mercoledì, 20 Gennaio, 2021

Rugby: Francia – Italia chi ha più da perdere?

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Il terzo turno dell’Autumn Nations Cup di rugby, sabato 28 novembre 2020 alle 21.10 con diretta tv su Canale 20 e in diretta streaming su SportMediaset, gli Azzurri lo giocano a Parigi contro una Francia assolutamente obbligata a vincere non solo per questioni di classifica e sorteggi post gironi di qualificazione.
Pronosticare chi trionferà è facile sulla carta. Nel ranking mondiale della World Rugby ben dieci posizioni “separano” il rugby francese da quello italiano, quarti loro, quattordicesimi il nostro e, nella situazione attuale, assolutamente capace di battere l’Italia. Ma, sebbene esista un altissimo rischio di fare figuracce, gli Azzurri si presentano, sfacciatamente, a casa loro con l’intenzione di vincere … questo è il rugby.
Ma facciamo un passo alla volta. Parliamo degli “enfant prodige”di Fabien Galthiè, capaci in questo 2020 di una crescita imponente. Una rinascita che ha quasi dell’incredibile. Hanno fisico e padronanza del gioco e in più grande feeling fra loro e una relazione intima per la “maillot bleu” della nazionale. I vari Dupont e Ntamack, Rattez, Ramos, Jalibert con Thomas e il veterano Gaël Fickou, ben ventiseienne, capitanati dalla forte terza linea Charles Ollivon, giocano un bel rugby. Stanno ridando lo smalto di una volta a una Francia opaca da diversi anni.
Diversi i caduti blasonati. La ruvida Scozia ne ha assaggiato la consistenza non più tardi di una settimana fa’ perdendo a Edimburgo, se pur di misura, una partita tostissima.
In Francia, per esempio, credono in quello che fanno, possono anche commettere errori, ma ci tengono. Una differenza che percepisce anche il pubblico. Si sono mossi dal presupposto che la nazionale di rugby doveva cambiare direzione. Affidandosi a dirigenti e tecnici di livello.
Il vero capolavoro Fabien Galthiè, però, lo ha compiuto nell’assemblare lo staff. L’aver sfilato al Galles, nientepopodimeno che Shaun Edwards, lo stregone della difesa, il “Freud” dello spogliatoio, è stato “un coup de théâtre”. Averlo o non averlo, per Galthiè, era la condizione indispensabile per accettare o rifiutare la guida della Francia. E Monsieur Bernard Laporte, Presidente della federazione e “monarca” dell’ovale francese, ha messo mano al portamonete. Shaun Edwards conosce i segreti del rugby come B. B. King le corde della chitarra. Mai sotto i riflettori, anzi quasi ostile alla “vetrina”, per anni ha compiuto le sue magie all’ombra del grande Warren Gatland. Perché in quel Galles straordinario, dalla metà degli anni duemila a oggi, se il Generale era Gatland, sicuramente Edwards era il sergente britannico, alla maniera dei film in bianco e nero, che preparava la truppa e risolveva le situazioni più pericolose. Sebbene a livello scolastico unico giocatore ad aver capitanato l’Inghilterra, sia nel rugby league, sia nel rugby a XV. A Wingan, dove giocò rugby a XIII, all’età di diciassette anni firmò un contratto per trentacinquemila sterline. Il più alto compenso della storia juniores.

