lunedì, 14 Ottobre, 2019

Rugby: super Sudafrica, azzurri missione incompiuta

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I quarti alla Coppa del Mondo non sono ancora nel Dna Azzurro. Puoi comunque mettercela tutta ma giustificare, o addirittura difendere, un 49 a 3 è un tantino arduo.
E’ vero che è stata una partita strana e le cose si sono messe male da subito per gli Azzurri. E’successo di tutto ed esattamente quanto speri non ti capiti in un a partita del genere, dove tutto deve essere perfetto.
Infortuni a raffica, nel giro dei primi venti minuti di gioco persi due piloni destri. Il pilone sinistro, Lovotti, pizzicato da un rosso all’inizio della ripresa. Proprio nel momento di “risposta” azzurra a pochi metri dalla meta avversaria, in combutta con Quaglio, pensa bene di tirare su di peso Vermeulen per poi scaraventarlo a terra a testa in giu. Nessun dubbio sull’espulsione per un fallo che non vedi neanche al campetto della scuola Mariuccia.
L’ardore si spegne, gli animi si afflosciano, i Bok imperversano.
Lovotti ha le sue belle responsabilità ma la sua espulsione ha ingrandito una falla in un bastimento che stava comunque affondando
In ogni modo quella partita, la giocassero mille volte e mille volte ancora, senza ci sia il cartellino rosso, non cambierebbero le sorti.
Se vogliamo trovare un capro espiatorio, possiamo mettere alla berlina quell’ingenuo di Lovotti, che avrà gli incubi per i prossimi sette anni, e dire che al quarantatreesimo si era a cinque metri dalla linea di meta avversaria sul diciassette a tre lo si può anche fare ma una Italia in grado di vincere non c’è mai stata.
Qui si indica la luna e si guarda il dito. Fra coloro che hanno visto la partita non credo ci sia anche solo una persona che possa onestamente sostenere che questa Italia, fino al fallo di Lovotti, avesse le carte per battere i Bok.
Certo prendere quasi cinquanta punti o trenta fanno la sua bella differenza ma forse qualcuno vuole, capziosamente, dimenticare che Parisse e compagni sono scesi in campo con un solo scopo: battere il Sudafrica e accedere così ai quarti di finale della Coppa del Mondo.
Gli azzurri, anche a parità di uomini, hanno faticato a reggere l’impeto sudafricano. Degno di nota, nei primi quaranta minuti, piazzato un penalty, e la disperata ricerca di bucare un muro impetrabile che ha concesso solo qualche innocua passeggiata nella parte di campo sudafricana senza mai avvicinarsi pericolosamente alla meta. E’sufficiente?
Gli Springboks hanno da subito messo in chiaro le cose soverchiando brutalmente, con una irresistibile difesa avanzante, qualsiasi velleità italiana. Hanno fatto capire senza mezzi chi sarebbe andato ai quarti.
Ci hanno calpestato con la rolling maul, ci hanno sempre battuti sull’uno contro uno, la velocità di esecuzione come la velocità nelle gambe dei sudafricani sono altro e il tutto guidato da un De Klerk che ha imposto un ritmo e un’organizzazione irrealizzabili per i livelli azzurri. Loro ci hanno infilato sette mete e noi neanche una. Si certo con un uomo in più per tutto il secondo tempo.
Qualcosa si è però constatato con le sostituzioni. Niente di eclatante ma Braley faceva meglio girare la palla ed era più vigile di Tebaldi. Anche Negri, sostituendo Parisse, ha dato un contributo più concreto in terza linea. E non è che i sudafricani fossero meno affamati, anzi.
Che fra gli Azzurri si sbagliato sia uomini che ruoli in campo? Non lo sapremo mai di certo ma ognuno può farsi una idea personale.
Nonostante tutto, quanto fatto oggi dagli Azzurri è oltremodo imponente, sono stati grandi per coraggio, orgoglio, lealtà e ne possono andare fieri ma abbiamo per l’ennesima volta capito che questo non basta. Se non ce stata l’impresa è perché i nostri avversari sono tanto, ma tanto più forti per cultura rugbistica e non solo. E in questo sport non si può fingere e vince sempre il più forte.
Ora si deve recuperare le forse e fra una settima, a Toyota, l’agenda propone la sfida contro i campioni del Mondo. Robetta da niente per O’Shea.
Ma quanto è vicino il dopo O’Shea? Sarà il match contro gli All Blacks che metterà fine all’esperienza italiana o onererà il contratto che lo lega alla nostra nazionale fino al 6 Nazioni 2020? Cosa rimarrà dell’attuale staff? Dei progetti che dovevano, e in parte lo hanno anche fatto, rivoluzionare il rugby italiano?
Dopo il caso scommesse che ha coinvolto Rob Howley, il teorico sostituto da maggio 2020, pare che in Federazione si viva nel disorientamento totale.
Franco Smith rivedrà l’accordo passando, anticipatamente, da Responsabile dei trequarti a Capo Allenatore?
Intanto prepariamoci a godere della grande prestazione contro i campioni del Mondo.
Ci accontenteremo di vedere una squadra brillante, libera mentalmente e che si diverte a giocare. Ecco magari quella formazione di ragazzini visti contro il Canada.
Dopo tanta tensione si ha proprio bisogno di una ventata di spensieratezza. Beata gioventù viene da dire


COSI’ IN CAMPO

15 Le Roux; 14 Kolbe, 13 Am (69’ Steyn), 12 De Allende, 11 Mapimpi (42’-53’ Steyn); 10 Pollard, 9 De Klerk (60’ Jantjies); 8 Vermeulen (60’ Louw), 7 Du Toit, 6 Kolisi (cap.); 5 De Jager (64’ Mostert), 4 Etzebeth (53’ Snyman); 3 Malherbe (45’ Koch), 2 Mbonambi (50’ Marx), 1 Mtawarira (45’ Kitshoff) HC Erasmus

15minozzi; 14Benvenuti (69’ Canna), 13 Morisi (56’ Zani), 12 Hayward, 11 Campagnaro; 10 Allan, 9 Tebaldi (59’ Braley); 8 Parisse (cap) (59’ Negri), 7 Polledri, 6 Steyn; 5 Budd (45’ Ruzza), 4 Sisi (45’ Zanni); 3 Ferrari (2’ Riccioni) (18’ Quaglio), 2 Bigi, 1Lovotti. HC O’Shea
Arb. Barnes (RFU)

Sudafrica v Italia 49-3 (17-3)
Marcatori: p.t. 5’ m. Kolbe tr. Pollard (7-0); 9’ c.p. Allan (7-3); 12’ c.p. Pollard (12-3); 27’ m. Mbonambi tr. Pollard (17-3); s.t. 51’ c.p. Pollard (20-3); 53’ m. Kolbe (25-3); 58’ m. Am tr. Pollard (32-3); 68’ m. Mapimpi tr. Pollard (39-3); 76’ m. Snyman (44-3); 81’ m. Marx (49-3)
Cartellini: al 43’ rosso a Lovotti (Italia)
Campo in buone condizioni. Presenti 44.148 spettatori.
Man of the match: Kolbe (Sudafrica)

Rugbying Class di Umberto Piccinini

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