venerdì, 4 Dicembre, 2020

Rugby: Andrea Marcato a 360 gradi… attendendo gli inglesi

0

Il 6 Nazioni 2020 chiude sabato e lo fa con il botto. Aprono alle 15,15 Galles e Scozia, terminano alle 21,05 Francia Irlanda. E’ alle 17,45 Italia Inghilterra (diretta tv DMAX). Per gli Azzurri si prospettano 80 minuti veramente duri trovandosi nella peggiore delle situazioni con gli inglesi a Roma, attualmente secondi in classifica a 1 punto dall’Irlanda, che cercheranno di raccattare il massimo dei punti quindi particolarmente incattiviti e spronati dal cervellotico Eddie Jones che continua a partorire nuove soluzioni di gioco intrecciando e rovesciando ruoli e giocatori.
Franco Smith, per lo scontro dell’Olimpico a porte chiuse, schiera in pratica lo stesso XV di Dublino con il solo cambio dell’estremo inserendo quel ”peperino” di Matteo Minozzi, che in Inghilterra gioca, con Wasps, ed è fresco finalista in Premiership.
Smith non molla e continua a tenere il suo naturale aplomb. Un atteggiamento giusto, sinceramente vocato alla crescita “collegiale” e non “pro domo  sua”. L’impressione è che sia una condotta non analoga rispetto a chi lo ha preceduto. Il Tecnico continua a parlare di “nuovo inizio”, di “DNA”, di “futuro e competitività”. Insomma Smith vuole crederci, nonostante tutto.

 

A capire ci aiuta Andrea Marcato, “marchio di fabbrica” quel  drop all’ultimo minuto ci consegnò la vittoria contro la Scozia nel 6 Nazioni del 2008, che Franco Smith ha allenato a Treviso .
Ma Andrea Marcato è stato ed è di più di quel gesto da archivio storico. Talentuoso mediano di apertura ed estremo della Nazionale dal 2006 al 2009, talentuoso Capo Allenatore del Petrarca Padova dal 2017 che sin dal primo anno ha portato la compagine patavina allo scudetto. A 360°, e con massima onestà, ci ha raccontato del problema Covid che ha colpito la sua squadra, ci ha parlato di rugby partendo dalla nostra periferia per arrivare a quello internazionale.

 

Andrea come va?
Stiamo cercando di tornare alla normalità prima possibile.

 

Che in questo caso normalità è sinonimo di …
La normalità è potersi allenare quotidianamente e con obbiettivo l’arrivare al campo perché abbiamo lavorato fino a ieri “on line” con sessioni, sedute, sia parlando di rugby o prettamente fisiche, sempre da casa, con i preparatori il tutto monitorato da uno schermo. Da ieri, per la prima volta, siamo andati in campo con dieci ragazzi, quelli che hanno finito la quarantena. Parlare di normalità siamo ancora distanti, stiamo seguendo il ciclo dei tamponi, aspettiamo i risultati quindi, seguendo l’iter, con i positivi tornati negativi e con la visita medica di prassi prima di tornare in campo. Perciò è un po’ così.

 

Ma questo “strano” periodo, non solo per il rugby, come ha cambiato gli obbiettivi di un club come il Petrarca?
Guarda, purtroppo, gli obbiettivi devono cambiare giornalmente. Siamo partiti il 17 agosto, in ritardo visto che normalmente le stagioni le iniziamo a fine luglio, non sapendo come sarebbero andate le cose, senza avere una bozza di campionato e con ragazzi per diversi mesi completamente fermi quindi l’urgenza era la completa riatletizzazione del gruppo. Siamo arrivati alle partite ufficiale giocando la coppa, eravamo tornati a una quasi normalità. Adesso, ormai, sono di nuovo da due settimane che sono completamente fermi perciò l’obbiettivo è in valutazione sicuramente, come ho detto prima, tornado alla normalità con la quotidianità del campo cercando di portare i ragazzi alle partite.

