mercoledì, 20 Novembre, 2019

Rugby: il Sudafrica è campione del mondo

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Il Sudafrica batte in finale gli inglesi 32 a 12 e così fanno tre. Perché, in modo originale, ogni tre edizioni 1995, 2007 e 2019, pari a dodici anni, si portano a casa la Coppa del Mondo di rugby. Erano gli inglesi i grandi favoriti e il Sudafrica poteva capovolgere la sorte ostile esclusivamente giocando alla sudafricana. Così è stato.

Ma questa coppa è veramente speciale, senza facili retoriche o falsi luoghi comuni, perché ad innalzare il trofeo per lo sport dei bianchi sono le mani nere di Siyamthanda Kolisi.

Dopo l’emblematica presenza di Chester Williams, unico e insultato nero, nei Sudafrica campione del Mondo 1995, è un marcantonio ebano, nato e cresciuto nella povertà dele sobborgo ghetto di Zwide, a Port Elizabeth, a guidare i Bok, da sempre simbolo dell’oppressione bianca, alla vittoria.

Il rugby in Sudafrica è una religione, un modo di vivere, è, o era, un emblema di appartenenza E parla afrikaans.

La forma della palla, ovale o tonda, designava il ceto, l’etnia, il colore della pelle.
Mentre il soccer (il calcio) si giocava dai ragazzi neri nei polverosi sterrati delle infelici townships, la palla ovale si praticava nei verdi prati degli eleganti college frequentati dai figli della facoltosa minoranza bianca.

Nelson Mandela capì subito che il rugby poteva essere il viatico per l’unificazione della nazione, il 24 giugno 1995 si presentò alla finale della Coppa del Mondo a Johannesburg indossando la maglia degli Springboks, spingendo il suo popolo a parteggiare per una squadra di bianchi finanziata da quella oligarchia bianca che per secoli è stata responsabile di segregazioni, disuguaglianze e morte.

Kolisi è figlio della disperazione che ti riservano “non luoghi” come Zwide. Baraccopoli senza anima dove alcolismo, prostituzione e miserie di tutti i tipi sono la quotidianità e cresci con la rabbia di essere nato. Ma Siya, rifiutato dalla famiglia piccolissimo, vive con la nonna di sani principi. Rispettoso, semplice, generoso. La testa ben salda sul collo non dimentica da dove è venuto. Affronta tenacemente tutte le difficoltà che la vita gli propone. Dal primo vero provino per una squadra vera, a quindici anni, dove si presenta vestito dei soli boxer, la borsa di studio alla Grey High School della sua città, l’approdo al professionismo e alla leadership in nazionale voluta fortemente e audacemente dal Head Coach Johan Rassie Erasmus.

Siya Kolisi, Capitano nero dopo 160 di storia del rugby sudafricano, campione del Mondo è un messaggio globale e ancor di più interno per quelle sacche che ancora vivono rifiutando l’uguaglianza.

Il sogno di Mandela è tutt’ora un percorso tortuoso e incompiuto. I “neri”, come Lukhanyo Am, Makazole Mapimpi, Mbongeni Mbonambi, Tendai Mtawarira, sono “dentro” per la “Transformation Strategic Plan”, l’accordo governativo che regola le “quote”, ma sciolgono le tensioni sociali nel Paese e fanno vincere le Coppe del Mondo.

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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