lunedì, 10 Agosto, 2020

Rugby: 70 anni di azzurro fra il serio e il faceto

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Durante le lunghe giornate di Covid, un po’ tutto il Mondo Ovale, da noi Federazione in primis e franchigie, hanno cercato di tenere viva la palla forzatamente“ferma” .
On line si sono sovrapposte rievocazioni ed incrociati giochi interattivi facendo rivivere splendide sensazioni. I magnifici ricordi azzurri con le vittorie nel 6 Nazioni, proposti superbamente da Andrea Cimbrico, Responsabile Comunicazioni della FIR, con tanto di analisi serie e aneddoti ameni in collegamento Skype con attori dell’evento e media, alle performance passate di Benetton e Zebre in Pro14, ai possibili migliori XV Azzurri di questo ultimo ventennio prospettati da testate giornalistiche e blog.

Quest’ultima parte, in un popolo di selezionatori innati come quello italiano, ha visto una particolare partecipazione.
Si tratta proprio di Fantarugby ma noi, coinvolgendo in modo ludico giocatori ed ex giocatori, tecnici, dirigenti, giornalisti e qualche amico “conoscitore”, abbiamo alzato l’asticella entrando nel “rugby impossibile”. Hanno giocato con noi, ad immaginare, come e con chi, si potrebbe schierare in campo, la Nazionale che parte dal dopo guerra, esattamente dal 1950, fino ai giorni nostri.
I puristi rimarranno scandalizzati.
Certo sono cambiate molte cose, tutto, in uno sport che si trasforma con la stessa velocità della luce, voglia l’entrata nel professionismo dal 1995, la modifica delle regole e delle tecniche, voglia la richiesta di spettacolarità in tutti i suoi paradigmi a partire dalla grande fisicità del terzo millennio.
Forse è questo che emoziona nel “vedere” nello stesso XV diverse generazioni di giocatori dal talento così spiccato da potersi adattare all’oggi.

La regole del gioco semplicissime: a gruppi di tre ma individualmente, mai insieme soggetti della stessa categoria, hanno indicato due giocatori (tre per le terze linee) per ruolo e settore che avessero almeno una presenza in Nazionale. I nomi con maggiori “consensi” sono entrati nel XV.
Se la “lista” con il “meglio” di vent’anni del 6 Nazioni avevano attirato la curiosità, settanta accendono la più reale attenzione.
Non sono mancate le sorprese con nomi, anche, “adattati” al ruolo ma perché impossibile non inserirli in questa formazione.
Un mix generazionale, campioni veri, giocatori che non avrebbero sfigurato schierati nelle nazionali più forti, e pone la legittima domanda quale potenzialità avrebbe questo collettivo di combattenti senza tempo, in molti, capaci sia di suonare, sia di trasportare il piano!.

 

IL XV

1 PILONE SINISTRO – MASSIMO “MAUS” CUTTITTA.
blank69 caps in Azzurro di cui è stato anche Capitano. Nato a Latina ma alla fine degli anni settanta si trasferì in Sudafrica con la famiglia facendo ritorno in Italia nel 1985. Prima convocazione 1990 a 24 anni contro la Polonia, ultima maglia azzurra nel 2000 contro la Scozia nel vittorioso esordio dell’Italia nel 6 Nazioni. Ha vestito le maglie dell’Aquila, Milan, Amatori e Calvisano, Alghero, Bologna, Rugby Roma e anche in Premier inglese con gli Harlequins. Da allenatore diversi i club nostrani ma tanta attività internazionale con le nazionali di Scozia, Canada, Romania ma anche le due franchigie scozzesi in Pro14. Fa parte di quella nidiata, covata da Bertrand Fourcade e cresciuta da Georges Coste, che portò l’Italia dentro il 6 Nazioni.

