martedì, 7 Luglio, 2020

Romics celebra il talento irripetibile di Gianni De Luca

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Con la menzione speciale alla “Trilogia shakespeariana”, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, anche Romics ha voluto celebrare Gianni De Luca (Gagliato, Catanzaro, 27 gennaio 1927 – Roma, 6 giugno 1991) disegnatore di fumetti, illustratore, pittore e incisore. Uno dei grandi del fumetto, con una capacità di sperimentare e innovare unica, e che ha influenzato intere generazioni di cartoonist non solo italiani ma anche d’oltreoceano, tipo Frank Miller, Dave McKean e Bill Sienkiewicz, solo per citarne alcuni.
Quest’anno, inoltre, ricorre il 45esimo anniversario della pubblicazione della prima storia tratta dalle tragedie di William Shakespeare e realizzata da Gianni De Luca con la collaborazione ai testi di Sigma (Raoul Traverso): “La tempesta”, pubblicata nell’ottobre 1975 da “Il Giornalino” delle Edizioni Paoline. L’anno dopo seguiranno “Amleto” e “Romeo e Giulietta”. Il trittico sarà raccolto nel volume “Shakespeare a fumetti. Amleto, Romeo e Giulietta, La tempesta” (1977).
Per approfondire l’importanza di questo indiscusso Maestro dei comics, abbiamo intervistato Gianni Brunoro, critico di fumetti della prima ora (dal 1968), con al suo attivo articoli e importanti saggi sull’argomento, e co-autore di “Guardando dal basso Didattica artistico-familiare di Gianni De Luca”, scritto assieme a Laura, figlia del disegnatore, e pubblicato all’inizio di quest’anno da Festina Lente Edizioni.
Vogliamo iniziare con un breve ritratto di Gianni De Luca?
«Per dirla in sintesi, nel campo del fumetto egli operò una specie di sistematica rivoluzione silenziosa. Non ha mai scritto i testi delle sue storie, ma ebbe sempre, anche quando il fumetto era un’espressione snobbata, l’idea che esso fosse invece una manifestazione artistica nobile quanto la pittura, l’illustrazione o la grafica, quindi cercò sempre di apportarvi novità espressive. Ha iniziato nel 1947 illustrando, con “Il mago da Vinci” sul settimanale “Il Vittorioso”, la vita di Leonardo; poi è passato a vari racconti su mondi biblici o archeologici, per esempio l’antico Egitto. Ma nel 1951 il suo “Gli ultimi sulla Terra” segnò la sua definitiva maturità, contraddistinta da una straordinaria eleganza del tratto. Estinto “Il Vittorioso”, lui passò all’altro periodico per ragazzi, “Il Giornalino”, dove dagli anni Settanta portò avanti la sua rivoluzione espressiva. Nei racconti della cosiddetta trilogia shakespeariana, la eliminazione della vignetta e certa ripetitività delle immagini configura una specie di sintesi fra spazio e tempo. Ma poi col fantascientifico “Paulus” evidenziò come il fumetto può raffigurare sulla stessa pagina tempi diversi. E ancora, in parallelo, con la lunga serie del “Commissario Spada” applicava questi princìpi al fumetto realistico contemporaneo. Al tempo stesso studiava (e applicava) una forma personale per il balloon e coniava un lettering tutto suo. Tutto ciò, sempre nell’intento di dare al fumetto una patente di originalità, chiarezza e la citata eleganza. I suoi colleghi, specie i “grandi” gli riconoscono questo insieme di ruoli».
Perché la Trilogia shakespeariana continua ad affascinare generazioni di lettori?
«Questa espressione – coniata poi dalla critica – riguarda i racconti tratti dai drammi di Shakespeare “La tempesta”, “Amleto” e “Romeo e Giulietta”. Il motivo del loro fascino sta secondo me nella capacità di aver sintetizzato limpidamente questi capolavori letterari (sceneggiature di Sigma/Traverso rielaborate a fondo dallo stesso De Luca); ma soprattutto nelle splendide tavole, la cui “artisticità” e il contenuto totalmente innovativo vengono percepiti da chiunque».

Più in generale, qual è l’importanza di Gianni De Luca nel campo del fumetto?
«Sicuramente, i tratti tecnici già accennati: la sua eleganza grafica, la sua persistente tensione a esprimersi al meglio (percepita intuitivamente perfino dal profano di fumetti); ma soprattutto quella sua tangibile “artisticità”, che continua a essere tenuta d’occhio dai colleghi. Fra i quali, i giovani che non lo conoscevano in precedenza, ne rimangono affascinati».

Perché il suo stile e la sua ricerca grafica, la sua capacità di innovazione sono ancora attuali?
«Io credo che tutto ciò che è “rivoluzionario” rimanga attuale in ogni tempo. Nel caso di De Luca, per un verso ci sono tutti quegli elementi grafici già accennati e che suscitano sempre in chi guarda una impressione di “bello”. Per l’altro verso, va aggiunto il fatto che se il contenuto della Trilogia shakespeariana è immortale, d’altronde il ciclo del Commissario Spada (sceneggiature di Gianluigi Gonano, autore estremamente maturo) propone situazioni che continuano a essere attuali ancora oggi.

Recentemente è uscito il saggio “Guardando dal basso Didattica artistico-familiare di Gianni De Luca”, che tu hai scritto assieme a Laura, attenta custode della memoria umana ed artistica del padre. Come è nata l’idea di questo libro a quattro mani e che cosa avete scelto di raccontare?
«Laura, la conosco da quando era poco più che adolescente e io, appassionato di De Luca fin da bambino, poi, da critico di fumetti, ne sono diventato quasi il biografo ufficiale. Quindi io e lei siamo sempre rimasti in contatto e di tanto in tanto ci scambiamo un po’ di mail. Qualche anno fa chiesi a Laura un paio di notizie “private” riguardanti suo padre, che mi servivano per un articolo. Ciò ha suscitato in lei la pulsione ad approfondire in un libro argomenti paterni, del tipo che lei già aveva accennato qualche volta in precedenti libri. Nei nostri dialoghi via mail, è emersa l’opportunità di dare al lettore, insieme a questi elementi intimisti, una focalizzazione della statura artistica del padre: che Laura ha chiesto a me. Per un casuale colpo di fortuna, in quel periodo è giunta a maturazione da parte mia la ricerca ultradecennale di un’opera di De Luca pubblicata nel 1952, ignorata da tutti e praticamente perduta, “Annalena”. Quasi un inedito, e bellissimo. Una volta recuperata l’opera, ho aggiunto il divertente racconto della mia ricerca e, ovvio!, anche il fumetto. Il libro, un po’ composito, è tutto ciò. Ma specialmente è un libro pieno di disegni inediti ed è un ritratto esclusivo di De Luca da parte di Laura. Se fin da bambina lo guardava “dal basso”, grande per lei come papà, ovviamente egli è grande in assoluto come disegnatore».

 

Antonio Salvatore Sassu

 

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