 

Sei “Internazionale” Azzurro e dal 2017 alleni a Padova in Top 10. Questa competizione, che fosse Eccellenza o Top10, quale reale contributo riesce a dare alla crescita del livello del nostro rugby? Andrea fuori dai denti
Sarò molto onesto e per di più ne ho parlato due settimane fa con Franco (Smith ndr) quando ci siamo trovati prima della sua partenza. E’ sicuramente un livello molto distante rispetto al periodo “pre Celtic”, intendo gli anni in cui ho giocato io, con un torneo a dieci squadre e con giocatori che potevano puntare alla nazionale. Purtroppo per i ragazzi che giocano nel campionato italiano, oggi, solo chi proviene dalle “Accademie”, primo o secondo anno, può puntare, anzi meglio, possono confidare di arrivare in “Celtic” e quindi in Nazionale. Il resto dei ragazzi non ci crede e non hanno aspettative di questo tipo e ne va degli stimoli indispensabili. C’è poco da fare. Io sarei per cercare di unire le cose magari con la punta dell’iceberg la Nazionale Maggiore e di cascata la Celtic League e poi il Top10. Adesso c’è un’enorme frattura tra Nazionale, Celtic League, le Accademie e tutto il rugby che c’è sotto.

 

Ma i ragazzi che ci credono quanta “qualità” portano alla Nazionale?
Io ho avuto Cannone, diciamo, per tre anni, Paolo Garbisi fino al lockdown. Ho la prova che i migliori delle Accademie allenandosi sono di livello e possono permettersi la Celtic, però hanno bisogno di giocare. Detto questo credo, si debba trovare il giusto compromesso come aprire le liste, contemplare un doppio tesseramento per tutti i giocatori. Ti alleni e giochi con Treviso e, all’occorrenza vai al Petrarca o viceversa. Io ero a Treviso quando dal campionato siamo passati in Celtic e non sono mai stato convinto della scelta se non per la questione inerente al discorso economico che entrava nel budget societario e federale. Come immaginavo, infatti, la frattura con l’altro rugby nostrano è stata enorme e si sta estendendo sempre più. Se inoltre penso agli allenatori delle “Celtic” che dichiarano come i giocatori di Top 10 non sono pronti, mi chiedo perché di conseguenza nessuno lavori per dare una mano. Si sta riparlando della Nazionale Emergenti ma tre raduni l’anno servono? In Nazionale Maggiore si scelgono gli Azzurri, in sostanza, su sole due squadre perché all’estero ormai non abbiamo più atleti. I nomi ora sono Polledri, Minozzi, Campagnaro, mentre quando giocavo io erano quasi una ventina e, in più, si sceglieva in dieci squadre. Ripeto, oggi pescando in solo due squadre è un limite concreto per chi deve selezionare. Abbiamo bisogno di un cambiamento totale a partire da “sotto” allargando decisamente la base per ricostituire, in qualche anno, almeno quanto c’era una volta.

 

Ma tu non eri fra quelli che sono andati all’estero. Scelta di vita?
E’uno dei grandi rammarichi che ho, sarebbe stata una bella esperienza di vita. L’anno del “drop” ci furono interessamenti di società estere ma io avevo un contratto con Treviso che doveva essere rispettato. L’anno dopo ci fu il problema alla spalla e, sinceramente, al rientro non ero più neanche vicino ai miei livelli.

 

Tutti schierano “equiparati”, non è più una questione solo italiana ma gli altri “allargano” anche con giocatori e tecniche dal rugby non prettamente a XV vedi il XIII.
In Italia mi sembra difficile perché non c’è cultura del XIII e, francamente, facendo fatica con il rugby a XV, introdurre in un sistema che noi non conosciamo mi pare particolarmente complicato. Menzioni il XIII ma sempre di più sono i giocatori dal Seven. Le grandi nazioni del rugby hanno XV, XIII, Sette, e tutto funziona perfettamente con una rete di collegamenti dettati da un’abilità anche culturale. Il gioco sta evolvendo velocemente. Una volta i piloni dovevano solo spingere ora si chiede di fare venti placcaggi, giocare la palla, i centri non usavano mai i piedi mentre adesso usano il piede tattico, le ali sono ovunque, Sta diventando veramente uno sport per super atleti con grandi abilità gestuali di skills Pensare di importare giocatori a XIII con passaporto italiano? Magari mi sbaglio, sarebbero seconde, terze scelte quelli veramente forti rimarrebbero nel League se non altro per una questione d’ingaggio.