 

2 TALLONATORE – SERGIO SAVARO LANFRANCHI
blankQui si è in presenza di una vera leggenda del rugby. “Braccio”, come fu sopranominato, uno dei più grandi rugbisti italiani di tutti i tempi, giocò con il Rugby Parma dal 1946 al 1950 vincendo uno scudetto. In quegli anni disputò la bellezza di 101 partite, realizzando 26 mete, 8 trasformazioni e 3 calci. Placava, correva, spingeva,calciava, segnava. Per le sue grandi capacità atletiche e tecniche ricoprì tutti i ruoli della mischia e a volte anche come trequarti. Indossò per 15 anni la maglia azzurra, disputando 21 partite di cui 8 da capitano. Un record considerando che all’epoca la Nazionale giocava 1-2 volte l’anno soltanto. Ha dato il suo nome a due impianti sportivi per il rugby a Parma, sua città natale. Forte, scattante, devastante nei placcaggi, ‘unico’ nei rapporti umani, sempre pronto a trascinare con il “suo esempio”. Grande combattente e trascinatore, dal fisico massiccio e potente che gli consentiva di giocare in qualsiasi ruolo fra gli avanti affiancava capacità tecniche eccellenti e poliedriche, come quelle di calciatore: nel suo carniere azzurro figurano 5 mete, una trasformazione e due calci piazzati. Nel 1950 il lavoro lo portò in Francia, a Grenoble, dove proseguì l’attività sportiva entrando nella leggenda rugbistica transalpina per aver avuto il merito di far ottenere al Grenoble l’unico Bouclier de Brennus (lo scudetto francese) della sua storia, marcando al 58’ l’unica meta della finale contro il Cognac a Tolosa. Era il 23 maggio 1954. Lanfranchi, osannato in Francia; era considerato, con i piloni del XV di Francia, tra i più forti avanti del Mondo. I giornali d’Oltralpe scrissero di come il più grande pilone francese fosse un italiano e non mancarono intere copertine e pagine sul “giovane gladiatore italiano”. Ma non solo: il suo nome compare anche sull’Enciclopedia Treccani, alla voce “rugby”, tra i  personaggi leggendari del rugby mondiale di tutti i tempi, insieme a Jonah  Lomu, Gareth Edwards, David Campese, Jean-Pierre Rives, Serge Blanco. La sua carriera rugbistica fu di straordinaria durata e proseguì fino all’età di 46 anni (alcune fonti azzardano 48). Premiato con l’Ovale d’Oro F.I.R., nel 1968, ricevette le insegne di Cavaliere al merito della Repubblica. Morì a Barjols,Provence-Alpes-Côte d’Azur, sabato 22 gennaio 2000 a 74 anni. Esattamente una settimana prima l’esordio Azzurro nel 6 Nazioni.
NB: A pari merito “i selezionatori” hanno indicato Leo Ghiraldini. Non ce ne vorrà, il 104 volte azzurro e a lungo capitano della Nazionale se, visto la grandezza di Lanfranchi, lo facciamo partire dalla panchina


