martedì, 22 Ottobre, 2019

Russia: migliaia di arresti, Putin mostra il suo volto autoritario

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In Russia, dalla fine di luglio ad oggi, sono state arrestate quasi duemila persone, durante alcune manifestazioni organizzate contro il potere dispotico di Putin e delle istituzioni compiacenti. La società civile russa, almeno nei grandi centri urbani, non riesce più a tollerare la privazione dei più elementari diritti democratici, come poter liberamente manifestare il proprio pensiero senza essere arbitrariamente arrestati e picchiati dalle forze di polizia.

Le grandi proteste, registrate a Mosca, sono nate dall’ennesima decisione della commissione elettorale di escludere, per le prossime elezioni comunali della capitale previste per l’8 settembre, 57 candidati consiglieri, di cui una buona parte oppositori del regime.
Le motivazioni addotte dalle autorità risentono il ridicolo (anche perché utilizzate sempre nella stessa maniera): si sono registrate presunte irregolarità nella raccolta delle firme. Una raccolta firme “perfetta” per i candidati filo-governativi, firme irregolari solo per quel che riguarda le candidature degli oppositori non compiacenti.
Tra gli arresti eccellenti, a seguito delle proteste, troviamo il dissidente russo e blogger Alexei Navalny, uno dei più popolari oppositori del presidente Putin.
Dopo l’arresto, mentre si trovava in carcere, Navalny è stato avvelenato: domenica 28 luglio ha avuto una crisi allergica molto seria, infatti, è stato ricoverato per una sospetta eruzione cutanea, infezione all’occhio destro e rigonfiamento del volto. In seguito è stato dimesso, si trova adesso ancora in carcere e, per non farsi mancare niente, pende a suo carico una nuova accusa, aver riciclato un miliardo di rubli.

Sabato 3 agosto, è stata arrestata Lyubov Sobol, alleata di Navalny: la donna, dopo essere uscita da casa per partecipare a una nuova manifestazione (non autorizzata), è stata prelevata dalle forze di polizia e caricata su un furgone nero.
La Sobol, avvocato della Fondazione anticorruzione e membro del Consiglio di coordinamento dell’opposizione russa, è in sciopero della fame da quasi un mese. È stata rilasciata ma continua a essere tra i candidati esclusi dal registro comunale elettorale per l’elezione del prossimo consiglio comunale moscovita.
Durante le proteste di Mosca, molti manifestanti che sono stati arrestati, in seguito sono stati lasciati andare, ma i principali attivisti (Navalnyj, Ilya Yashin, Julya Galyamina, Dmitry Gudkov, Olja Zdanov) sono ancora detenuti e per molti di loro, a cominciare da Navalnyj, non vi sarà la scarcerazione prima dell’8 settembre, giorno delle elezioni.
I mass media, controllati dal governo, hanno minimizzato le proteste, accusando i pacifici manifestanti di aver attaccato la polizia, utilizzando bottiglie e altri oggetti contundenti. Ma questa ricostruzione non corrisponde ai numerosi video, postati sui social network, che l’opinione pubblica occidentale ha potuto guardare. Negando l’evidenza, il sindaco di Mosca, un putiniano di ferro, ha parlato di gente violenta arrivata da fuori città, oppositori privi di una vera rivendicazione politica.

Tuttavia, la lotta va avanti. Lo scorso sabato, in piazza Pushkin e in altre zone del centro della città di Mosca, si sono ritrovate ancora diverse migliaia di giovani e attivisti per protestare contro le numerose irregolarità elettorali e le violenze.
Alle manifestazioni è stato risposto con il pugno di ferro: intimidazioni, detenzioni illegali, cittadini fermati solo per aver accettato un volantino da parte dei manifestanti, persone arrestate e malmenate per essere state presenti alle manifestazioni, anche senza aver opposto alcuna forma di resistenza alla polizia russa.
Spostandoci da Mosca, prosegue il clima illiberale e autoritario.
A San Pietroburgo, sabato scorso si è tenuto il St.Petersburg Pride. Circa cinquanta attivisti Lgbt si sono riuniti nella piazza principale della città, la piazza del Palazzo, per una manifestazione organizzata in forma stanziale. I partecipanti chiedevano libertà e sicurezza per le persone Lgbt che vivono in Russia, sono stati circondati dalla polizia in tenuta antisommossa che li ha caricati, mentre da un blindato venivano lanciati sul piccolo assembramento gas lacrimogeni.
In seguito, undici manifestanti sono stati posti in stato di fermo e caricati sul blindato, dove, ammanettati, sono stati insultati e picchiati. All’attivista Daniel Maksimenko, portato in seguito in ospedale, è stata spezzata una gamba. Altri due hanno riportato gravi irritazioni alle mucose.

In Russia, il clima è più che mai ostile anche per le persone Lgbt. Pochi giorni fa è stato ritrovato il corpo dell’attivista Yelena Grigoryeva nei pressi della sua abitazione a San Pietroburgo, mentre altre decine di persone che lottano per i diritti umani, sono state inserite in una black-list da un sito omofobo, dando vita a una vera e propria caccia alle streghe, da film dell’orrore.
Il paese considerato la guida, in tema di “democrazia illiberale”, dai paesi di Visegrad e dalle forze politiche della destra europea, come la Lega di Salvini, vive oggi un’ulteriore compressione dei diritti dei cittadini e delle libertà fondamentali.
Il risultato ottenuto, in seguito alla repressione, potrebbe aver indebolito le fila delle opposizioni democratiche, ciò nonostante, le manifestazioni più grandi sono attese per il prossimo fine settimana.

Questa escalation della repressione ha sorpreso molti analisti internazionali. Secondo il New York Times, le vicende russe dimostrano una forte preoccupazione di Putin e dei suoi alleati rispetto a quello che potrebbe succedere prima della scadenza del suo mandato da presidente, nel 2024: la necessità di riformare la costituzione “ad personam”, con l’intento di permettere a Putin di rimanere in carica oltre l’attuale limite dei due mandati.
Da qui, la necessità di liberarsi adesso dei suoi principali oppositori, in modo da poter prendere decisioni ancora più invise alla popolazione nei prossimi anni, senza alcuna forma di dissenso radicale.

Tuttavia, la situazione economica russa non è delle migliori, l’indice di approvazione di Putin è in caduta libera da diversi mesi. «La maggior parte dei 143 milioni di russi vive con stipendi inadeguati in un’economia che fa molta fatica- scrive il New York Times- Quasi 21 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, con un aumento di 500.000 persone solo quest’anno, come indicano i dati ufficiali. La maggior parte dei russi vive in un mondo triste e fatiscente, fatto di strade terribili, palazzi che si sgretolano e assistenza sanitaria su cui è difficile fare affidamento».

Paolo D’Aleo

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