venerdì, 4 Dicembre, 2020

Rugby. Azzurri, parte la generazione “Z”

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Forse di punto in bianco, per la maggior parte della popolazione senza preavviso, era lo scorso marzo e il Mondo si è dovuto sprangare in se stesso scosso da un oscuro “male” che avanzava, cresceva e, soprattutto, uccideva. Un “morbo” del terzo millennio che comprimeva le libertà di tutti e trascinava le menti a sensazioni di un buio Medioevo.
Anche il 6 Nazioni 2020, ci aveva lasciato, così, confuso e incompiuto ma con la ferma determinazione di recuperare i “ritagli” di Torneo. Recuperare per riscattare l’onore e portarsi a casa l’imprescindibile “borsa” dei diritti tv e le commesse degli sponsor che tanto bene fanno a quello bizzarro ruzzolare dell’ovale. Coraggio e speranza i sentimenti.
Avevamo lasciato scoperto l’intero quinto turno e un match degli Azzurri, i primi ad abbandonare,
nel quarto. L’Italia, strangolata dalla pandemia, era additata come Terra da “bandire” e gli italiani alla gogna come appestati.
Sulla kermes, otto mesi dopo, si riaccendono le luci, si prova a dare un senso di normalità ma lo scenario generale non è esattamente quello atteso. L’Europa, che ci beffeggiava e insultava, è in allerta rossa con restrizioni e blocchi emanati per cluster diffusi e decine di migliaia di casi giornalieri.

Per questo niente urla, incitamenti dagli spalti con partite a “porte chiuse” e freno tirato alle tradizionali bevute e “burlesque” del dopo partita nel terzo tempo. Fatta la doccia tutti a casa.
Una sorta di “bolla anti Covid”, quasi precisa, con giocatori e staff minuziosamente “tamponati”. Insomma, in uno sport di super contatto, si è messa in piedi ogni misura di sicurezza sanitaria con il massimo delle garanzie, per tutti gli addetti ai lavori. Anche se diversi casi di positività, con nomi eccelsi, fanno parte della casistica.
Per la nostra nazionale si riprende contro l’Irlanda a Dublino (sabato 24 diretta televisiva su DMax canale 52 dalle 16.30, e live streaming su Dplay) e dopo sette giorni l’Inghilterra all’Olimpico Roma, con l’Isola verde in lockdown, e la città Capitolina che pare stia andando verso un “senza controllo”.
All’Aviva Stadium di Dublino non sarà la partita del post Covid ma è già quella del post Parisse, Zanni, Biagi, Budd, Furno. Chi per propria scelta avendo smesso con il rugby giocato, chi perché ritornato nell’Emisfero Sud o chi non più “convocato”. Probabilmente post Leo Ghiraldini anche se il capitano e tallonatore, svincolato e reduce da lunghissimo infortunio, continua a girare in ambito Azzurro.

Sarà sicuramente una gara intensa, dal ritmo alto e la forte fisicità del XV irlandese, dove il deficit di cilindrata è nota, non lascerebbero spazio a dubbi sulla decisa difficoltà. Franco Smith, non si fa prendere dallo scoramento e coglie l’opportunità del momento adottando la giusta filosofia di coraggio e speranza e osa dando il via alla “generazione Z” quella con data di nascita dal 2000, da non confondere con i “millennials” che erano i maggiorenni nel 2000, e fino “ieri” schierati nella Under 20.

Tre i “ventenni” all’esordio, sarebbero potuti essere quattro se Stephen Lorenzo Varney, il talentuoso mediano di mischia del Gloucester e mira sia del Galles, sia degli inglesi, non fosse risultato asintomatico ma positivo all’arrivo nel raduno di Roma di dieci giorni or sono.
Sotto i riflettori Paolo Garbisi, in campo dal primo minuto, con la grande responsabilità di regia da spartire in mediana con Marco Violi mentre Carlo Canna, giocando da centro, sarà regista aggiunto ma il ruolo alla fine potrebbe diventare un valido aiuto al piede.
.Grande l’attesa sul giovanissimo mediano di apertura del Benetton Treviso. Acuto, attento, tecnicamente pronto e dalla personalità spiccata. Paolo Garbisi potrebbe essere il “10” che da anni stavamo cercando avendo già dimostrato, anche fra i “grandi”, le sue grandi qualità avendo svolto al meglio il ruolo in Pro14. Federico Mori, massiccio tre quarti – ala delle Zebre e nipote del più noto zio Fabrizio campione del Mondo nei 400 ostacoli, e il tallonatore Gianmarco Lucchesi sono gli altri due “ragazzini” che partiranno dalla panchina.
Ma questa nazionale è comunque una squadra giovane. J.J Polledri, che dopo le grandi prove in Premiership ha guadagnando il numero 8 di Parisse, è un 1995. Niccolò Cannone, seconda linea con Lazzaroni, è un 1998 mentre Sebastian Negri, flanker con Steyn, del 1994. La stessa prima linea è particolarmente “verde” con i due piloni Zilocchi e Fischietti, reciprocamente del 1997 e 1996 e Bigi, capitano e tallonatore, non ancora trentenne. Il vecchietto del gruppo è Jayden Hayward classe 1987 che nel ruolo di estremo potrebbe sostituire Matteo Minozzi, nato nel 1996, non disponibile poiché sarà impegnato nella finale del massimo campionato inglese con i suoi Waps.
A Dublino si potrà anche perdere ma la paura di ripetere il “pessimo spettacolo” offerto nell’incontro casalingo contro la Scozia del 22 febbraio scorso aldilà del punteggio, zero a 17, non dava alternativa a Smith, stringendo coraggio e speranza si doveva solo osare a pieno cuore. .Chapeau Mr. Smith e come ha scritto George R. R. Martin: «È possibile che un uomo che ha paura possa anche essere coraggioso?» «Possibile? Bran, è quella l’unica situazione in cui si fa strada il coraggio»

 

I XV IN CAMPO:
15 Stockdale, 14 Conway, 13 Ringrose, 12 Aki, 11Keenan, 10 Sexton, 9 Murray, 8 Stander, 7 Connors, 6 Doris, 5 Ryan, 4 Beirne, 3 Porter, 2 Herring, 1 Healy. – HC Farrell
A disposizione: 16 Heffernan, 17 Ed Byrne, 18 Bealham, 19 Dillane, 20 O’Mahny, 21 Gibson-Park, 22 Ross Byrne, 23 Henshaw.

 

15 Jayden HAYWARD, 14 Edoardo PADOVANI, 13 Luca MORISI, 12 Carlo CANNA, 11 Mattia BELLINI, 10 Paolo GARBISI, 9 Marcello VIOLI, 8 Jake POLLEDRI, 7 Braam STEYN, 6 Sebastian NEGRI, 5 Niccolò CANNONE, 4 Marco LAZZARONI, 3 Giosuè ZILOCCHI, 2 Luca BIGI (cap) 1 Danilo FISCHETTI.- HC Franco SMITH

 

A disposizione: 16 Gianmarco LUCCHESI, 17 Simone FERRARI, 18 Pietro CECCARELLI, 19 David SISI, 20 Johan MEYER, 21 Maxime MBANDA’, 22 Callum BRALEY, 23 Federico MORI

 

Arbitro: Carley (Ing)

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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