3 PILONE DESTRO – AMBROGIO BONA

blankUn leone in mezzo al campo il 50 volte nazionale di cui 18 da capitano. Nativo di Monza, settembre 1951, a soli due anni la famiglia “trasloca” nel Sudafrica “afrikaner” dove cresce fino all’età del servizio di leve (obbligatorio). Il “piccolo” Ambrogio è un sudafricano per educazione sportiva, a scuola, con profitto, giocava a rugby, cricket, nuotava e lanciava il giavellotto. Con il servizio militare (avendo doppia cittadinanza nel 1971 scelse l’Italia) dal giavellotto per l’Esercito, il passo alla palla ovale è breve giocando il campionato di serie B con il XV “cachi”. Nel 1972 è già Azzurro in una sfida di Coppa Europa nella selezione capitanata da Marco Bollesan. Bona diventerà inamovibile. Nel 1973 fa parte della “comitiva” Azzurra partita alla volta del “suo” Sudafrica ma niente Springboks per l’embargo anti apartheid. Contro Western Trasvaal, rimane a terra per un calcio in testa. Entrati i sanitari locali, lui ha replicato in afrikaans, lingua che conosceva bene visto i suoi passati. Il giorno dopo sui giornali è uscito il titolo: “Giocatore italiano prende una botta in testa e parla l’afrikaans.”  Nel 1976, come capitano, a Milano sfiora la clamorosa vittoria con l’Australia (15 a 16). Nel 1977 è selezionato come pilone destro per il World XV, il meglio dell’ovale mondiale, in un tour contro gli Springboks. Lui e Rino Francescato faranno parte pur senza autorizzazione della federazione italiana. Nel 1979, a Rovigo,è il primo scontro ufficiale contro gli All Blacks. Ambrogio Bona,anche in questa occasione, si farà apprezzare per le grandi capacità. Veste i colori del Rugby Roma, dal 1974 al 1979, quindi comincia il “complicato” periodo francese con Montferrand, Auch, Bagnères. Il Rientro in Italia a Catania e ancora Rugby Roma con il ritiro nel campionato 1991/1992. Da allenatore guiderà SS Lazio e Rugby Roma dove sarà anche il Presidente.


4 SECONDA LINEA – ALESSANDRO ZANNI

blankFriulano di Udine, Azzurro 119 volte (di cui 58 consecutive 2008/2014), 136 con Benetton e 86 con Calvisano. In totale fanno 341 partite da professionista con quattro Rugby Word Cup e ben 14 Sei Nazioni (candidato a MVP del 6 Nazioni 2013). Il rugby italiano degli ultimi 15 anni non può prescindere da Alessandro Zanni. Una colonna ed un riferimento. Detto “Robocop” per il fisico statuario e indistruttibile- Ma quello che ha fatto grande Alex Zanni è la autorevolezza in campo e l’abnegazione sul lavoro riconosciuto e rispettato da compagni e avversari. Che fosse seconda come terza (dove avremmo cmq potuto inserirlo in questo XV) il suo apporto era grande. Trentaseienne ha appena comunicato il ritiro dal rugby giocato, forse una parentesi agostana nei due imminenti derby Pro14, per entrare nello staff tecnico del Benetton.


5 SECONDA LINEA – MARK RENATO GIULIO GIACHERI

blankQuando, nel 1992, Bertrand Fourcade lo convocò in Azzurro giocava ancora nei Randwick. Italo – australiano, classe 1969, nato a Sydney aveva già vestito la maglia della nazionale U23 australiana. Graffiante in tutti i suoi 2,03 metri di altezza e 113 chilogrammi di peso è’la tipica “seconda” che vuoi avere in squadra . Anche Georges Coste utilizzò Giacheri, chiamandolo anche per la WRC  del 1995 in Sudafrica. Nello stesso anno si trasferì nelle file del Benetton Treviso dove vinse il campionato. Quindi Brive in Francia, West Harlepool, Sale Sharks e Coventry in Inghilterra. 48 volte azzurro, due le Coppe del Mondo (1995/1999) e diverse convocazioni nei 6 Nazioni 2003 e 2004. Dopo il ritiro, ed il rientro in Australia, divenne allenatore capo del club d’origine, dal 2010 al 2014, una esperienza statunitense alla guida del San Francisco Golden Gate.
• NB: Giacheri ha avuto la meglio per una lunghezza su Santiago Dellapè e Marco Bortolami


