venerdì, 7 Agosto, 2020

Rubrica: una nuova patria chiamata Europa

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Parte terza. E’ in questo contesto di disillusione, dove l’uomo si era confrontato con la parte più animalesca e barbara di sé stesso, che i sopravvissuti decisero di impegnarsi, nuovamente, per un nuovo umanesimo. Le famiglie politiche dell’Europa, dopo anni di clandestinità, violenze e sacrifici, si ritrovarono insieme per dare nuova speranza ai popoli. Gli stessi che fino a pochi giorni prima erano stati acerrimi nemici, ma che, insieme, avevano sperimentato il profondo senso di disillusione generato dalla guerra.

Cattolici, socialisti e socialdemocratici decisero di dare nuova vita al concetto di stato, di nazione e di Patria. Tutto ciò avrebbe potuto realizzarsi attraverso il superamento dello Stato-nazione e nella costruzione di un’organizzazione internazionale nuova, lo Stato-comunità. La risposta alle future crisi europee fu individuata nel dialogo costruttivo, e non più nella lotta armata. Per intraprendere questo percorso era necessario coinvolgere i diretti interessati, il progetto comune sarebbe stato la costruzione dell’Europa; ma cosa doveva e poteva essere era tutto da decidere.

All’interno di questo contesto politico generale e frammentario, la cui cornice era costituita da ideali ed eventi in negativo, si inseriva il Manifesto di Ventotene. Redatto nel 1941 da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, fu parte di un processo di elaborazione che attraversò in modo trasversale il movimento della Resistenza italiana, culminando, dopo la sanguinosa esperienza, in un progetto riformista ispirato ai supremi ideali di pace, democrazia ed unità.

Prima di procedere oltre è necessario soffermarsi sui redattori del manifesto e sui valori espressi dallo stesso. Spesso i più, pur conoscendo l’Europa economica, disconoscono l’Europa Ideale; base ideologica senza la quale, oggi, sarebbe impossibile parlare di  Unione Europea.

Altiero Spinelli, che fin dal 1924 era stato un fervente comunista, lascia il PCI nel 1937; decisiva l’influenza di Ernesto Rossi – tra i fondatori nel 1929 di Giustizia e Libertà, e successivamente del Partito d’Azione -. E’ da quest’ultimo che carpirà “la grande regola del pensiero illuminista”, ovvero portare ogni cosa umana “dinanzi al tribunale della ragione”.

Spinelli considera “ineliminabile” il legame “tra la proprietà pubblica di tutti i mezzi di produzione ed il dispotismo politico”. Nel 1941, a Ventotene, contribuisce alla redazione del Manifesto, dove l’unità europea è modellata sull’esperienza del federalismo americano.

Il federalismo di Spinelli è una teoria politica generale, fondata sul concetto di “crisi dello stato nazionale”: come la creazione dello stato nazionale è dipesa storicamente dall’esigenza della borghesia di creare un mercato nazionale, così il grande incremento delle forze produttive causato dalla seconda rivoluzione industriale porta alla creazione di uno stato continentale. L’imperialismo europeo della Germania è l’espressione di questa nuova spinta delle forze produttive, e il fascismo è il punto di arrivo dell’evoluzione storica dello stato nazionale.

 

Antonio Musmeci Catania

 

Parte prima

Parte seconda

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