domenica, 22 Settembre, 2019

Romics: non solo fumetto,
ma anche lavoro

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Romics-2014Anche quest’anno si è tenuto il Romics, alla nuova Fiera di Roma. Edizione numero XVI che ha confermato che il Festival Internazionale del Fumetto, dell’Animazione e dei Games non è soltanto divertimento ed intrattenimento. Il fumetto stesso è qualcosa di più di un semplice disegno su carta e può essere portatore di un messaggio sociale. Tutto questo già lo si sapeva, ma quest’edizione 2014 in particolare è sembrato volerlo sottolineare. Non a caso, infatti, sabato 4 ottobre è stato presentato qui un interessante progetto, rivolto ai giovani dai 18 ai 30 anni d’età: Your First Eures Job (YFEJ).

E se oggigiorno si parla quasi quotidianamente, anche e soprattutto in politica, del problema del lavoro e del precariato, e di quanto occorra guardare più concretamente all’Europa, YFEJ è sembrato voler dare una risposta a tutte queste istanze sollevate dai media stessi. Peccato che i principali attori coinvolti non abbiano partecipato e non siano stati affatto i protagonisti principali: i giovani erano del tutto assenti all’incontro, non si sono minimamente preoccupati di informarsi su un’iniziativa che avrebbe potuto riguardare il loro futuro, dare loro una prospettiva seria, attivandosi e facendo domande. Da loro solamente disinteresse. Eppure il titolo dell’evento era chiaro: l’Europa è più vicina. Evidentemente la sfiducia ha avuto il sopravvento, unita alla maggiore attrazione per l’aspetto ludico della manifestazione.

Sicuramente l’assenteismo dei ragazzi è stato un’ulteriore dimostrazione di quanti passi in avanti occorra ancora fare e quanto sia difficile risolvere problematiche reali quali quelle occupazionali. Ancora troppe resistenze da superare, ma resta l’amarezza per un ausilio non colto né sfruttato, un aiuto da un progetto valido che non è stato recepito. E che ci sembrava una novità positiva del Romics 2014 e uno dei migliori eventi organizzati.

La best practice di YFEJ è un’iniziativa comunitaria, resa possibile dallo stanziamenti di fondi europei che vogliono incentivare i giovani dai 18 ai 30 anni a vivere l’esperienza di lavorare all’estero, in un Paese dell’UE: una formazione messa a disposizione tanto degli italiani, che degli stranieri per venire nel nostro Stato. Il processo si può avviare con un semplice gesto: quello della registrazione sulla nuova piattaforma di YFEJ, creata ad hoc. Una volta inserito lì il proprio cv in inglese, YFEJ farà tutto il resto. A costo zero per il giovane che cerca lavoro. Innanzitutto, entro massimo cinque giorni, verrà trovata un’azienda in un Paese comunitario che ricerca un profilo come il suo.

Verrà fissato un primo colloquio conoscitivo via Skype; se questo andrà bene, il ragazzo potrà andare a farne un altro direttamente in loco, all’estero, a spese di YFEJ. Il volo verrà pagato da quest’ultimo, con un ammontare che va dai 200 euro, per distanze inferiori ai 500 Km, e di 300 euro per quelle superiori a 500 Km. Se anche questo secondo colloquio verrà superato, YFEJ stanzia circa 1200 euro, quale contributo spese per il giovane per la copertura dei costi che dovrà sostenere fino a che non riceva il suo primo stipendio: esso, infatti, varia a seconda del tenore di vita del Paese in cui si va. Il ragazzo sarà aiutato anche nella ricerca di un alloggio. Per lui, inoltre, sono previsti solamente contratti di lavoro, anche di apprendistato, ma non inferiori alla durata di sei mesi.