6 TERZA/FLANKER – MARCO BOLLESAN

blankDire Marco Bollesan è dire rugby. Qualcosa di più di una simbiosi. Nei modi, nei tratti, l’essenza del rugbyman per antonomasia. Con e per la “bislunga” ci ha vissuto tutta la vita. Terza linea e terza centro, ha indossato i colori del Cus Genova, dove ha iniziato la sua carriera pur essendo chioggiotto per caso, quindi della Partenope Napoli, del Brescia, con uno scudetto tricolore con entrambe, per chiudere con l’Amatori Milano nel 1981. Non mancarono anche le offerte dalla Francia ma un po’ per il “cuore” , un po’ perché la vita è così non si spostò mai. In nazionale giocò per dieci anni, sei con la fascia da capitano al braccio. Ma con l’Azzurro, Bollesan, ha fatto anche l’esperienza di allenatore guidandola dal 1985 al 1988 e portandola alla prima Coppa del Modena nel 1987. Bollesan è anche il “padre” delle Zebre, niente a che fare con quella che oggi ha sede a Parma, la seconda franchigia con i Dogi. Il 14 aprile 1963, a 22 anni, esordisce in Nazionale. Erano gli anni azzurri del CT Aldo Invernici, del capitano Sergio Lanfranchi. La “prima” si giocò a Grenoble contro la Francia. Dopo qualche minuto di gioco ecco una touche. La palla finisce a terra, nella zona francese, e il genovese ci si tuffa sopra. All’epoca il regolamento non lo prevedeva e viene avvertito con l’indice alzato dall’esperto Crauste, “le mongol’, terza linea famosa per la sua durezza e aggressività. Bollesan, con l’inconsapevolezza dei vent’anni, reagisce mandandolo a … con una spinta. Touche successiva, la scena si ripete. Palla a terra, Bollesan sopra con addosso i francesi, tra cui il loro capitano che lo ammonisce spaccandogli l’arcata sopraccigliare con un pugno. Il “ragazzino” si è rialza copiosamente sanguinante, si fa cucire con nove punti di sutura (9 degli oltre 160 in carriera di cui si è sempre vantato!) , cambia la maglia numero 6, stracciata e insanguinata e, con quella numero 17 riprende il match finché nella mischia seguente restituisce la “cortesia” al capitano Transalpino. A fine gara Le Mongol è entrato negli spogliatoi degli azzurri e rivolgendosi a Bollesan con un semplice ‘Bravo garcon’, offrendo la sua maglia.
• NB: Marco Bollesan ha ottenuto una preferenza in più di Massimo Giovanelli. Un altro guerriero.


7 TERZA FUORI/FLANKER – FRANCESCO FRANCO ZANI

blankMai fu più azzeccato il detto “Nemo propheta in patria”. Seconda e terza linea tanto potente quanto intelligente. Nato ad Iseo nel 1938, 95 chilogrammi in 1,93 metri di una classe cristallina, una eleganza e una tecnica unica. Grande “lettore” della touche”, allora era ben lontana l’utilizzo dell’ascensore, e del gioco aereo. Fu nominato quale migliore giocatore del campionato francese 1964/1965. Un leader in campo, di una correttezza esemplare, dalle Fiamme Oro ad Agen, quattro campionati italiani vinti, tre francesi. Divenne un idolo oltr’alpe dove “scappò” con grossi contrasti con la federazione italiana che poneva il veto. Forse, per questo, fu anche vittima di ostracismo in Patria mentre ad Agen, dove giocò fino all’età di trentasei anni (dal 1961 al 1974 e dove vive tuttora ) lo osannavano. La Federazione francese “fantasticava” e avrebbe fatto carte false per poterlo “nazionalizzare” e per avvalersi delle sue giocate in nazionale. Sicuramente il fermo diniego di Zani, sempre attaccato all’azzurro, impedì qualsiasi movimento. Negli anni ’60 era considerato fra i migliori giocatori d’Europa nel suo ruolo. Non sono pochi, facendo le dovute stime temporali, coloro che valutano Zani superiore a Parisse nel ruolo di terza centro.

