domenica, 7 Marzo, 2021
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Rugby: Italia batte un colpo, Inghilterra “pigliatutto”

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blankNon ce n’è per nessuno! E’ il rugby inglese l’incontrastato dominatore dell’ovale nel Vecchio Continente. Si tratti di Club, si dica di nazionali, la ballata è sempre suonata da oltre Manica. Insopportabili spocchiosi o simpatici compagnoni che si ritengano, hanno qualcosa in più negli sport. Soprattutto di squadra dove eccelle il loro senso innato “da caserma”, nel dovere, nella puntigliosa organizzazione, e “buona sorte” quanto basta. La sconfitta, di qualsiasi genere, è vissuta con la tipica presuntuosa insofferenza a perdere. L’uscita al primo turno dalla Coppa del Mondo 2015, organizzata proprio in Terra d’Inghilterra, fu un dramma, un’onta, per tutto il Paese al pari di Gallipoli esattamente un secolo prima.
Il rugby inglese, in questo ottobre, ha fatto bottino pieno.
I club si sono accaparrati tutto, dalla Heineken Champions Cup, la coppa campioni, con Exeter Chiefs che ha sconfitto i parigini del Racing 92, alla European Rugby Challenge Cup, la seconda competizione europea di rugby per club, con Bristol che ha fatto crollare il sogno di Parisse e del suo Tolone.
Quindi il pezzo forte, in questa giornata finale del Torneo delle Sei Nazioni, con l’affermazione dell’Olimpico contro gli Azzurri e la sconfitta dell’Irlanda in Francia, gli uomini di Jones, mettendo in vetrina il trofeo del Sei Nazioni hanno visto accreditare sul conto corrente gli oltre sei milioni di euro di premio che percepisce la federazione vincitrice.
Quella di Roma doveva essere l’abituale rappresentazione con gli Azzurri sull’Ara sacrificale. L’Italia perde, 5 a 34, ma non si realizza l’agghiacciante copione preannunciato. La superiorità inglese è netta ma la nostra nazionale non è “morbida” come lo è stata a Dublino sette giorni prima. I diversi robusti “convenevoli” scambiati con i britannici sono il buon segno.
E’, infatti, una Italia che non porge l’altra guancia e non ha nessuna voglia di abbassare lo sguardo.
Qualche banale errore si percepisce ancora fra le fila italiane ma la difesa è severa, serra i ranghi, c’è sui punti d’incontro e fa capire agli inglesi che dovranno sgobbare, più di quanto credono, per ottenere l’indispensabile vittoria che porterebbe il trofeo a Londra.
Sebbene gli ospiti siano partiti a spron battuto il primo tempo, si chiude con un risultato inatteso, 5 a 10 con una meta per parte, e qualche certezza si dissolve in casa inglese.
Alla meta di Youngs, al match numero 100, risponde un gigantesco JJ Polledri con una realizzazione da fuoriclasse quale è sebbene lo abbiano sempre “solo” visto come una spalla di un Parisse non più!
Sicuramente Eddie Jones, durante l’intervallo, trova le parole giuste da bisbigliare ai suoi uomini.
Così si riparte con l’ordine tassativo di colmare di mete la “povera” Italia. Un’Italia con l’uomo in meno per la momentanea assenza di Polledri, “giallo” beccato a scadere primo tempo, e senza il funambolismo di Minozzi per la frattura del setto nasale dopo cinque minuti del secondo tempo.
Dall’alto del grande patrimonio umano e non solo, pressione e intensità si abbattono sui ragazzi di Smith. Quattro le mete dei vice campioni del Mondo ma la trincea italiana tiene all’assillante incursione avversaria.
Gli Azzurri, sebbene delusi per il risultato finale, possono uscire a testa alta
Quinto “Cucchiaio”, ventisettesima partita persa, però.
Si c’è un però perché si ha l’impressione che, dopo anni di piattume e vuote frasi di circostanza, qualcosa stia cambiando e ci sia di più.
Con il coraggio di chi, inaspettatamente, è stata consegnata la nazionale un gruppo e un carattere si sta plasmando.
Dai veterani Bigi e Steyn ai “monelli” in azzurro, della Under 20 Garbisi, Lucchesi, Mori, Varney sono solo i primi. Passando per Fischietti, Zilocchi e Cannone. Magari utilizzando l’estro di Ange Capuozzo, da Grenoble. E finalmente la giusta valutazione di giocatori come Lazzaroni, prima mai neanche considerato convocabile. Il ritorno di un “cacciatore di teste” come Giovanni Licata che rientra da titolare in Pro14 dopo l’infortunio estivo.
Insomma, pare che “qualcuno”, ora, guardando gli alberi veda anche il bosco.
La Autumn Nations Cup, con debutto metà novembre, ci dirà la verità.

 

blank15 Minozzi (6’ s.t. Palazzani); 14 Padovani (22’ pt. Mori), 13 Morisi, 12 Canna, 11 Bellini; 10 Garbisi, 9 Violi; 8 Polledri, 7 Steyn, 6 Negri (32’ s.t. Mbandà); 5 Cannone (21’ s.t. Sisi), 4 Lazzaroni (37’ s.t. Meyer);3 Zilocchi (21’ s.t. Ceccarelli), 2 Bigi (cap, 21’ s.t. Lucchesi), 1 Fischetti (2’-13’ s.t. e 21’ s.t. Ferrari). All. F. Smith.

 

blank15 Furbank; 14 Watson (13’ s.t. Thorley), 13 Joseph (27’ s.t. Lawrence), 12 Slade, 11 May; 9 Farrell (cap), Youngs (32’ s.t. Robson); 8 B. Vunipola, 7 Underhill (35’ p.t.-1’ s.t. e 13’ s.t. Earl), 6 Curry;5 Hill (28’ s.t. Ewels), 4 Itoje; 3 Sinckler (23’ s.t. Stuart), 2 George (39’ s.t. Dunn), 1 M. Vunipola (18’ s.t. Genge). All. E. Jones.

 

Arbitro: Gauzère (Fra)

 

NOTE
22′ pt cartellino giallo Hill, 38′ Polledri; MAN OF THE MATCH Youngs.
Marcatori: p.t. 6’ m. Youngs tr. Farrell, 12’ c.p. Farrell, 18’ m. Polledri; s.t. 2’ m. Youngs tr. Farrell, 12’ m. George tr. Farrell, 27’ m. Curry, 32’ m. Slade.

 

RugbyingClass di Umberto Piccininiblank

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