Non si accettano tirocini. Alle aziende è richiesto, poi, un vero programma di integrazione e di inserimento all’interno dell’impresa, per una formazione il più possibile completa, che sia anche di carattere culturale, non solo professionale. Altri 1.200 euro circa, infatti, sono investiti in corsi di lingua preparatori al trasferimento all’estero, che avverranno prima della partenza e che dovranno essere almeno di livello B1. Nel caso di lauree, invece, altri mille euro sono stanziati per il riconoscimento di questo titolo di studio, con l’equiparazione del tipo di laurea conseguito. Tramite Internet (YFEJ è anche su FB), poi, YFEJ ha potuto raggiungere circa 15mila utenti. Sono stati intercettati circa 2.200 posti di lavoro (coinvolgendo circa 28 Paesi dell’UE), il 27% dei quali si sono tramutati in contratto, a fronte di una media europea dell’8% circa. Non c’è limite alla tipologia di impieghi richiesta.

“Sono stati tanti i successi conseguiti ed anche per questo siamo molto orgogliosi e soddisfatti e veniamo considerati una best practice in Europa nell’arruolamento nel mondo del lavoro”, ha commentato Dario Manna, che ha illustrato il progetto. Per tale motivo, a partire dal giugno 2015, forse verrà ampliata la fascia d’età coinvolta, alzandola fino a 35 anni. “Vogliamo dare ai giovani l’opportunità di crescere, poiché l’Europa è un’esperienza molto formativa”, ha proseguito Manna. Sono molti gli enti con cui si collabora: dalla Regione Lazio, ai 38 centri per l’impiego del Lazio, a Porta Futuro a Roma, all’Università La Sapienza di Roma, ad altre regioni quali: Marche, Molise, Piemonte e Lombardia. E così, YFEJ, che Manna definisce “i cugini di Eures”, “una sorta di Erasmus del lavoro”, ha visto l’UE rifinanziare con circa un milione e200mila euro il progetto, il 70% investito solamente in benefici per ragazzi ed imprese. E la sua serietà risiede nel fatto di rifiutare offerte di lavoro, ad esempio, quale project manager che prevedessero uno stipendio di soli 700 euro al mese. Un percorso iniziato nel giugno 2012, con la costruzione della piattaforma, che ha visto il primo contratto stipulato a gennaio 2013.

Romics, non solo fumetto – E che il Romics fosse un evento non solo sul fumetto lo si era capito sin dal giorno d’apertura, il 2 ottobre (e poi svoltosi fino al 5). Curiosa coincidenza era stato, infatti, il fatto che la sera del 2 è andata in onda una puntata di “Che Dio ci aiuti 3”. Qui la protagonista, Suor Angela (alias Elena Sofia Ricci) ha un diverbio con Alice, una giovane che ama disegnare fumetti. In un momento di rabbia Alice le dice: “Voi suore siete come dei supereroi; pensate di salvare il mondo, ma sa una cosa? Il mondo e la vita non sono un fumetto. Io ho 15 anni e l’ho già capito: lei quand’è che si rassegna?”. E Suor Angela le risponde, che: “spesso incontriamo alcuni che hanno già sofferto tanto ed è nostro dovere proteggerli e difenderli. Ed altri che sono spaventati e non riescono neppure a chiedere aiuto e si perdono come Pollicino od Hansel e Gretel. E sta a noi dare loro le mollichine per far ritrovare loro la propria strada. Solo che a volte io mi sento persa come loro”. E questo sembra che il Romics lo sappia e lo voglia fare. Il suo compito non è solo far divertire gli appassionati di fumetto e di animazione, ma dare prospettive e speranza a tutti i giovani utenti della kermesse. E così la manifestazione ospita presentazioni di progetti come YFEJ, che servono a dare quella fiducia nel futuro, che pare un po’ andata perduta. Un impegno al contempo socio-culturale e politico. Chissà che in futuro non vedremo anche qualche figura istituzionale aderire all’evento, anche per ridare dignità al fumetto, esso stesso strumento di promozione culturale evidentemente. Ce n’è bisogno.

Ba.Co.

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