 

8 TERZACENTRO SERGIO PARISSE
blankFiglio d’arte, il padre ha giocato a l’Aquila prima di spostarsi a La Plata in Argentina dove Sergio è nato e cresciuto. A 38 anni ha posto la firma per un altro anno (2020/2021) con il Tolone in Top14. E’ infatti la Francia la sua seconda Patria. Dopo 2 anni a Treviso, nel 2005 arriva a Parigi dove si ferma per 14 anno con i colori dello Stade Français, col quale ha vinto due Bouclier de Brennus (2007 e 2015). 142 presenze in nazionale è un record mondiale. Ultima “internazionale” al mondiale Giapponese, contro gli All Blacks, negata dal tifone Hagibis. Per Sergio Parisse è probabilmente il giocatore italiano più dotato ad aver giocato a rugby negli ultimi 25 anni. Un atleta incredibilmente talentuoso, a tal punto che uno dei suoi allenatori internazionali una volta osservò: ‘Sergio avrebbe potuto davvero giocare in qualsiasi posizione, da 4 a 15, a livello internazionale”. IRB lo ha nominato giocatore dell’anno 2008 e 2013. I lettori della rivista specializzata Planet Rugby, nei primi mesi del 2020, lo hanno appena inserito nel XV migliore tra i professionisti,


9 MEDIANO DI MISCHIA – ALESSANDRO TRONCON

blankTronky nato a Treviso nel 1973. Superbo “metronomo”,mediano di mischia completo, ha giocato nel Mirano, Benetton Treviso, e in Francia nel Clermont Ferrand e nel Clermont Auvergne formazione con la quale si aggiudicò l’edizione 2006-07 dell European Challenge Cup. 101 le presenze in Nazionale dove ha esordito nel 1994. Con Diego Dominguez ha formato una cerniera mediana difficilmente eguagliabile. In campo a Grenoble nel 1997 il giorno della prima storica vittoria contro la Francia, e capitano al Murrayfield di Edimburgo quando nel 2007 schiacciammo gli scozzesi in casa loro. È uno dei simboli di un’epopea elettrizzante del rugby italiano. Dopo diversi ruoli federali ora fa parte dello staff tecnico della Nazionale di Franco Smith come allenatore dei trequarti.


10 MEDIANO DI APERTURA – DIEGO DOMINGUEZ

blankCaratteristica peculiare: CECCHINO. Definirlo iconico è riduttivo. Diego Dominguez è fra i massimi interpreti di quel rugby italiano che parecchi fastidi ha dato alle grandi nella metà degli anni novanta. Personaggio, sebbene cordiale, non sempre comodissimo da trattare ha nella meticolosità nel lavoro il suo tratto vincente. Argentino di nascita, due presenze con i Pumas 1989, vincendo un titolo sudamericano, il suo club d’origine è La Tablada. Arriva in Italia dopo una brevissima esperienza francese. Nel 1990 indossa la maglia di quel Milan di grandi nomi che monopolizzò il campionato dal 1990 al 1996 conquistando 4 scudetti di fila e una Coppa Italia. Per origini italiane da parte di madre nel 1991, a 24 anni, la prima maglia azzurra che indossò fino al 2003 con 74 caps e 983 punti al suo attivo. Tre mondiali (1991/1995/1999) e uno scorcio di 6 Nazioni tra il 2000 e il 2003 anno del ritiro dal rugby internazionale. Pungente, mai domo, preciso, generoso, capace, le caratteristiche in mezzo al campo. Averlo in squadra era indubbiamente un valore aggiunto.. Fu il protagonista primo di tante vittorie importanti come nel 1995 a Dublino contro l’Irlanda, nel 1997 a Grenoble contro la Francia (Finale Coppa FIRA) 20 dei 40 punti sono suoi o nel febbraio del 2000, alla “prima” del 6 Nazioni a Roma, contro la Scozia. In quella occasione 29 punti dei 34 segnati agli scozzesi arrivarono dal suo micidiale piede (una trasformazione, tre drop goal e sei calci piazzati). A 31 anni, 1997, si trasferisce allo Stade Français di Parigi vincendo 4 Bouclier de Brennus. l ritiro Domínguez, nel 2004, dal rugby giocato non lo allontana dalla palla ovale. Procuratore e agente, si occupa gestire i diritti economici degli eventi sportivi; commentatore per diversi broadcast (Sky Sport) e nella formazione quale direttore della scuola di rugby da lui fondata. Nel 2020 è ancora il quinto miglior marcatore internazionale della storia del rugby a 15 con 1010 punti in 76 incontri.


