venerdì, 4 Dicembre, 2020

Rugby: Irlanda smisurata per i giovani azzurri…ma

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Questo cinquanta a diciassette e la ventiseiesima sconfitta, sebbene siano numeri tremendi, non è facile da analizzare. O meglio, si potrebbe fare cadendo nella comoda semplicistica banalità di un “bla bla” scontato e, magari, da evitare in una condizione come questa. Cinquanta a diciassette e sette mete subite, suddivise equamente nei due tempi con tre nel primo e quattro nel secondo, una supremazia irlandese lampante, smisurata, schiacciante in tutte le fasi di gioco e con un break down surclassante, l’ABC del rugby, la quinta essenza, dove da sempre le grandi hanno montato le loro glorie, mentre per gli Azzurri “strumento” un tantinello da ripassare come tanto altro. Da riconsiderare alcune pedine come un diverso “triangolo allargato” questo pressoché assente con Hayward estremo troppo scontato, e le ali Padovani, meglio del compagno di comparto, e Bellini, a quest’ultimo abbiamo contato una sola palla toccata in 80 minuti, il ritorno di Marcello Violi a mediano di mischia, dai gesti troppo elementari per il livello, hanno anch’essi limitato non poco l’economia del gioco azzurro.
Ma soprattutto dall’altra parte c’era l’orgoglio irlandese che fiutava la testa della classifica e probabile conquista del 6 Nazioni 2020. Quell’istinto predatorio che ha sbranato ben più difficili prede.

Non a caso l’Irlanda è forse l’unica squadra veramente temuta dagli All Blacks.
L’andamento del match non è certamente in discussione. Una prestazione italiana veramente mediocre e raramente l’imperturbabile Irlanda, mescolando vecchi e giovani, è stata messa in difficoltà e con una esperta “colonna vertebrale, 8, 9 e 10, ovvero Stander, Murray e Sexton, trotterellando, ha rimosso la pratica italiana imponendo un dominio impossibile da contestare..

La critica è legittima ma chi, però, oggi si pone sul pulpito e tirandosi indietro la tunica apostrofa questi ottanta minuti azzurri a mo di Cicerone al Senato nei confronti di Catilina, senza alcuna determinazione costruttiva, lo fa in modo pretestuoso e seguendo un canovaccio banale. A questo punto tanto vale ammettere, senza fare il broncio, gli offesi o appellarsi all’amor di Patria, che hanno ragione da oltre Manica se ci vogliono sbattere fuori dal 6 Nazioni per manifesta inferiorità. Sarebbe più coerente.
Non è la prima umiliazione che subiamo dagli irlandesi. Quale siano le potenzialità reali del rugby irlandese e i limiti del nostro sono note. La pesantissima “ripassata” che il Leinster, franchigia dublinese, ha appioppato alle Zebre, solo 24 ore prima rispetto al match della nazionale, fa parte dello stesso argomento. Quindi, riprendo, mi chiedo quale possa essere il pro rispetto al sortire una levata di scudi collerica, dopo questa sconfitta.

Cinquanta a diciassette non è accettabile ma si doveva mettere in conto. Alle 15,30, ora di Dublino, di sabato 24 ottobre 2020 si era perfettamente consci che l’Irlanda e l’Italia, che sarebbero scese in campo al Lansdown Road, o Aviva Stadium che dir si voglia, erano, rispettivamente, la quarta e la quattordicesima del ranking mondiale, una la nazionale in corsa per la vittoria finale del Torneo e fra le più tigliose e organizzate del Mondo ovale mentre l’altra, la nazionale azzurra, una squadra che non vince nel Torneo dal lontano 2015 e con grossi problemi di Movimento da anni.
L’ovale irlandese non vive ansie da prestazione o trepidazioni quando i grandi nomi lasciano poiché la sostituzione è incessante partorendo talenti in continuazione. Le crisi durano meno di una stagione di patate. Un rugby che imperversa in lungo e largo nel campionato Celtico, ora Pro14 o 12 se consideriamo il ritiro delle sudafricane, mentre il XV del Trifoglio ha riposto in bacheca ben 4 trofei del Torneo negli ultimi dieci anni. Più della blasonatissima Inghilterra e dell’epico Galles.
Smith doveva fare scelte drastiche dopo la bruttura dell’Olimpico contro la Scozia.
Una scapoli contro ammogliati del Bar Sport avrebbe elettrizzato di più.
Smith ha scelto. L’ha fatto in parte alla “sudafricana, in parte obbligato dallo stato dell’arte, ma svecchiando la comitiva e buttando nella mischia alcuni “ragazzini” di vent’anni ha compiuto una operazione di razionalità. La risposta individuale è incoraggiante con la conferma di JJ Polledri, mai ce ne fosse bisogno, e la prestazione senza timori reverenziali di Garbisi, Lucchesi e Mori.

Ma altri “ragazzini” attendono nel cestino dell’ultima under 20. Stephen Lorenzo Varney in mediana per esempio o anche Ange Capuozzo a Grenoble che come ala o estremo non avrebbe sicuramente sfigurato visto chi ha calcato il manto erboso a Dublino.
Abbiamo per troppo tempo ascoltato pazientemente un piffero magico che suonava stonato ma nessuno se ne accorgeva o aveva il coraggio di correggerlo.
Sabato gli Inglesi a Roma e arriveranno altre sconfitte, più o meno onorevoli, ma credo che Smith abbia tutto il diritto di poter sbagliare, come di uno staff più congruo, intraprendendo questo viatico butta le basi per il gruppo che andrà prossima alla Coppa del Mondo del 2023 in Francia.
Smith e l’Italia del rugby hanno davanti una montagna di lavoro da svolgere ma l’Everest si scala senza tirarsi indietro alle prime difficoltà, appaiano queste anche insormontabili.
“Si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell’orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l’una sull’altra, tanto è il loro affanno.” dice Dino Buzzati nel capolavoro il Deserto dei Tartari

 

15 Stockdale; 14 Conway, 13 Ringrose (27’ pt. Henshaw), 12 Aki, 11 Keenan; 10 Sexton (cap, 31’ st. Byrne R.),9 Murray (26’ st. Gibson-Park); 8 Stander, 7 Connors, 6 Doris; 5 Ryan (21’ st. Dillane), 4 Beirne; 3 Porter (21’ st. Bealham), 3 Herring (10’ st. Heffernan), 2 Healy (15’ st. Byrne E.) all. Farrell A.

 

15 Hayward; 14 Padovani, 13 Morisi (14’ st. Mori), 12 Canna, 11 Bellini; 10 Garbisi, 9 Violi (32’ st. Braley); 8 Polledri, 7 Steyn, 6 Negri (27’ st. Mbandà); 5 Cannone (7’ st. Sisi), 4 Lazzaroni (21’ st. Meyer); 3 Zilocchi (7’ st. Ceccarelli), 2 Bigi (cap, 7’ st. Lucchesi), 1 Fischetti (7’ st. Ferrari)
all. Smith
Marcatori: p.t. 3’ cp. Garbisi (0-3); 8’ m. Stander tr. Sexton (7-3); 14’ cp. Sexton (10-3); 29’ m. Keenan tr. Sexton (17-3); 35’ m. Keenan tr. Sexton (24-3); s.t. 14’ m. Padovani tr. Garbisi (24-10); 21’ m. Connors tr. Sexton (31-10); 25’ m. Sexton (36-10); 28’ st. m. Aki tr. Sexton (43-10); 40’ m. Heffernan tr. Byrne R. (50-10); 41’ m. Garbisi tr. Garbisi (50-17)

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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