Sul fronte italiano e sulla Nazionale si ripetono, invece, quasi sempre le stesse cose. I limiti del nostro rugby sono noti e le cose cambiano soprattutto se si vuole farle cambiare.
Non è nuovo il concetto generale che l’Italia sia vecchia nello sport, come strutture e come concezione. Il management delle società sportive è sorpassato. A parte il calcio, solo nella massima serie, in nessuna disciplina le società sono “amministrate” come un’azienda. Poi servono anche competenza e passione. Nel rugby è peggio, da troppo tempo è diventato inguardabile ammenoché tu non sia costretto perché gioca tuo figlio. Con questo rugby il tifoso non si scalda mentre opinione pubblica e Media non riservano spazio. L’interesse è talmente blando che da oltre quindici anni, almeno, le partite della nazionale e dei club emigrano da un canale tv all’altro, anche nel corso della stessa stagione agonistica.Si è passati dalla Rai, in tutte le sue più svariate articolazioni, TMC, Sky, Dazn, Mediaset, Discovery. E, comunque, un appassionato se vuole lo spettacolo, quello vero, guarda il Super Rugby o il Tri Nations. Insomma un altro pianeta. Bisogna cambiare registro ripartendo dai giovani e da progetti seri.
Mr. Smith, palese la differenza rispetto ad altri che lo hanno preceduto, pare voglia seriamente cambiare “le cose” dando gioco e vivacità ma soprattutto uno spirito a una squadra che da troppo tempo si era spenta e sperduta proprio come squadra. Si erige la casa con il materiale che hai. Non avranno, per ora, il rugby più bello del Mondo e non sempre riesce a contenere le bordate avversarie ma è indubbio stia nascendo un “insieme”. Parte assolutamente indispensabile in uno sport come il rugby e la storia lo può raccontare. La ricchezza di un rugby povero sembra un ossimoro.
Sabato a Parigi, però, potrebbe succedere qualcosa d’inaspettato.
Per un accordo LNR (la Lega dei Club) e la federazione francese, Fabien Galthiè dovrà rinunciare alla vera ossatura della sua squadra. L’Intesa prevede che ogni giocatore possa fare solo tre apparizioni in distinta gara in questi test invernali, ergo, quasi tutti i suoi giocatori più forti non sono stati convocati perché presso i club.
Cambiano la mediana, gli avanti i trequarti. A disposizione del tecnico, della “vera” squadra, rimane solo Teddy Thomas mentre sono cinque gli esordienti dal primo minuto, di cui due provenienti dalla nazionale del Seven. Undici è il totale dei giocatori in campo e in panchina che hanno zero presenza all’attivo. Attenzione però perché sarà anche “un’altra squadra” ma ce la metterà tutta per dimostrarsi all’altezza dei titolari .
Una “occasione” ghiotta per la giovanissima Italia che si troverà di fronte una squadra di “principianti” al suo pari.
Non dare tregua agli avversari, vincere il confronto nei punti di contatto, conquistare i palloni in touche e nelle mischie ordinate. Continuo sostegno al portatore del pallone, tanto gioco al piede capace di imbarazzare i padroni di casa, spostando tutta la pressione sull’avversario possono frenare l’ondata montante Transalpina.
Così si può ridurre la frenesia fisica dei francesi, insistendo pensando che un banale errore può cambiare la partita. Questa la trama da seguire alla ricerca della vittoria a sensazione.
E se Mr. Smith avesse veramente la chiave del match? Le sue dichiarazioni non lasciano motivo di essere fraintese: “Abbiamo avuto giorni in più per preparare al meglio questo incontro. Lo stop forzato della scorsa settimana ha incrementato ulteriormente la nostra voglia di scendere in campo sabato contro la Francia. Sarà un match intenso dove avremo la possibilità di vedere all’opera altri giovani interessanti continuando nel nostro percorso di ampliamento della base a nostra disposizione e costruzione del DNA”.
Vi è una continua ricerca di nuovi uomini che il Capo Allenatore vieta si definiscano “sperimentazioni”.
Manca J.J. Polledri ma a volte l’assenza di una stella può diventare l’occasione per responsabilizzare di più il singolo che gioca solo per la squadra
Confermati i primi cinque uomini. Steyn terza centro, Mbanda e Meyer flanker, assente anche Seb Negri per un problema muscolare, invariata la regia con Violi e Garbisi e in appoggio Canna da centro con Zanon. Ritorno di Sperandio all’ala, al posto di Bellini, in copia con Trulla e Minozzi estremo. In panchina Lamaro e Troian pronti al “cappellino” numero uno.
Il realismo non consiste in come sono le cose vere ma in come sono veramente le cose … almeno sosteneva Bertolt Brecht.

 

I XV IN CAMPO
15 Brice Dulin, 14 Teddy Thomas, 13 Jean-Pascal Barraque, 12 Jonathan Danty, 11 Gabin Villiere, 10 Matthieu Jalibert, 9 Baptiste Serin, 8 Anthony Jelonch, 7 Sekou Malacou, 6 Cameron Woki, 5 Baptiste Pesenti, 4 Killian Geraci, 3 Dorian Aldegheri, 2 Peato Mauvaka, 1 Rodrigue Neti HC Fabien Galthié
A disposizione: 16 Teddy Baubigny, 17 Hassane Kolingar, 18 Uini Atonio, 19 Cyril Cazeaux, 20 Swan Rebbadj, 21 Baptiste Couilloud, 22 Louis Carbonel, 23Yoram Moefana.

 

15 Matteo Minozzi, 14 Jacopo Trulla, 13 Marco Zanon, 12 Carlo Canna, 11 Luca Sperandio, 10 Paolo Garbisi, 9 Marcello Violi, 8 Braam Steyn, 7 Johan Meyer, 6 Maxime Mbandà, 5 Niccolò Cannone, 4 Marco Lazzaroni, 3 Giosuè Zilocchi, 2 Luca Bigi, 1 Danilo Fischetti. HC Franco Smith
A disposizione:16 Leonardo Ghiraldini, 17 Simone Ferrari, 18 Pietro Ceccarelli, 19 Cristian Stoian, 20 Michele Lamaro, 21 Stephen Varney, 22 Tommaso Allan, 23 Federico Mori

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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