12 TREQUARTI CENTRO – ANDREA MASI

blankL’Aquila è terra di rugby. Unica reale barriera, in passati anche recenti, ad arrestare lo strapotere veneto. Cinque gli scudetti sullo scafale tanti i giocatori aquilani “veraci” in azzurro, Caione, Ghizzoni, Festuccia, Troiani, Zaffiri e Andrea Masi. Masi, nato nel 1981, è arrivato al rugby quattordicenne, dopo aver prima “tentato” con volley e ciclismo, bruciando letteralmente tutte le tappe intermedie. Che fosse il suo sport lo dimostra nell’essere passato dal rugby scolastico alla prima squadra dell’Aquila in due anni. Una carriera lunga 16 anni, interrotta per un grave infortunio di gioco, dove ha ricoperto, indifferentemente, tutti i ruoli da Utility Back (dal 10 al 15). Quattro le edizioni del Mondo a cui ha partecipato ad oggi è l’unico italiano ad essersi meritato il titolo di “miglior giocatore del Sei Nazioni”. Prima convocazione azzurra nel 1998, Coste lo ha inserito nella Rosa ma senza mai impiegarlo. L’esordio arriverà l’anno dopo (26 agosto 1999) dove a l’Aquila, il coach aquilano Mascioletti lo schiera estremo titolare nella partita contro la Spagna. Il ragazzo aveva solo 18 anni diventando così il più giovane internazionale azzurro del secondo dopoguerra. La prestazione è speciale coronata anche da una meta. Un viatico azzurro iniziato nei migliori dei modi subisce un lunghissimo stop di quattro anni visto che Brad Johnstone, neo Coach della nazionale, non lo ritiene all’altezza per la consistenza difensiva. Con l’arrivo di John Kirwan riprende l’avventura azzurra di Andrea. Il 9 marzo 2003, partendo dalla panchina, gioca trequarti ala a Twickenham. Ormai l’estremo aquilano è diventato un “centro”. Intanto. dopo oltre 100 match e 159 punti segnati con i colori nero verdi dell’Aquila, si trasferisce a Viadana. E’ lo stesso anno del primo mondiale, quello australiano a cui seguirà quello di Francia quattro anni dopo. Masi è ormai un giocatore esperto e con la palla in mano e le sue accelerazioni è sempre un pericolo per gli avversari. Si succedo i “selezionatori”, da Berbizier a Mallett a Brunel. Ognuno di loro lo vede con una maglia diversa ma la duttilità del giocatore è tale da consentire qualsiasi utilizzo. Nel 2009 fa due anni di esperienza a Parigi nel Racing quindi il rientro a Parma. Con il fallimento degli Aironi, la franchigia di cui fa parte, decide di riespatriare. La sirena londinese degli Wasps è troppo ammaliante per non essere ascoltata. Contro la Francia. durante la Coppa del Mondo del 2015, dopo 95 caps e 65 punti il grave infortunio al tendine di Achille che segnerà la chiusura della carriera attiva. La sua esperienza a Londra non si ferma essendo nominato  responsabile della accademia giovanili degli Wasps.


