martedì, 25 Febbraio, 2020

Rugby: XV azzurri per un quarto di mondo ovale

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Come detto e ridetto, ripreso e sviscerato, sarà contro il Sudafrica che venerdì (ore 11.45, diretta Rai2) gli Azzurri si giocheranno lo storico passaggio ai quarti di finale della Coppa del Mondo. Per gli italiani amanti del rugby è stato il tormentone di mesi e mesi, tanto che Shizuoka, capitale dell’omonima Prefettura dove s’innalza il Monte Fuji e sede dell’incontro, è familiare quasi quanto Schio, Casalpusterlengo o Montevarchi.

L’Italia arriva all’incontro esattamente nella posizione desiderata. Primi in classifica a punteggio pieno con bonus, gli altri, gli Springboks, a seguire terzi con cinque punti di distacco ma con uno squadrone da far venir voglia di disdire l’impegno e avendo alle spalle il match contro gli All Blacks.

Come potranno gli Azzurri sconfiggere questi combattenti che paiono fuoriusciti dagli scontri dell’Iliade?

La logica ci porta a pensare potrà essere un confronto a senso unico, troppa differenza fra le due compagini.

Ci vorrà, quindi, una squadra concentrata, con la capacità cinica e razionale di sfruttare anche il minimo errore degli avversari, disciplinata e che non commetta sviste. Rasentare la perfezione potrebbe non essere sufficiente.

Rassie Erasmus, Head Coach del Sudafrica, ha scelto la miglior formazione possibile. Non poteva essere altrimenti cosciente di trovarsi di fronte al match “dentro o fuori”e giacché le sorprese sgradite sono sempre dietro l’angolo. Anche se di solito è il Giappone a essere interprete di reboanti sgambetti. Ad Erasmus gli fa eco Matthew Proudfoot, capo-allenatore degli avanti sudafricani, confermando di essere di fronte ad un lavoro molto difficile tanto da essere la sfida più difficile che abbiano sostenuto nel corso del 2019.
Insomma la “confidenza” degli uomini di O’Shea contro il Canada, con la stratosferica perfomance della terza linea, con Steyn, Negri e JJ Polledri, può avere impressionato.
Non solo l’ubriacatura “partigiana” ma persino la stampa specializzata estera, di rado dolce nei confronti dell’ovale del Bel Paese, hanno sottolineato come si stesse esplicitando una netta evoluzione per il rugby italiano con nuovo ciclo di talenti.
Ma Conor O’Shea, nonostante tutto, non ha ritenuto di confermare il blocco anti Canucks.
Sebbene i ritocchi apportati alla formazione siano solo tre, l’assetto di gioco potrebbe cambiare in modo radicale.
Il dubbio amletico girava soprattutto sulla composizione della terza linea e ad un più specifico Parisse sì, Parisse no.
Nessuna incertezza per il CT irlandese che ha risolto l’arcano ridando, maglia da “terza centro” e pieni poteri a Sergio Parisse e facendo comodare Negri in panchina.
La grande destrezza nel gioco aereo e l’organizzazione nelle touche, il motivo della decisione.
L’illimitato rapporto di fiducia che lega un Commissario Tecnico al “Capitano” della squadra è del tutto dovuto e naturale. Soprattutto se il “Capitano” è particolarmente blasonato. Dovuto e naturale come il sapere da parte del “Capitano”, se particolarmente blasonato, che gioca, sempre e solo, chi riesce a dare valore aggiunto all’economia della squadra.
Cambia possessore anche la maglia del mediano di mischia, nonostante la buona prova di Braley. Le attitudini di Tebaldi, che torna alla regia, sono ben altre rispetto a quelle di Braley. I timing in ripartenza dalla mischia, troppo spesso oltremodo elucubrate, e il gioco al piede con i calci nel box, dovranno essere eseguiti a regola d’arte. La difesa sul funambolico de Klerk, la centralina che fa girare tutto il congegno sudafricano, dovrà essere arrembante, quasi come quella di Gentile su Maradona. Lo spostamento, tattico, di Campagnaro all’ala, con il difficile compito di tamponare la saetta Kolbe, ripropone Hayward primo centro, per occuparsi di de Allende e unirsi ad Alan nel gioco al piede, facendo posto al rientro di Morisi secondo centro. Minozzi estremo e Benvenuto all’ala chiudono il settore dei trequarti. Immutate, certe di dover fare gli straordinari, prima e seconda linea.
Ottanta minuti che potrebbero confermare la delusione, se qualche deluso c’è, o rafforzarne la stima quindi rivedere totalmente il bilancio della gestione O’Shea. Solo venerdì sapremmo l’esito del quesito e tutto in ottanta minuti.
Unica certezza ad oggi sono la previsione meteo Shizuoka dove pioverà per tutto il match, con possibili forti temporali e temperature che si dovranno attestare sui ventiquattro gradi con oltre ottanta percento di umidità. Anche questo potrebbe cambiare l’ago della bilancia pro o contro..

COSI’ IN CAMPO

15 Matteo Minozzi, 14 Tommaso Benvenuti, 13 Luca Morisi, 12 Jayden Hayward, 11 Michele Campagnaro, 10 Tommaso Allan, 9 Tito Tebaldi, 8 Sergio Parisse, 7 J.J Polledri, 6 Abraham Steyn, 5 Dean Budd, 4 David Sisi, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti. HC Conor O’Shea
A disposizione: 16 Federico Zani, 17 Nicola Quaglio, 18 Marco Riccioni, 19 Federico Ruzza, 20 Alessandro Zanni, 21 Sebastian Negri, 22 Callum Braley, 23 Carlo Canna

15 Willie le Roux, 14 Cheslin Kolbe, 13 Lukhanyo Am, 12 Damian de Allende, 11 Makazole Mapimpi, 10 Handré Pollard, 9 Faf de Klerk, 8 Duane Vermeulen, 7 Pieter-Steph du Toit, 6 Siya Kolisi, 5 Lood de Jager, 4 Eben Etzebeth, 3 Frans Malherbe, 2 Bongi Mbonambi, 1 Tendai Mtawarira. HC Rassie Erasmus
A disposizione: 16 Malcolm Marx, 17 Steven Kitshoff, 18 Vincent Koch, 19 RG Snyman, 20 Franco Mostert, 21 Francois Louw, 22 Herschel Jantjies, 23 Frans Steyn.

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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