite da Gallucci, come “Estella e Jim nella meravigliosa Isola del Tesoro” (2016), la storia per bambini “Opopomoz” (2013), da cui ha preso ispirazione l’omonimo lungometraggio animato di Enzo D’Alò, il ritorno al fumetto con l’opera complessa e suggestiva “Passioni” (2018).

Furio Scarpelli non è stato solo uno sceneggiatore, forse il più grande del cinema italiano dal Dopoguerra, ma un uomo di cultura e un artista completo, sia che usasse la matita, il pennello, il pennino e la china, o la macchina da scrivere.

Per chi ha amato il suo cinema, per chi ama il fumetto e per chi vuole cimentarsi nell’illustrazione, la mostra di Romics offrirà un’imperdibile occasione di immergersi nell’opera di una figura essenziale della cultura italiana.

Antonio Salvatore Sassu

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