mercoledì, 5 Agosto, 2020

Russia, con la nuova Costituzione Putin presidente a vita

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Da oggi, grazie al plebiscito sulla riforma costituzionale, Vladimir Putin potrà rimanere presidente della Federazione Russa sino al 2036.
Ha partecipato al voto il 65% del corpo elettorale. Un’ampia maggioranza dei cittadini russi, il 78 per cento, ha approvato la modifica della Carta Costituzionale del 1993, che tra i numerosi aspetti, permette al presidente in carica di occupare la sua poltrona per altri 14 anni.
Difatti, cade il vincolo dei due mandati presidenziali che non avrebbero permesso a Putin, 67 anni, di ricandidarsi nuovamente. Con la riforma costituzionale non verranno conteggiati i mandati dei precedenti presidenti, in questo modo, per Putin vi sarà la possibilità di rimanere presidente “a vita”.
I cittadini russi si sono espressi con un voto unico sulla modifica di ben 206 articoli della Costituzione.
Oltre all’aspetto principale della riconferma di Putin, di cui i mass media locali hanno parlato davvero poco, la nuova Costituzione russa si presenta come un mix di conservatorismo reazionario e misure populiste.
Da una parte si confermano “i valori tradizionali” della Russia, in una logica di contrapposizione totale e di discriminazione nei confronti delle persone LGBT e di tutte le minoranze; dall’altra, la Federazione Russa si proclama erede diretta dell’Unione Sovietica, seppure con un richiamo, di evidente contraddizione, al cristianesimo ortodosso che diventa formalmente religione di Stato.
La nuova Costituzione prevede sul piano istituzionale, maggiori poteri al Capo dello Stato rispetto al premier: il capo dello Stato potrà d’ora in poi imporre il proprio candidato premier anche senza sciogliere la Duma, nel caso in cui questa respinga per tre volte la persona indicata dal presidente per guidare il governo.
In altri termini, nonostante la modifica costituzionale servisse solamente a garantire la prosecuzione del potere autoritario di Putin, sono stati approvati emendamenti che riguardano i valori tradizionali, la fede in Dio, il nuovo status della lingua russa come lingua del “popolo sul quale si fonda lo Stato” e articoli dal sapore populista, quali l’indicizzazione delle pensioni e il salario minimo non inferiore al salario di sussistenza.
Anche questi aspetti più sociali cozzano con la realtà: l’economia russa soffre una grave crisi economica, la pandemia da coronavirus ha dimostrato le debolezze del servizio sanitario russo e le condizioni delle masse popolari peggiorano ogni giorno di più.
Tutto ciò si riverbera sul consenso calante nei confronti del presidente e del partito Russia Unita.
Per tutte queste ragioni, Putin ha voluto convocare questa sorta di referendum, in modo da dare una parvenza di democrazia ad un passaggio storico rilevante che ridisegna, in senso autoritario e illiberale, le Istituzioni e la società russa.
Il referendum si è svolto con numerose irregolarità denunciate dagli oppositori interni e dalla comunità internazionale.
Il principale oppositore di Putin, Alexei Navalny, ha parlato apertamente di brogli, con riferimento al voto online, organizzato a Mosca. Il Cremlino ha minimizzato le accuse definendole “fake news oltre ogni limite”.
Sul versante internazionale, è di poche ore fa la nota diramata dal Dipartimento di Stato Usa: “Siamo preoccupati per le informazioni sugli sforzi del governo russo per manipolare i risultati dei recenti voti sugli emendamenti costituzionali, comprese le informazioni su una coercizione degli elettori, sulle pressioni verso gli oppositori agli emendamenti e sulle restrizioni imposte agli osservatori indipendenti”.
Il voto referendario è durato ben sette giorni, dal 25 giugno al 1 luglio, con la possibilità di votare ai seggi, online e dalla propria abitazione.
Sul web si possono trovare diverse denunce rispetto alle irregolarità della consultazione: sono numerose le foto di seggi allestiti nei bagagliai, in mezzo alle aree gioco e sulle panchine sotto casa. Così come sono stati denunciati numerosi voti coatti, tantissimi lavoratori hanno subito pressioni e minacce dai datori di lavoro per andare a votare “si” al referendum, con votazioni direttamente in azienda e fogli da fare timbrare ai seggi dopo aver deposto la scheda.
In altri termini, le procedure elettorali non hanno rispettato nessuno standard di credibilità e imparzialità.
Per portare più persone possibili ai seggi, nelle grandi città, come Mosca, il voto è stato trasformato in una specie di lotteria, con la distribuzione di diversi premi, tra cui sconti nei supermercati e nell’acquisto di generi di prima necessità.
Più di un milione di cittadini hanno votato online o da casa, anche lì registrando diverse problematiche nell’imparzialità del voto, con numerose denunce rispetto alla possibilità di votare più di una volta.
Manifestanti e oppositori di Putin si sono ritrovati a Mosca per protestare contro la riforma costituzionale. In piazza sono apparsi numerosi cartelli di contestazione, così come arrivano notizie di manifestazioni anche a San Pietroburgo.
Da oggi Putin è più forte ma il malcontento popolare potrebbe crescere, anche al di fuori dei grandi agglomerati urbani e provocare, in futuro, dei problemi all’autoritarismo russo.
Paolo D’Aleo

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