 

Ti sei laureato in Scienze Motorie portando la tesi “Il mediano di apertura nel rugby moderno di Alto Livello”. Quanto è attuale?
Guarda ogni tanto ci scherzo su questa cosa perché se, con il mio fisico, avessi giocato adesso, probabilmente, non avrei disputato neanche una partita in Nazionale. L’ultima esperienza piena internazionale risale al 2009, un match in Coppa Europa nel 2010, ed è evidente come negli ultimi dieci anni il rugby sia diventato super fisico quindi anche “l’apertura”, come tutti i ruoli, deve essere un  super atleta. In Italia paghiamo il gap perché non abbiamo i numeri. Vedo i ragazzi che negli ultimi anni escono dalle Accademie Under 20. I numeri fisici li hanno perché se penso a Zilocchi, Fischietti, Cannone, Mori o lo stesso Paolo Garbisi, giovani del 1999, 2000, hanno standard europei. A loro non manca niente fisicamente parlando. Il problema è che su quanti giocatori puoi scegliere? Allora se anziché avere un Paolo Garbisi ne avessimo cinque, e cinque Niccolò Cannone, come succede in Francia, in Inghilterra, se hai un ampio bacino dal quale scegliere e lì che cambia la competizione.

 

A proposito di mediani di apertura, Garbisi ti ha convinto nell’esordio contro l’Irlanda?
Si assolutamente, avendolo in squadra lo scorso anno posso dire che ha delle qualità “X Factor” per un giocatore italiano. E’ un ragazzo molto forte mentalmente, non si abbatte, è naturalmente un leader senza voler indossare maschere o armature. Se questo lo addizioni a grandi qualità fisiche. Sono certo farà una grandissima carriera.

 

Giocando con il doppio regista, io lo vedrei “centro”. Cosa ne pensi?
La cosa che mi fa strano è vedere Carlo c
Canna giocare 10 alle Zebre e centro, con il 12, in Azzurro. Torniamo al “progetto” perché dobbiamo capire e se le due franchigie lavorano anche in prospettiva azzurra e allora Carlo Canna deve giocare tutte le partite con le Zebre da 12. Poi Carlo ha fatto bene considerando stia giocando un ruolo che ricopre solo in Nazionale. Io giocavo estremo in Nazionale e dieci a Treviso ma questo ci sta mentre un’apertura trasformato a centro è un’altra cosa. Venendo a Paolo ti dico che lo scarso anno gli avevo parlato proprio di questo perché mi sarebbe piaciuto vederlo spostarsi anche un po’ centro, sia con il 12 sia con il 13. Paolo ha delle qualità fisiche che gli permettono di giocare in qualsiasi posizione da trequarti. La meta contro l’Irlanda, quella contro Ulster, è solido, gli piace placcare. Si si ti confermo che anche io lo vedrei bene in quel ruolo.

 

