martedì, 29 Settembre, 2020

Rugby. Grande giornata
di spettacolo. Italia umiliata dagli All Blacks

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Grande giornata di spettacolo sabato scorso a Roma, dove Italia e Nuova Zelanda si sono sfidate in una amichevole di lusso. Tribune e curve erano stracolme di tifosi, appassionati, famiglie, tutti convenuti allo Stadio Olimpico per assistere al confronto tra i cosiddetti All Blacks ed una rinnovata nazionale italiana.

Dopo la brutta figura rifilata nell’ultimo torneo 6 Nazioni, infatti, buona parte della nostra squadra è stata ringiovanita, con l’obiettivo da parte del nuovo commissario tecnico, Conor O’Shea, di mettere in campo una squadra in grado di esprimere passione ed orgoglio per tutti gli 80 minuti del match.

Da parte neozelandese, parlano semplicemente i numeri: unica squadra ad aver sollevato tre volte la Webb Ellis Cup, Campioni del Mondo in carica, vincitori in 424 confronti su 550 match disputati nella storia, sempre vittoriosi nei precedenti tredici confronti contro l’Italia: insomma i maestri del rugby.

E così, dopo aver ballato la famosa haka, il fischio dell’arbitro Nigel Owens ha dato inizio alla partita. Non passano neanche cinque minuti che i neozelandesi sono già in meta, poi trasformata: partiamo male e siamo subito 7 a 0. I nostri non riescono a mettere pressione, loro allargano il campo e ci fanno correre. Non è facile confrontarsi con una squadra che varia continuamente il gioco come gli All Blacks. Ci illudiamo di poter quanto meno stare dignitosamente in campo  quando Carlo Canna infila l’ovale nei pali con un calcio: recuperiamo e siamo sul 7 a 3.

Ma dopo questa azione praticamente siamo invasi dalla marea nera. Nel primo tempo da segnalare da parte nostra solo qualche iniziativa del capitano Sergio Parisse ed i placcaggi di Simone Favaro. Mentre loro imperversano con escursioni coast-to-coast, che solo in parte riusciamo a limitare. Con un possesso palla del 75% da parte degli All Blacks, la prima frazione di gioco si conclude con un parziale di 35 a 3.

Nel secondo tempo ci presentiamo in campo con un atteggiamento più combattivo, anche se continuiamo a subire bellissime mete da parte dei neozelandesi: come quella al 58′ da parte di Fekitoa che abilmente riesce a cambiare angolo di corsa per evitare i nostri placcaggi.

Il nostro unico momento di gloria, salutato da un boato dell’Olimpico, è al 68′ : rubiamo palla e Tommaso Boni riesce a percorrere quasi metà campo con l’ovale ben stretto fra le braccia resistendo ai placcaggi neozelandesi, fino a riporlo oltre la linea della meta avversaria. Tommaso Boni, un giocatore che ha esordito in Nazionale, come titolare, nella vittoria di Toronto sul Canada nell’ultimo test-match del tour estivo 2016, fa ben sperare. La meta è stata poi trasformata da Tommaso Allan. Ed è questa l’unica azione italiana degna di nota nel secondo tempo.

Per il resto abbiamo malamente provato ad arginare la marea nera e le statistiche di fine partita parlano chiaro: 34% possesso palla Azzurri, 66% All Blacks. Ma, soprattutto, dieci mete messe a segno dai neozelandesi, contro appena una italiana. Pochi placcaggi da parte nostra, velocità e ritmo da parte loro. Praticamente hanno giocato a rugby solo loro, mentre noi forse giocavamo a pallamano acrobatica. La partita si chiude sul finale di 68 a 10. Peggio dell’ultima partita disputata fa quattro anni contro gli All Blacks, sempre a Roma, quando il risultato fu 42 a 10.

L’ennesima umiliazione dunque per i nostri colori, che possiamo solo augurarci sia ribaltata nelle prossime due amichevoli autunnali in programma: a Firenze contro il Sud Africa il 19 novembre ed a Padova contro Tonga il 26 novembre.

Al. Sia.

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