13 TREQUARTI CENTRO -IVAN FRANCESCATO

blankEra lo “zingaro” o “l’indiano” ma forse era entrambi e non solo per la chioma fluente e il colorito scuro. Dello zingaro aveva la “furbizia” nelle giocate imprevedibili, dell’indiano la corsa liberamente istintiva come fosse in una prateria infinita. Nascere in una famiglia di rugbisti, suoi tre fratelli, Bruno, Rino, Nello, erano tutti giocatori di serie A e nazionali, aiuta ma non è sufficiente. Come lui si nasce, si deve avere quel “qualcosa in più” che va oltre al talento di cui pochi beneficiano. Era esplicita quale felicità gli desse giocare a rugby. Ivan Francescato è nato a Treviso, il 10 febbraio 1967. A 19 anni veste la “maglietta rossa” del Tarvisium in A2 ma l’anno dopo è già nella più blasonata Benetton. Sua squadra per sempre e con la quale si aggiudica quattro.scudetti. Nel 1990, Bertrand Fourcade, gli affida la maglia azzurra numero 9 per disputare un incontro di Coppa FIRA contro la Romania, a Padova. Esordio e meta, e si ripete anche nella seconda contro URSS. Nel 1991 è Coppa del Mondo in Inghilterra. Poche le soddisfazioni di squadra ma Ivan si mette in mostra per estro e cuore.
L’arrivo di Georges Coste, nel 1993, dà alla nazionale la spinta che mancava. Ivan Francescato è pedina indispensabile nella scacchiera azzurra. Sebbene il mediano di mischia sia ora Alessandro Troncon, Ivan si trasforma in trequarti centro. Con la maglia numero 9 o la maglia numero 13 la musica “zigana” non cambia. Il 1995 arriva la prima vittoria azzurra su una squadra britannica, 22 a 12 contro l’Irlanda a Treviso. Sempre nel ’95 la sua seconda Coppa del Mondo. Nel 1997 la vittoria a Grenoble contro la Francia che ci consegnerà le chiavi per il 6 nazioni. La meta di Francescato è il marchio di fabbrica, finta a sinistra e accelerata irresistibile fino in fondo. Ormai gli Azzurri sono nell’Olimpo e tutti pensano alle grandi sfide che ci attenderanno. Ma il 19 gennaio 1999, l’anno della Coppa del Mondo e a un anno dall’esordio nel Grande Torneo, che con l’entrata dell’Italia diventerà 6 Nazioni, la morte prematura e improvvisa di Ivan per un grave malore gela il mondo del rugby. Dal 1990 al 1997 sono 38 le presenze azzurre con 77 punti segnati.

Tutti nel nostro cuore!


11 ALA – MARCELLO CUTTITTA

blankFratello gemello di Massimo, con le sue 28 mete internazionali (delle quali 15 da 4 punti, per un totale di 125) Marcello è il miglior metaman della storia della Nazionale italiana. Con i fratelli, Michele e Massimo, si avvicinarono al rugby in Sudafrica dove si erano trasferiti con la famiglia. Al rientro in Italia si “accasa”, rugbisticamente, a l’Aquila. L’accellerazione nella corsa e il senso della meta sono eccezionali. Fourcade lo convoca in nazionale nel 1987. Dopo tre mesi e 3 caps fa parte della comitiva azzurra che disputa la prima Coppa del Mondo in Nuova Zelanda. Nel 1988, con Massimo, si trasferisce all’Amatori Milano (Milan con Berlusconi) in quella jam session di campioni che monopolizza il rugby italiano per un quinquennio. Nel 1991 e 1995 , ora c’è anche Massimo, partecipa alle due edizioni della Coppa del Mondo. Fa parte dell’ossatura della nazionale che con Coste dette dignità al rugby Azzurro. Non seguì l’esempio del fratello me Massimo che si spostò nella Premier inglese. Aquila,Milan e Amatori Calvisano furono i suoi club. Nel 1999 disse fine all’Azzurro e nel 2000 al rugby giocato. Dal 2005 al 2011allenò l’Amatori Milano. Nel 1999 il giornalista neozelandese di rugby Keith Quinn incluse Marcello Cuttitta nella lista dei cento migliori rugbisti del XX secolo nel suo A Century of Greats.