Credo che nell’ultimo match contro l’Irlanda nulla di diverso ci sia stato rispetto anni di prestazioni incolore tranne la positiva performance di tre esordienti di 20 anni.
Ovviamente c’è tanta, troppa, differenza. Negli ultimi anni si sono succeduti diversi allenatori dai quali abbiamo preteso dei miracoli. Lewis Hamilton con una 500 non riuscirebbe a vincere un GP. Se tu hai una casa con problemi strutturali non puoi lavorare sul giardino. I problemi del nostro rugby sono altri e profondi. E’ adesso il momento di farci le giuste domande e capire chiaramente cosa vogliamo fare. Qualcosa di positivo c’è come le Accademie che consentono a giovani di essere pronti al palcoscenico internazionale ma è indubbio che servano dei cambiamenti. Chi sceglie il Capo Allenatore deve dargli carta bianca e far di tutto perché lavori con la massima tranquillità. Io sono certo che Franco (Smith ndr) sia capace e conosce bene l’Italia avendo giocato e allenato. Se si ha fiducia gli si dia le “chiavi” di tutto in modo possa cambiare e sia giudicato alla fine dei suoi quattro anni. Rispetto la domanda non credo l’Italia, su cento partite, possa battere l’Irlanda, come l’Inghilterra e siamo troppo distanti da Francia, Galles e Scozia, con un gap che si allarga sempre di più anche nei budget assolutamente non paragonabili. Poi io sono al di fuori dalle questioni Federali ma rimango nella convinzione che la base vada allargata perché Il Capo Allenatore e il suo staff devono conoscere più giocatori possibili e, al contempo, si devono riunire i club alla Federazione Ora ci sono Zebre, che chiamarle club non è appropriato giacché sono molto “federali”, e Treviso, e poi viene tutto il resto. Questa politica, che corre su due diversi binari,  fa si che le dieci squadre del Top e quelle di serie A siano molto distanti dalla Nazionale e dalla Federazione. Inoltre, abbiamo i campionati giovanili come gli Under18 che sono completamente diversi rispetto a quelli giocati ai miei tempi dove ogni partita era una guerra e volevamo giocare contro il Petrarca per dimostrare che eravamo i più forti per poi entrare nelle selezioni regionali e nazionali. Ho l’impressione che, oggi, i ragazzini che entrano in Accademia diano per scontato la Nazionale ma non è così. A partire dagli otto anni devono ambire alla Nazionale ma devono essere consci che bisogna guadagnarla dando sempre il massimo personalmente e con il loro club. Noi crescevamo con la consapevolezza che ogni partita potevamo perdere posto e maglia. Tutto questo sta un pochino scomparendo. E’ vero anche che la “società” sta cambiando e la scuola è un esempio eclatante ma lo vediamo ovunque.

Sabato contro gli Inglesi famelici vedremo la solita Italia generosa ma mortificata nel punteggio?
Realisticamente penso di sì. L’Inghilterra può vincere il Torneo solo facendo più punti possibili e sperando che gli irlandesi non ne facciano cinque. Di certo loro non si fermeranno e per gli Azzurri ci vorrà una vera prova di orgoglio ma sono convinto che faranno bene. L’Inghilterra ha tanta qualità e tanti numeri e possono adattare il gioco come credono potendo scegliere, vedi anche la formazione che scenderà in campo a Roma. Sabato, quando vorrà o gli ultimi venti minuti …
Si è impossibile per noi.

 

Chi pensi vincerà il 6 Nazioni 2020’
A me piace molto l’Irlanda sin da Joe Schmidt, la Francia ha grosse qualità ma all’ultima partita, dovessi puntare qualcosa, andrei sull’Inghilterra.

 

I XV IN CAMPO

15 Matteo Minozzi, 14 Edoardo Padovani, 13 Luca Morisi, 12 Carlo Canna, 11 Mattia Bellini, 10 Paolo Garbisi, 9 Marcello Violi, 8 Jake Polledri, 7 Braam Steyn, 6 Sebastian Negri, 5 Niccolò Cannone, 4 Marco Lazzaroni, 3 Giosuè Zilocchi, 2 Luca Bigi, 1 Danilo Fischetti; HC Franco Smith
A DISPOSIZIONE 16 Gianmarco Lucchesi, 17 Simone Ferrari, 18 Pietro Ceccarelli, 19 David Sisi, 20 Johan Meyer, 21 Maxime Mbanda, 22 Guglielmo Palazzani, 23 Federico Mori

 

15 George Furbank, 14 Anthony Watson, 13 Jonathan Joseph, 12 Henry Slade, 11 Jonny May, 10 Owen Farrell, 9 Ben Youngs, 8 Billy Vunipola, 7 Sam Underhill, 6 Tom Curry, 5 Jonny Hill 4 Maro Itoje, 3 Kyle Sinckler, 2 Jamie George, 1 Mako Vunipola, HC Eddie Jones
A DISPOSIZIONE 16 Tom Dunn, 17 Ellis Genge, 18 Will Stuart, 19 Charlie Ewels, 20 Ben Earl, 21 Dan Robson, 22 Ollie Lawrence, 23 Ollie Thorley

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

Condividi.

Riguardo l'Autore

Rugbying Class

Leave A Reply