14 ALA – MASSIMO MASCIOLETTI

blankLe mete di Massimo Mascioletti sono da rugby-teca. Piuttosto piccolo, 1,69 x 74 chilogrammi, ma piuttosto tosto e sfuggente trequarti ala di grande spessore ha illuminato il gioco sia in Azzurro, sia in Nero Verde aquilano, unica squadra in cui a militato e con la quale ha conquistato due campionati da giocatore e uno da allenatore. Nato a L’Aquila nel 1958 è già nel XV titolare a 16 anni in uno scontro clou contro l’allora Metalcom Treviso. A 19 anni esordisce in nazionale. E’ il match perso 9 a 10 contro il Marocco che vede l’esonero del gallese Roy Bish. E’ l’allenatore francese Pierre Villepreux il massimo estimatore delle corse di Mascioletti. Questa nazionale macina gioco e Argentina, quella con Hugo Porta, e URSS cadono inesorabilmente contro il XV Azzurro. Il 28 novembre 1979 a Rovigo si gioca contro gli All Blacks. E’ la prima volta in assoluto che l’Italia si confronta contro i “mostri” neozelandesi. Nessun azzurro si tira indietro, è battaglia vera. Finirà 12 a 18 per i “Neri” Miglior risultato di sempre. Si alternano gli allenatori in nazionale. Mascioletti alterna il ruolo da ala a quello di trequarti centro e ne diviene il capitano. Tornerà ala con Bollesan in “panchina”. Fu sua la storica meta del pareggio, 15 a 15, all’Olimpico di Roma contro l’Inghilterra. Partecipa al primo mondiale del 1987. Il trequarti abruzzese ha disputato la sua ultima sfida internazionale il 7 aprile 1990 a Napoli, vincendo 34 a 3 con la Polonia. A fine stagione Massimo ha detto addio anche a L’Aquila Rugby e ha appeso definitivamente le scarpette al chiodo.. Per l’Italia Mascioletti ha ottenuto 54 caps con 17 mete realizzate. Dopo una esperienza come allenatore de l’Aquila, conquistando una finale e uno scudetto, vi è la chiamata di Georges Coste come allenatore in seconda e dei trequarti. Il 101 a 0 subito in Sudafrica, in preparazione del mondiale 1999, fu una bomba atomica che squarcio anni di favolosi risultati. La Federazione esonerò Coste dando la nazionale a Mascioletti. Il clima era rovente appesantito dalla diatriba fra giocatori e FIR per via degli ingaggi dovuti all’avvento del professionismo. Il torneo Iridato fu una catastrofe. Arrivò l’ulteriore mazzata dal campo con il 103 a 3 subito ad Huddesfield contro gli All Blakcs. Fu la fine di un Era.

 

15 ESTREMO – PAOLO VACCARI
blankPaolino ovunque lo schierassero era una garanzia di riuscita. Estremo, ala o trequarti centro, era il tormento per gli avversari. Più l’impegno era arduo più si elettrizzava e prendeva la sfida per le corna. Veloce come un ghepardo, sgusciante come un serpente, quando metteva in moto le sue gambe era inafferrabile e si fermava solo oltrepassata la linea di meta. Bresciano di Calvisano, classe 1971, 64 presenze in nazionale e 22 le mete messe a segno. Anche in questo caso è Bertrand Fourcade a notarlo e convocarlo in Azzurro nel 1991. Tre le coppe del Mondo, due scudetti (Milan e Calvisano). Ha seguito tutta la trafila di “soddisfazioni” dell’era Coste. Nell’aprile del 1996 Vaccari è stato invitato a giocare a Twickenham tra le fila del World XV, una specie di Resto del Mondo guidato da Francois Pienaar che ha affrontato il Leicester. Nel 2003 lascia il rugby internazionale, nel 2008 quello giocato. Dal 2004 è Consigliere Federale mentre nel 2003 si è laureato in architettura al Politecnico di Milano.

HEAD COACH: BERTRAND FOURCADE E GEORGES COSTE
A PARI MERITO

 

Il fantarugby

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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